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Perché Tesla ha speso 5 miliardi per comprare SolarCity?

Perché Tesla ha speso 5 miliardi per comprare SolarCity? È quello che alcuni azionisti vogliono sapere da Elon Musk.

Chi è al volante di Tesla? Che l’azienda di automobili elettriche non si comporti come il classico produttore del settore è cosa nota ai più. E non solo perché ha di fatto rivoluzionato il mercato dell’elettrico ma anche per i comportamenti di chi la rappresenta. Parliamo di Elon Musk, tra le cinque persone più ricche del pianeta, che recentemente ha aggiunto il titolo di “Technoking” a quello di CEO dell’azienda californiana.

Tesla e la causa contro il “Technoking”

Verrebbe da dire, quindi, che sia Musk a controllare Tesla, no? Non così in fretta, però, perché il nostro non è socio di maggioranza e il suo “peso” nell’azienda è difficile da calcolare. È attorno a questa ambiguità di potere che è scoppiato un caso anche legale, che vede alcuni degli azionisti di Tesla contro il loro CEO. La causa scatenante? Per saperla occorre tornare al 2016.

Tesla e SolarCity

In quell’anno infatti l’azienda fece una delle acquisizioni più costose e discusse della sua storia: SolarCity. Si trattava di un’azienda specializzata in energie rinnovabili e solari, nota perlopiù per essere sommersa dai debiti (3 miliardi di dollari). Nonostante questo, Tesla sborsò 5 miliardi di euro per acquisirla. Un ultimo particolare importante: i fondatori di SolarCity erano Peter e Lyndon Rive, cugini di Elon Musk.

SolarCity, l’acquisto di Tesla nonostante i debiti

Perché mai, quindi, un produttore di batterie e automobili come Tesla vorrebbe investire una fortuna in un player del solare in tale crisi? E perché pagarlo così tanto, nonostante tutti i debiti? È quello che alcuni stakeholder di Tesla vogliono scoprire trascinando Elon Musk in tribunale, in una battaglia legale che si preannuncia all’ultimo sangue.

Il tutto, come dicevamo, ruota attorno al fatto che Musk all’epoca dell’acquisizione deteneva il 22% delle azioni Tesla. Di conseguenza, non era azionista di maggioranza e non poteva di fatto “comandare” tali operazioni. “Il raro caso di azionista in controllo senza avere una posizione di maggioranza”, come lo ha descritto Reuters.

La risposta di Elon Musk (e dell’azienda)

In un report pubblicato lo scorso anno è la stessa Tesla a dichiarare di essere “altamente dipendente dai servizi di Elon Musk, Technoking e CEO”. I sospetti dei querelanti è che Musk abbia alzato il prezzo di SolarCity per aiutare i propri cugini – e se stesso, essendo stato lui a dare loro l’idea dell’azienda nel 2009.

In sua difesa i legali di Musk hanno ricordato che l’accordo non sembra aver danneggiato Tesla, le cui azioni sono cresciute dai 37 dollari per titolo del novembre 2016 ai 652 dollari di oggi. Ma è davvero merito di Solarcity? Lo scopriremo.

Riassumendo, questa battaglia legale si gioca tutta sulla strana posizione di Musk, che rappresenta a tutti gli effetti Tesla agli occhi del pubblico e degli affezionati, anche se le carte societarie non sembrano indicare un effettivo “controllo”. Ma a che serve il controllo quando hai un account Twitter con cui sembri in grado di influenzare il mondo della finanza? Ne vedremo delle belle.