Rischio nucleare in Italia: cosa fare? Il piano del governo: 3 scenari

Dopo lo scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina il Governo italiano aggiorna il piano nazionale per la gestione delle emergenze nucleari

Il Governo ha aggiornato il Piano nazionale per la gestione delle emergenze nucleari. A distanza da qualche giorno dalla presa del controllo della centrale di Chernobyl da parte dei russi il governo inizia a muoversi attraverso un piano per le emergenze. Da anni non veniva aggiornato, e si fonda su tre scenari da rispettare in caso di emergenza. Ecco come agire in caso di rischio nucleare in Italia.

Rischio nucleare in Italia: cosa fare?

Il piano nazionale contro le emergenze nucleari è stato aggiornato dopo dodici anni ed è articolato su tre punti fondanti. Ecco quali sono.

  • Riparo in un luogo chiuso: in caso di emergenza è opportuno avere porte e finestre serrate. I sistemi di ventilazione devono essere spenti. Una “clausura” che può avere una durata di poche ore e un limite massimo di due giorni. Nelle aree interessate da queste misure, sono attuabili anche altre misure come il blocco del consumo di alimenti prodotti localmente (verdure fresche, frutta, carne, latte), blocco della circolazione stradale.

  • Indicazione di iodioprofilassi: in questo caso si tratterebbe di una misura di intervento per la protezione della tiroide, e riuscirebbe a inibire o ridurre l’assorbimento di iodio radioattivo. Il periodo ottimale di somministrazione di iodio stabile è meno di 24 ore prima e fino a due ore dopo l’inizio previsto dell’esposizione. È anche possibile somministrare lo iodio stabile fino a otto ore dopo l’inizio stimato dell’esposizione. La misura della è prevista per le classi di età 0-17 anni, 18-40 anni e per le donne in stato di gravidanza e allattamento.

    Il Ministro della Salute può decidere l’attivazione delle procedure per la distribuzione di iodio stabile nelle aree interessate.

  • Comunicazione tempestive alla popolazione comprese istruzioni specifiche alle scuole e far fronte ai bisogni primari necessari (cibo, acqua, assistenza sanitaria, energia, ecc.).

Rischio nucleare in Italia: i tre scenari

In caso di incidente nucleare, ecco quali sono le tre fasi di intervento ipotizzate sulla base della gravità dello scenario.

Prima fase

La prima fase inizia con il verificarsi dell’evento, e si conclude quando il rilascio di sostanze radioattive è terminato.

È caratterizzata dal passaggio sul territorio interessato di una nube radioattiva. Durante questa Ia fase sono necessarie misure protettive a tutela della salute pubblica.

Seconda fase

La seconda fase è successiva al passaggio della nube radioattiva, ed è caratterizzata dalla deposizione al suolo delle sostanze radioattive e dal loro trasferimento alle matrici ambientali e alimentari. In questa fase è prevista la determinazione puntuale del quadro radiometrico delle aree interessate dalla contaminazione radioattiva, e il controllo delle matrici alimentari.

Fase di transizione

È la fase che mira al passaggio da una situazione di esposizione di emergenza a una situazione messa sotto controllo. Sono avviate le azioni di rimedio e di bonifica dei territori contaminati, e la gestione dei materiali contaminati prodotti durante l’emergenza. Proseguono i programmi di sorveglianza radiologica dell’ambiente e della catena alimentare.