Palermo, preside antimafia arrestata per corruzione: Daniela Lo Verde accusata di sottrarre cibo e pc a scuola

Palermo, preside antimafia Daniela Lo Verde è stata arrestata a seguito dell'indagine dei carabinieri. L'accusa è corruzione.

Palermo, preside antimafia arrestata per corruzione. Daniela Lo Verde era un simbolo di legalità e trasparenza ma le intercettazioni a scuola l’hanno incastrata. Polemica sul suo arresto ma soprattutto scalpore.

Palermo, preside antimafia arrestata per corruzione

A Palermo, in queste ore, ha fatto discute l’arresto della preside Daniela Lo Verde che nel 2020 divenne Cavaliere al merito della Repubblica “per l’impegno dimostrato durante la pandemia”. La preside antimafia è accusata di corruzione. Infatti, si sarebbe appropriata, con la complicità del vice preside Daniele Agosta, anche lui arrestato, di cibo per la mensa dell’istituto scolastico, computer, tablet e iphone destinati agli alunni e acquistati con i finanziamenti europei. Le indagini sono state condotte dai carabinieri nell’ambito di una indagine coordinata dai pm della Procura Europea Gery Ferarra e Amelia Luise.

Daniela Lo Verde accusata di sottrarre cibo e pc a scuola

Le intercettazioni hanno incastrato la preside“Questo me lo voglio portare a casa, questi me Ii voglio portare a casa… poi mettiamo da parte… poi vediamo cosa c’e qui… Ii esci e Ii metti qui sopra…”, si sente nell’intercettazione che risale al 15 giugno. “Il riso… lo metti Ii davanti alla cassettiera e per la cucina questo… benissimo… ora sistema sopra il frigorifero… questa cosa di origano mettila pure per casa… Quelle mettile in un sacchetto che non si può scendere. Il tonno mettilo qui sotto… poi lo portiamo a casa a Sferracavallo (la villa al mare della preside ndr)”.

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Oltre al cibo delle mense scolastiche, la preside Daniela Lo Verde avrebbe sottratto anche computer e tablet acquistati con i fondi europei per la scuola. “Che è un nuovo Mac?”, chiedeva la figlia alla donna. “Sì, ora ce lo portiamo a casa”,  rispondeva la madre. “Anche in questo caso, così come già evidenziato in relazione agli iPad – si legge nella misura cautelare -, la genuinità delle conversazioni registrate fugavano ogni ragionevole dubbio sulle reali intenzioni della preside in ordine al nuovo Mac”.

 

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