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Case e Ospedali di Comunità, il piano per Milano: “Sette strutture nel 2022 e partnership con i privati”

Il documento di Regione Lombardia e Ats Milano: in totale 15 Case di Comunità e 9 Ospedali di Comunità

Sette fra Case di Comunità e Ospedali di Comunità attivabili nel primo anno a Milano. Ecco la prima novità del piano annunciato da Regione Lombardia il 6 settembre, per la realizzazione delle prime strutture sanitarie finanziate con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Lo ha annunciato il Direttore Generale dell’Ats Milano, Walter Bergamaschi, presentando assieme al Presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana e all’assessore al Welfare, Letizia Moratti, il documento programmatico e il cronoprogramma e soffermandosi sul metodo utilizzato per giungere all’individuazione di 24 strutture complessive: “Per ogni municipio di Milano – ha detto Bergamaschi – abbiamo immaginato dove riposizionare o riqualificare strutture a seconda delle aggregazioni dei medici. Di queste, 7 sono attivabili entro un anno”. “Si tratta – ha aggiunto il dirigente – di un piano di innovazione del territorio, sotto il profilo dell’assistenza sanitaria, che non ha precedenti. Siamo partiti da ciò che serve ai cittadini. Attualmente gli assisiti riconoscono soprattutto l’ospedale come luogo di cura. Noi con questo nostro progetto vorremmo che i milanesi, per primi, riconoscessero le Case di comunità e gli Ospedali di comunità come nuovi presìdi per la loro salute”.

Scarica il documento di Regione Lombardia: Case e Ospedali di Comunità per Milano

Le risorse economiche: 100 milioni per Milano

Fulcro “infrastrutturale” della “Missione Salute” del Recovery Plan italiano varato dal governo di Mario Draghi, le Case di Comunità e gli Ospedali di Comunità sono strutture per il potenziamento della sanità di prossimità. La loro realizzazione a Milano sarà “il progetto simbolo”, ha detto Attilio Fontana, che “verrà poi replicato negli altri territori lombardi. A partire dalle province che hanno sofferto di più durante la pandemia”. Regione Lombardia ha programmato un investimento complessivo di 700 milioni di euro di risorse per potenziare le strutture territoriali. Di questi oltre 140 sono già stati stanziati con delibere di Giunta nei mesi di luglio e agosto 2021 e prevedono, in particolare, 100 milioni per Ats Milano.

Cosa sono le Case e gli Ospedali di Comunità

“Le Case della comunità – ha spiegato l’assessore al Welfare Letizia Moratti – garantiranno l’attività medica e infermieristica sulle 24 ore, 7 giorni su 7, nelle strutture hub“. Mentre le strutture “spoke” garantiranno assistenza “sulle 12 ore, 6 giorni su 7 come previsto dalla duplice organizzazione”. All’interno di Case e Ospedali di comunità saranno collocate tutte le funzioni sanitarie più prossime al cittadino: prevenzione e promozione salute; cure primarie “con tutto il necessario per gestire i pazienti cronici”; un’area di ambulatori specialistici per criticità poco complesse e un’area di servizi integrati col Comune, che si colloca tra aspetto sanitario e sociale. Ogni Casa di comunità indicativamente servirà 50 mila abitanti (15 quindi quelle da realizzare a Milano) mentre per un Ospedale di comunità è previsto per ogni Azienda socio sanitaria territoriale (Asst) e quindi per un totale di 9 nella città di Milano. L’Ospedale di comunità, che ospita le stesse funzioni della Casa di comunità, ha inoltre una forbice aggiuntiva tra i 20 e i 40 posti letto “a bassa intensità”, da gestire in raccordo tra medici di medicina generale (Mmg) e gli ospedali per acuti.

Il cronoprogramma

Il cronogramma del Pnrr prevede che entro settembre 2021 venga realizzata una ricognizione dei siti idonei per la realizzazione di Cdc (Case di comunità), Cot (Centrali operative territoriali) e Odc (Ospedali di comunità). Entro fine anno vanno individuati precisamente dei siti per la loro realizzazione ed entro marzo 2022 va sottoscritto l’accordo col Governo centrale per realizzazione delle strutture, con un contratto istituzionale di sviluppo.

A Milano l’individuazione sta avvenendo sulla base di una analisi socio-demografica che ha vagliato diversi criteri: numero di abitanti, età della popolazione, densità abitativa, principali patologie con particolare riferimento a quelle croniche e consumi sanitari. La collocazione delle strutture all’interno della città deve tenere conto, come elemento di valutazione prioritario, anche della disponibilità di Medici di medicina generale (Mmg) sul territorio  e dei Centri di riferimento territoriale (Crt), che sono 23.

Il ruolo dei privati e l’accreditamento

Nelle documento di Regione Lombardia e Ats Milano dal titolo “Linee di progetto per l’attuazione di Case e Ospedali di Comunità nella città di Milano” si parla di “rete di assistenza territoriale pubblica e privata accreditata” che “sconta in area metropolitana uno sviluppo disomogeneo e legato a stratificazioni successive” con le “strutture territoriali” che “hanno ricevuto, in genere, investimenti minori e legati a messe a norma e piccoli interventi e non ad una riqualificazione funzionale”. Per questi più altri motivi non è oggi immaginabile trasformare nelle nuove strutture previste dal Pnnr “operando esclusivamente sul patrimonio esistente”. Tradotto: per le Case e gli Ospedali di Comunità – almeno alcuni – vanno realizzati da zero. Mentre altri si otterranno riqualificando e riprogettando gli spazi interni di strutture già esistenti oppure riorganizzandone le funzioni interne. Per rispettare la roadmap e arrivare all’obiettivo sancito dal DG Ats Milano, Walter Bergamaschi, delle prime 7 strutture attive entro il 2022 si sta esplorando l’ipotesi della collaborazione con i privati: è “necessario approfondire la possibilità di attivare forme di collaborazione fra soggetti pubblici e privati, considerando che per alcune attività (consultori, specialistica ambulatoriale, ADI, ecc.) esistono requisiti di accreditamento e offerta privata e per alcune va previsto il mantenimento della gestione pubblica (con eventuale outsourcing)” si legge nel documento.

Scarica il documento di Ats Milano: Linee Guida Case e Ospedali di Comunità

Ci sono ancora ovviamente tutta una serie di paletti che sono sia operativi gestionali (costi, accreditamento prestazioni etc) quanto burocratici (bandi, capitolati etc) ma è già oggi “possibile immaginare” la “trasformazione di strutture private a contratto esistenti in Case di Comunità, bandi di concessione, sperimentazioni gestionali, outsourcing a soggetti privati di alcuni servizi erogativi da parte di soggetti pubblici, prevedendo il finanziamento/cofinanziamento degli
investimenti”.

Secondo le Linee guida appena varate e che “immaginano” anche una prima ipotetica mappa milanese di queste strutture, di esse almeno “la metà a Milano potrebbero avvalersi di una collaborazione e cofinanziamento”.