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Unesco, portici di Bologna patrimonio dell’umanità. Ma anche gli affreschi a Padova di Giotto

Nominati patrimonio dell’umanità dell’Unesco i portici di Bologna e gli affreschi trecenteschi di Padova per "sostenibilità e innovazione".

Alla vigilia del G20 della cultura, l’Unesco nomina patrimonio dell’umanità i portici di Bologna, così come il ciclo pittorico di Padova del Trecento. A comunicarlo è proprio l’organizzazione, che ha accolto con favore le candidature. In particolare i segni identitari, premiati, di Bologna, sono il portico dei Servi e quello di San Luca; il più lungo al mondo, che collega il capoluogo emiliano con il Colle della Guardia, sul quale sorge il santuario mariano. Per quanto riguarda Padova, la nomina interessa la ’Padova Urbs Picta’. tra cui la Cappella degli Scrovegni di Giotto e gli affreschi del Palazzo della Ragione. 

A Bologna e Padova nuovi patrimoni dell’umanità dell’Unesco

Entrambe le città italiane sono state investite dell’insigne riconoscimento. Ma a motivare la decisione dell’Unesco non è solo il valore identitario che i portici e gli affreschi hanno per le rispettive città. Sono stati presi in esame infatti tanti parametri, tra cui sostenibilità, innovazione e scambio di idee.

Ancora una bella giornata per il patrimonio culturale nazionale. Con l’iscrizione dei Portici di Bologna nella lista del patrimonio mondiale – ha commentato il ministro della Cultura, Dario Franceschini – dopo quella avvenuta sabato per Padova Urbs Picta e Montecatini, grande città termale europea, sono tre i nuovi siti italiani riconosciuti dall’Unesco nel 2021. Si tratta di un risultato straordinario. È frutto di una intensa azione di diplomazia culturale e della stretta collaborazione tra governo, enti locali e associazioni. Una bella notizia alla vigilia del G20 Cultura che l’Italia si appresta ad ospitare per la prima volta“.

I portici di Bologna patrimonio dell’umanità

I portici di 62 chilometri, di cui solo 42 nel centro storico bolognese, sono stati nominati patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Si tratta d’altronde dell’elemento architettonico più caratterizzante della città rossa, capoluogo emiliano. Si snodano per tutta Bologna, diventando un vero e proprio reticolo nel centro storico, e non mancando di collegare altri siti di interesse alla città.

Un esempio, il fiore all’occhiello della candidatura, sono il portico di San Luca, che stabilisce un vero primato in quanto a lunghezza nel mondo, che collega il centro al Colle della Guardia, e il portico dei Servi. Non rimane escluso dalla nomina il portico più moderno del quartiere della Barca.

Ulteriore plauso ai 62 chilometri di portici è la motivazione che ha portato al riconoscimento. I portici hanno promosso “Uno stile di vita urbano sostenibile, in cui gli spazi religiosi e civili e le abitazioni di tutte le classi sociali sono perfettamente integrate“.

Padova e il suo ‘Urbs Picta’: è patrimonio

È già il secondo sito padovano a essere inserito nella lista dell’Unesco. Dopo l’Orto Botanico, arriva il ‘Padova Urbs Picta‘. Si tratta del ciclo pittorico degli edifici e complessi monumentali nel centro storico della città, che comprende la Cappella degli Scrovegni di Giotto e gli affreschi del Palazzo della Ragione.

In particolare l’attenzione si pone sui preziosi affreschi trecenteschi custoditi in otto edifici monumentali di Padova, e realizzati dagli artisti più rinomati del XIV secolo. Giotto, Guariento di Arpo, Giusto de’ Menabuoi, Altichiero da Zevio, Jacopo Avanzi e Jacopo da Verona. I cicli pittorici si possono ammirare in diversi luoghi cittadini. La Cappella degli Scrovegni, la Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo agli Eremitani, il Palazzo della Ragione, la Cappella della Reggia Carrarese, il Battistero della Cattedrale, la Basilica e il Convento di Sant’Antonio l’Oratorio di San Giorgio e l’Oratorio di San Michele.

Secondo l’organizzazione, “i cicli affrescati padovani illustrano l’importante scambio di idee che esisteva tra i protagonisti del mondo della scienza, della letteratura e delle arti visive nel clima preumanista di Padova all’inizio del XIV secolo. Gli artisti hanno mostrato grande abilità nel dare forma visiva a queste idee e le loro capacità tecniche hanno permesso ai cicli affrescati padovani non solo di diventare un modello per gli altri, ma anche di dimostrarsi notevolmente resistenti al passare del tempo. Il gruppo di artisti in cerca di innovazione, riuniti a Padova, favorì allo stesso tempo uno scambio di idee e un know-how che portò a un nuovo stile nell’affresco. Questo nuovo stile non solo influenzò Padova per tutto il XIV secolo, ma costituì la base ispiratrice per secoli di lavori di affresco nel Rinascimento italiano e oltre“.