Super Bonus 110%, fondi finiti ed imprese a rischio: cosa sta succedendo?

Super Bonus 110%: i fondi sono terminati e a rischi ci sono migliaia di imprese che hanno anticipato le spese.

Super Bonus 110%: i fondi sono finiti e i lavori sono stati bloccati con le imprese che rischiano il fallimento perché nella maggior parte dei casi si trovano con materiale già acquistato ma zero liquidità a disposizione.

Super Bonus 110%, fondi finiti

Caos totale per il Super Bonus 110%: i fondi sono finiti.  L’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) ha certificato che al 31 maggio 2022 su oltre 30 miliardi di investimenti ammessi, erano stati prenotati incentivi complessivi per 33,7 miliardi di euro contro i 33,3 miliardi stanziati dal governo, secondo i calcoli fatti dall’Ufficio parlamentare di bilancio.

Nel dettaglio la voce “detrazioni previste a fine lavori” indica 33,712 miliardi. Dunque, c’è stato uno sforamento che adesso ha bloccato tutto il sistema. Anche se, il super bonus sia stato prorogato, chi oggi ha intenzione di fare i lavori sfruttando l’agevolazione, si troverà la pratica respinta. Tuttavia, il problema più grande è da analizzare nelle situazioni in cui i lavoro sono già iniziati oppure nel caso di acquisto già di materiali.

“L’elevato flusso delle richieste pervenute” di cessioni di crediti edilizi “ha purtroppo comportato l’esaurimento della nostra possibilità di compensare” tali crediti, ha scritto ad esempio Banca Intesa ai suoi clienti, spiegando l’aumento del costo della procedura

Le imprese a rischio: cosa sta succedendo?

Tante sono le preoccupazioni: dai professionisti alle imprese.  Il Fisco potrebbe chiedere indietro i fondi per lavori mai completati, a cui si aggiungerebbero sanzioni pecuniarie di vario tipo.

Dopo lo stop, circa 60mila imprese si trovano con un cassetto fiscale pieno di crediti, ma senza liquidità e con impatti gravissimi. Il 48,6% del campione parla di rischio fallimento, mentre il 68,4% prospetta il blocco dei cantieri attivati. La Confederazione stima quindi che 33mila imprese rischiano il fallimento, con la  perdita di 150mila posti di lavoro nella filiera delle costruzioni.

Dall’altra parte, il Consiglio nazionale degli architetti, in una nota, ha definito indispensabile “estendere la possibilità di acquisto dalle banche già in possesso di cessioni di credito”.

La misura, dicono gli architetti, consentirebbe “sicuramente lo sblocco dell’attuale situazione e metterebbe in condizione i tecnici liberi professionisti e le imprese di superare l’attuale difficile crisi” .

 

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