Caro-pane? A Milano si lavora per una filiera sostenibile del grano duro

In provincia di Milano ha preso il via Frudur-0, innovativo progetto di agricoltura sostenibile per coltivare grano duro a residuo chimico zero made in Italy. Una sfida importante, considerata la recente notizia dell’aumento a doppia cifra del prezzo della farina

Entro la prima metà dell’annata agraria 2022 la Cina si sarà accaparrata il 51% del grano e il 60% del riso alla base dell’alimentazione umana nei diversi continenti, con conseguenti forti aumenti dei prezzi in tutto il pianeta. Questa la previsione di Coldiretti, effettuata sulla base dell’analisi di Nikkei Asia sui dati del dipartimento americano dell’agricoltura (Usda). Stime confermate anche dalle quotazioni delle materie prime alimentari che hanno raggiunto a livello mondiale il massimo da oltre dieci anni.

Non solo gas dunque: l’emergenza per l’Europa si estende ai prodotti agricoli alimentari, una tendenza in atto già da tempo. A tirare la volata – sottolinea sempre la Coldiretti – sono i prezzi internazionali dei cereali, cresciuti del 23,2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, mentre i lattiero caseari salgono del 19%, lo zucchero aumenta di oltre il 40% ed i grassi vegetali addirittura del 51,4%. La pandemia da Covid ha aperto uno scenario di accaparramenti, speculazioni e incertezza per gli effetti dei cambiamenti climatici che spinge la corsa dei singoli Stati ai beni essenziali per garantire l’alimentazione delle popolazione.

 

In Lombardia il progetto Frudur-0

L’Italia in primis ha bisogno di un piano di potenziamento produttivo e di stoccaggio per le principali commodities, dal grano al mais. E’ anche da questo scenario che ha preso il via il Frudur-0, innovativo progetto di agricoltura sostenibile in corso nel territorio lombardo della Martesana, a Nord-Est di Milano. L’obiettivo è mettere a punto un protocollo produttivo per coltivare grano duro a residuo chimico zero made in Italy, in Lombardia, e non solo.

Se da un lato il consumatore richiede con sempre maggiore insistenza alimenti senza residui di prodotti fitosanitari, e anche le richieste dell’Unione europea e della Gdo vanno in questa direzione, dall’altro lato c’è la necessità di soddisfare le crescenti esigenze produttive legate ad una popolazione mondiale in continuo aumento e al prezzo in salita dei cereali. Frudur-0 punta a produrre un grano di elevata qualità e competitivo sul mercato, che coniughi alti livelli di produzione ed elevata qualità della granella, tipici dell’agricoltura convenzionale, con l’assenza di residui di prodotti fitosanitari, tipica del biologico.

 

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Come è nato il progetto Frudur-0

Per ottenere questo ambizioso risultato, il Centro di saggio Agricola 2000 di Tribiano (MI), capofila del progetto, sta sperimentando in campo diverse varietà di sementi e sta testando l’efficacia di differenti strategie di coltivazione e mezzi tecnici (fungicidi, erbicidi e concimi), individuando quelli più utili allo scopo.

“Il frumento duro presenta un’ottima compatibilità con l’organizzazione e la struttura delle aziende cerealicole e dei terzisti lombardi e in particolare della Martesana – racconta Daniele Villa, presidente di Agricola 2000, a True-News -. Tale coltura infatti condivide con gli altri cereali vernini le attrezzature e gran parte delle conoscenze e delle agrotecniche. Infine, la presenza sul territorio di attività molitorie e di trasformazione molto attive ed un prodotto finale di origine territoriale tracciato e di elevato profilo qualitativo e sanitario (assenza di residui di fitosanitari) incontra già ora una forte domanda”.

Partner istituzionali, accademici e aziendali  

Il piano è finanziato dal PSR (Programma di Sviluppo Rurale) 2014-2020 di Regione Lombardia (Operazione Go Pei – Gruppi operativi del Partenariato europeo per l’innovazione). Tra i partner istituzionali, accademici e aziendali ci sono il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA) dell’Università degli Studi di Torino, in particolare la collaborazione con i docenti Amedeo Reyneri e Aldo Ferrero, e il Distretto Agricolo Adda – Martesana (D.A.M.A.), che riunisce 20 aziende agricole per una superficie complessiva di oltre 10 mila ettari.

 Sei i produttori locali direttamente coinvolti: azienda Cascina di Mezzo di Roberto Pirola, azienda Mapi di Pietro Giudice, società agricola San Bernardo, azienda Mariangela Donà, azienda agricola Ceriani Maria Antonia e azienda La Madonnina di Renato Bellaviti. Consulenti del progetto sono il Molino Ferrari di Pavia e il laboratorio Water & Life di Entratico (Bg). 

Dopo aver valutato la sostenibilità economica, ambientale ed agronomica complessiva, il punto d’arrivo finale del progetto, che ha una durata di 36 mesi e terminerà nell’agosto 2022, sarà la messa a punto di un protocollo per la produzione di frumento duro a “residuo zero”. Successivamente, se la sperimentazione avrà avuto successo, si potrà procedere anche alla costituzione di una filiera della “Pasta della Martesana a residuo zero”.  

Progetto Frudur-0 (Foto Agricola 2000)

Agricoltura biologica e convenzionale a confronto

Frudur-0 punta a cogliere tutti gli aspetti favorevoli dell’agricoltura biologica e di quella convenzionale, limitando, per quanto possibile, quelli negativi. L’approccio biologico permette da un lato di ottenere frumento con residui di prodotti fitosanitari quasi nulli e impatto ambientale estremamente ridotto, dall’altro comporta una riduzione delle rese produttive e il possibile rischio di minore qualità della semola.  A sua volta l’agricoltura convenzionale assicura rese elevate e una qualità molitoria e sanitaria di norma più soddisfacenti, a fronte però dell’uso di fitofarmaci e del rischio di presenza di residui nei prodotti finali, come semola, pasta e crusche.  Bisogna però ricordare che i residui sono nella quasi totalità dei casi sotto i limiti di legge: solo il 2% dei campioni analizzati nell’anno 2019 riguardanti l’intero comparto agroalimentare italiano ha registrato valori fuori norma (dati Efsa relativi al programma di controllo coordinato dall’UE -EUCP). Dati che mettono l’Italia in testa come sicurezza alimentare alla classifica europea.

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Un progetto esportabile anche fuori dalla Lombardia

La coltura del frumento duro presenta un’ottima compatibilità con l’organizzazione e la struttura delle aziende cerealicole lombarde, in particolare con quelle nella zona della Martesana, ma non solo. Grazie al suo alto grado di innovazione il progetto Frudur-0 potrà essere esportato in altri territori, provinciali e regionali. Non solo: le metodologie innovative impiegate per la coltivazione a residuo zero potranno essere adattate ed estese ad altre colture in altri areali. Proprio per incentivare l’adesione alla nascente filiera e creare altre opportunità in nuove aree, anche extraregionali, i risultati ottenuti dal progetto sono disponibili e costantemente aggiornati sul sito web di Frudur-0, ad accesso completamente gratuito.

“I punti di forza del progetto e della realizzazione di un disciplinare di produzione del frumento duro a residuo zero riguardano l’elevato livello produttivo raggiungibile al quale si accosta un’ eccellente qualità tecnologica e proteica – conclude Daniele Villa – . Questi aspetti permetto una buona valorizzazione del prodotto sul mercato, un prodotto (sia in termini di granella che di semola) con un alto profilo sanitario per l’assenza di residui di prodotti fitosanitari e dunque una maggior attenzione al consumatore finale. La realizzazione di una filiera corta per la produzione di pasta di grano duro a residuo zero, che rappresenta un secondo step per il progetto, ben si sposa con la richiesta crescente di produzioni locali tracciate: una filiera ad alto profilo di sostenibilità ambientale ed economica che permette di azzerare le inflessioni del mercato odierno“.