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Dove vanno a finire i dati dei vostri figli su TikTok?

Dopo lo scontro con Trump, la cinese ByteDance doveva staccarsi da TikTok e i suoi dati. Ma è andata davvero così? Pare di no.

Agosto 2020. Mentre mezzo mondo era in vacanza, l’allora presidente degli Stati Uniti d’America dichiarava guerra a TikTok. È passato quasi un anno, che cos’è cambiato?

TikTok e la guerra dei dazi contro la Cina

Alla base delle preoccupazioni trumpiane c’era l’origine del social network, che da anni sta vivendo una crescita continua, specie tra i più giovani. A differenza delle hit digitali di questo tempo, infatti, TikTok ha una caratteristica unica: non è americana.

Il prodotto viene dalla Cina, precisamente da ByteDance, gigante che possiede anche Douyin (la versione locale di TikTok). Ecco perché l’app era entrata nel radar di Trump, che aveva fatto della guerra dei dazi contro la Cina uno dei suoi cavalli di battaglia. Così la Casa Bianca decise che TikTok sarebbe stata bandita dagli USA se ByteDance non l’avesse venduta a un’azienda americana entro 45 giorni.

TikTok negli USA, dopo Trump

Fu l’inizio di uno scontro politico, economico e legale, che vide Trump uscire sconfitto e TikTok vincitrice. Nel corso di quelle settimane, però, si parlò anche dell’interessamento di giganti a stelle e strisce quali Oracle, Microsoft e Walmart. Alla fine ByteDance scelse di “staccare” TikTok da sé, trovando degli headquarters in California e promettendo indipendenza al social network.

Nel dicembre scorso, il tribunale di Washington sentenziò contro il Dipartimento del Commercio USA e a favore di ByteDance. L’Amministrazione Biden, succeduta a quella trumpiana, ha poi revocato il bando voluto da Donald Trump. Tutto finito, insomma.

I dubbi su ByteDance e la Cina

Non proprio. Secondo uno scoop della CNBC, infatti, l’azienda cinese avrebbe ancora le mani salde su TikTok. E soprattutto sui dati dei suoi utenti. La rivelazione viene da alcuni ex dipendenti di TikTok, negli USA, che hanno raccontato come fossero costretti a fare turni doppi e sfiancanti. Non erano solo gli impegni di un gigante in ascesa, no. Il punto è che dalla Cina, quelli di ByteDance volevano che tutti fossero operativi sempre, in qualsiasi momento. E si facevano sentire.

Secondo le testimonianze di cinque insider, quindi, la base cinese avrebbe “accesso ai dati americani ed è attivamente impegnata nella gestione della società di Los Angeles”. Non è esattamente una sorpresa, per molti. Ma è motivo di preoccupazione, specie per i paesi europei. 

TikTok si prepara a sbarcare anche in Europa

Dopo lo scontro con Trump, infatti, TikTok ha investito in un data center nel Vecchio continente, in Irlanda, che sarà operativo entro il 2022. L’obiettivo è di essere presente sul territorio, aggiungendo il centro europeo a quello negli USA e in Singapore.

Attenzione, però, perché questa diversificazione geografica non significa granché in un settore come quello digitale. Qui i dati si muovono senza limiti e possono essere analizzati e controllati anche da remoto. I termini d’uso dell’app dicono chiaramente che “le informazioni” potrebbero essere condivise con “l’azienda madre, quelle collegate o con il nostro gruppo”. Insomma, promesse vane, quelle di ByteDance.

TikTok e dati degli utenti: che fine fanno?

Con più di cinque milioni di utenti in Italia e 689 in tutto il mondo, TikTok è tra le app più usate al mondo. Il 42% degli utenti italiani ha tra i 18 e i 24 anni, mentre la fascia tra i 25 e i 34 rappresenta il 16%. Sono per TikTok dati preziosi di utenti giovani e giovanissimi, che passano circa un’ora al giorno nell’app (in media). 

Certo, la battaglia trumpiana è stata confusa e perlopiù motivata da desideri di vendetta politica ma vista la vicinanza tra aziende tecnologiche e governo cinese, vale la pena mettere in questione questo sistema. Dove vanno a finire i dati degli utenti di TikTok? Ci possiamo veramente fidare? L’Unione europea ha già messo in allarme ByteDance per questi motivi, ma per ora non sembra pronta alle maniere più forti. Per ora, perché è probabile che questo sia solo l’inizio di una nuova guerra fredda digitale.

(Foto: Reuters)