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Come Apple ha fregato Facebook: privacy e tracking dati una “scusa” per la guerra hi-tech

Dietro a una banale e noiosa questione di privacy e tracking dati si nasconde una guerra tecnologica. Da una parte la Apple di Tim Cook, che ha fatto della sicurezza dei dati dei propri utenti la nuova bussola aziendale. Dall’altra, Facebook, gigante social che basa il suo potere sui dati altrui. È da tempo che i due colossi digitali si scambiano fendenti, come già raccontato da True News, ma le ultime mosse di Apple sembrano aver messo Facebook all’angolo.

Stop al tracking dati: Apple beffa Facebook

Di cosa si tratta? Del nuovo sistema operativo per dispositivi mobili di Apple, iOS 14.5, uscito lo scorso 20 aprile dopo mesi di indiscrezioni. Al centro della release c’è una nuova funzionalità con cui gli utenti possono permettere (o meno) ad alcuni servizi di effettuare il tracking dati. Basta un clic, o un tap, per impedire a Facebook di “seguire” l’utente e studiarne il comportamento online. Come detto, da questo punto di vista sembra una banale opzione di sicurezza per la privacy. Peccato che vada contro l’intero business model di Facebook. E oggi, a distanza di un mese dall’uscita di iOS 14.5, abbiamo finalmente i primi dati sulle scelte degli utenti iPhone.

Secondo l’agenzia Flurry Analytics, l’85% degli utenti su scala globale hanno “chiesto all’app di non tracciarli” (per app si intende Facebook, ovviamente). Una percentuale che sale al 95% se si tiene conto dei soli Stati Uniti.

La mossa di Apple sul tracking dati e l’impatto sui conti di Facebook

Difficile calcolare l’impatto di questa novità per i conti di Facebook, che ha fondato il suo impero sul raccogliere i dati degli utenti, analizzarli per poi venderli o lucrarci. Come ha dimostrato a suo tempo lo scandalo Cambridge Analytica, questo modello d’affari nasconde anche enormi rischi per gli utenti. E ora Apple sembra aver trovato un modo di chiudere questo profittevole rubinetto.

Guerra sulla privacy? Facebook risponde ad Apple

E Facebook che fa? Non è stata di certo a guardare. Nelle settimane scorse ha comprato grossi spazi pubblicitari nei principali quotidiani statunitensi (New York Times, Wall Street Journal, Washington Post…), cercando di rigirare la frittata. Come? Mettendosi dalla parte dei “dieci milioni di aziende che usano i nostri strumenti pubblicitari ogni mese per trovare nuovi clienti, assumere personale e comunicare con le loro comunità”.

Le vere vittime di questo caos sarebbero quindi le Pmi, secondo Facebook, che deve del resto trovare un giro di parole più “pulito” per difendere il suo diritto di monitorare ogni nostro clic. E questo è solo l’inizio, sembrerebbe: sia gli Stati Uniti che l’Unione europea stanno lavorando a delle nuove norme che andrebbero a limitare ulteriormente – e dall’alto – il tracking dei dati.

È ora che Zuckerberg trovi un nuovo modello di business, insomma.

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