Future Etsy compra Depop: un trionfo italiano, ma solo a metà

Etsy compra Depop: un trionfo italiano, ma solo a metà

È ufficialmente il secondo “unicorno” della storia italiana. Per unicorno, ovviamente, si intende quella startup che arriva a essere valutata un miliardo di dollari. Nel Belpaese, fino a qualche giorno fa, c’era stata solo Yoox, il negozio d’alta moda online fondato da Federico Marchetti. Ora invece ci troviamo anche Depop, l’applicazione amata dai giovanissimi per vendere e comprare vestiti usati. Un’app che è stata comprata da Etsy, azienda americana di e-commerce per prodotti fatti in casa, per 1,6 miliardi di dollari.

I numeri di Depop

Ma da dove viene Depop? Il servizio ha una lunga storia che dall’Italia passa al Regno Unito arrivando negli USA. È stata “lanciata” all’interno di H-Farm, l’incubatore di startup di Treviso, dov’è stata fondata nel 2011 e ha mosso i primi passi. Una società ormai decennale, quindi, che oggi conta più di 30 milioni di utenti in 150 paesi, e che si è rivelata essenziale in tempi pandemici. Nelle sue pagine, per esempio, ogni mezzo secondo viene caricato l’annuncio di un prodotto. Ogni tre, un capo viene venduto.

Nel 2020, annus horribilis per i negozi, ha processato l’acquisto di un miliardo di articoli – tutti usati, ovviamente. Numeri troppo alti per non attirare l’attenzione di Etsy, che nel 2019 aveva comprato Reverb, un sito di compravendita di strumenti musicali usati.

Beckerman, dalle riviste indie alle app

La mente di tutto questo è però il fondatore dell’app, Simon Beckerman, milanese, già creatore del magazine PIG (che andava forte tra i giovani negli anni Zero) e parte del successo del brand di occhiali Retrosuperfuture, fondato da suo fratello. Un anglo-italiano intraprendente e di successo, che aveva concepito Depop proprio come mercato per i lettori di PIG, prima di renderlo indipendente.

Moda ed economia circolare

Con il 90% degli utenti under-26, Depop è tra i servizi più noti alla cosiddetta Generazione Z – quella più giovane dei Millennials, per capirsi. Ed è tra i brand più forti della nuova frontiera dell’economia circolare, che passa per il riutilizzo dei capi e la riscoperta del vintage. Esattamente l’opposto di quanto portato avanti dalla fast fashion, che impone invece cicli di moda sempre più veloci, con produzioni a basso prezzo e un alto impatto ambientale in termini di produzione di CO2 e sprechi. Temi sempre più cari anche ai marchi di moda, come dimostrano i passi di Gucci nell’agricoltura rigenerativa, per esempio.

Oggi la startup ha sede a Londra, dove ha circa 400 dipendenti, anche se ha ancora uffici a Milano (e New York, Los Angeles, tra le altre città). Un unicorno italiano, quindi? Solo in parte: è triste ammetterlo ma Depop ha dovuto uscire dall’Italia per poter crescere sul serio e imporsi nel mercato globale.

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