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Gli schermi nelle automobili quanto sono pericolosi?

Ha cominciato Tesla ma ormai la maggior parte delle auto nuove ha uno schermo. Il problema dell'infotainment al volante (e degli smartphone).

Molti di noi sono cresciuti con l’idea che nulla doveva distrarre chi guidava. Luci, rumori molesti? Zero. Il guidatore non doveva essere disturbato in alcun modo, e i passeggeri dovevano rassegnarsi. Nel nome della sicurezza, ovviamente.

Ecco, gli ultimi anni hanno stravolto questa prassi decennale, riempiendo di luci e schermi i cruscotti dei modelli d’auto più recenti. E digitalizzando tutto, togliendo manopole e leve in favore di comandi touch-screen. Il risultato sembra essere una user experience fondata sulla distrazione del guidatore.

Da Tesla ai giganti digitali: gli schermi al volante sono pericolosi?

Tra i principali responsabili di questo cambiamento c’è sicuramente Tesla, che da sempre dota le sue vetture di veri e propri computer di bordo, che comportano la presenza di tablet piuttosto grandi. Da lì, la moda è dilagata e gli altri brand, specie quelli d’alta gamma, hanno riempito i propri modelli di schermi. Nel giro di pochi anni, siamo arrivati al punto in cui anche utilitarie piuttosto basiche (come Ford Ecosport, per esempio) sono dotate del loro bel schermo. Da eccezione a regola non scritta, è bastato poco.

Tutti questi schermi, però, non sono niente senza software. Al di là dei servizi di infotainment previsti da ciascun produttore, ad accompagnare milioni di guidatori ogni giorno ci sono sistemi come Apple CarPlay e Android Auto. I quali fanno da “ponte” tra il dispositivo mobile del proprietario e la macchina stessa, permettendo di ricevere chiamate, parlare con Siri o scegliere musica su Spotify, per esempio.

I molti dubbi sulla sicurezza: quanto sono gli schermi nelle automobili sono pericolosi?

Una tecnologia notevole, non c’è che dire. Ma i rischi per la sicurezza degli utenti (e soprattutto dei passanti) ci sono. Un recente studio ha testato la prontezza di riflessi e le capacità di guida in una serie di persone a bordo di macchine dotate di Android Auto e Apple CarPlay. Ai partecipanti veniva chiesto di guidare in un percorso prestabilito effettuando determinate azioni, che andavano dalla scelta della musica alla gestione del GPS.

I partecipanti hanno “mostrato una riduzione della velocità media e una riduzione della distanza dal veicolo di fronte”. Non solo, quando veniva loro richiesto di fare una di queste azioni, i loro veicoli cambiavano traiettoria.

Il problema sono gli schermi. Ma soprattutto gli smartphone

Ma allora, perché questi schermi vengono ancora usati? Perché non vengono banditi in quanto palese fonte di rischio? Per un motivo preciso: lo studio citato (e molti altri) attestano che i sistemi di infotainment delle auto, per quanto distraenti, fanno meno danni degli smartphone. Insomma, meglio leggere un messaggio dal tablet della macchina che dallo schermo del proprio telefono. Gli schermi sono entrati nelle nostre auto e condizionano la nostra guida: quelli grandi da cruscotto sembrano essere il male minore.

Si tratta di un problema senza soluzione, almeno per ora. Alcuni tentativi di riforma tentati da Volvo – azienda da sempre votata alla sicurezza – hanno finito per creare ancora più confusione. Lo ha spiegato Slate, raccontando di un sistema basato sul riconoscimento vocale in cui si chiedeva all’utente di confermare i comandi dati via voce, costringendolo a staccare gli occhi dalla strada.

Uno standard per il futuro

Il settore automotive sembra intanto prendere tempo, affiancando a cruscotti sempre più luminosi la promessa di una guida assistita sempre più sicura. Ma la seconda non può certo supplire alle mancanze causate dalla prima. Anzi, il rischio è che si crei un circolo vizioso di guidatori sempre più distratti dagli schermi e sempre meno attenti alla guida, con la scusa della guida assistita.

L’infotainment, trainato dalla tecnologia, cambia di continuo ed è quindi impossibile scattarne una fotografia abbastanza rappresentativa, per poi migliorarlo. Gli interessi in gioco, poi, sono tanti: Apple e Google vogliono proporre esperienze diverse (e migliori), mentre i produttori di macchine sono restii a cambiamenti poco graditi.

Se vuoi vendere un auto, del resto, è meglio riempirla di luci e schermi degni di un’astronave. Il problema è poi che bisogna saperla guidare, quella astronave.