Chi è la spia russa alla base Nato di Napoli: infiltrata per circa 10 anni in un’operazione sotto copertura

Chi era la spia russa alla base Nato di Napoli che per dieci anni si è inserita anche nel contesto sociale della città partenopea.

Spia russa alla base Nato di Napoli, chi era la donna misteriosa che è stata scoperta n un’inchiesta pubblicata anche da La Repubblica. Tanti dubbi e domande per una donna che ormai ha fatto perdere le sue tracce.

Spia russa alla base Nato di Napoli

Una spia russa alla base Nato di Napoli è stata svelata dall’inchiesta de la Repubblica insieme al sito investigativo Bellingcat, al settimanale tedesco Der Spiegel e a The Insider.

Si tratta di Maria Adela Kuhfeldt Rivera, nata in Perù da padre tedesco, 30 anni, con la conoscenza di ben sei lingue ma soprattutto aveva avviato un’azienda per produrre gioielli.

Non solo Napoli ma anche la Francia nel giro e nell’esperienza in Europa della donna misteriosa. “L’ho conosciuta a Malta alla sua festa di compleanno nel 2010 – ricorda Marcelle D’Argy Smith, giornalista di lungo corso ed ex direttrice dell’edizione britannica di Cosmopolitan – .

Diceva di frequentare un corso di gemmologia a Parigi ma che spesso veniva dal fidanzato nell’isola”.

Infiltrata per circa 10 anni in un’operazione sotto copertura

Come riporta l’inchiesta per dieci anni circa è durata la “missione segreta condotta da una donna misteriosa, con un’identità tanto complessa quanto falsa”. Poi ha fatto perdere le sue tracce improvvisamente. “Il 14 settembre 2018 Bellingcat e The Insider hanno smascherato la squadra di killer, pubblicando i loro documenti.

E l’indomani Maria Adela è partita all’improvviso da Napoli con un volo per Mosca, senza più riapparire”.

La donna, durante i suoi anni a Napoli, è riuscita anche ad inserirsi nel contesto sociale della città. “Non sappiamo se fosse riuscita fisicamente a entrare nella base Nato o nel comando Usa ma ci sono indizi robusti della sua presenza durante alcune cerimonie: i balli annuali della Nato, quello del Corpo dei Marines, diverse serate di beneficenza – scrive Repubblica – La nostra inchiesta non è riuscita a ricostruire quali informazioni siano state ottenute dalla spia, né se sia stata capace di seminare virus informatici nei telefoni e nei computer dei suoi amici.

È però entrata in contatto con figure chiave della Nato e della Marina Usa: nessun agente russo era mai riuscito a penetrare così in profondità il vertice dell’Alleanza atlantica.

 

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