Gioia (Asst Lodi): “Nelle Case di Comunità una presa in carico totale del paziente”

Le parole di Salvatatore Gioia, direttore generale della Asst di Lodi, durante la prima tappa del roadshow sulla riforma della sanità

Durante la prima tappa del roadshow Salute, un bene del territorio. I presidi territoriali e il futuro della sanità,  promosso da Federfarma Lombardia con il supporto organizzativo di Inrete ,il piano che rilancia la salute in uno dei territori più colpiti la pandemia, Salvatore Gioia, direttore generale della Asst di Lodi, ha commentato entusiasta, il nuovo piano di sviluppo della sanità territoriale. Che prevede l’insediamento di cinque case della Comunità, di cui una già partita a Sant’Angelo Lodigiano.

“Una Casa di Comunità anche a Codogno”

Nello stesso paese è già attivo un ospedale di comunità che “ha già preso in carico tanti pazienti da quando è partito”. Ma non solo.  “Abbiamo la Casa di Comunità di Codogno, dove abbiamo inaugurato un punto rosa, quella di Casalpusterlengo fino a quella di Zelo Buon Persico, a nord della provincia. La giunta regionale ha approvato un’ulteriore Casa di Comunità che sarà gestita dall’Asst di Lodi”.

Il ruolo delle Case di Comunità

Le Case di Comunità, quindi, sono lo snodo centrale della riforma sanitaria lombarda. Che investe, con la sua portata innovativa, anche l’Asst di Lodi: “Hanno di fondo hanno il concetto di avvicinare la sanità al territorio. Abbiamo situato i presidi su Lodi e Codogno, accanto a quelli ospedalieri, per una logica di connessione tra i poli”.

Al loro interno vi saranno i servizi sociali del Comune che – aggiunge Gioia – “lavoreranno in sinergia con l’Azienda Sanitaria Locale per una presa in carico globale della persona per tutti i suoi bisogni. Di salute e sociali”.

“Medici di base accanto a specialisti”

Un cambio di pagina importante anche per i medici: “Mentre quelli di base, come sappiamo dal piano nazionale, rimarranno nei propri studi, nelle Case di Comunità potranno incontrare in un luogo fisico gli specialisti ospedalieri per garantire un percorso di cura integrato ai pazienti, in particolare a quelli cronici”.