Lotta alla mafia, cos’è il “metodo Falcone”

Che cos'è il "metodo Falcone" per la lotta alla mafia? Tutto sul sistema ideato dal giudice palermitano, ancora oggi utilizzato in tutto il mondo.

Che cos’è il “metodo Falcone” per la lotta alla mafia? Nel 1982, l’eroico magistrato palermitano presentò ai suoi colleghi il rivoluzionario sistema per porre fine ai continui processi falliti per insufficienza di prove contro la criminalità organizzata. Di cosa si trattava?

Lotta alla mafia, che cos’è il “metodo Falcone”?

Giovanni Falcone ha dedicato la propria vita alla lotta contro il crimine organizzato. Il magistrato palermitano, martire nella strage di Capaci, ha lavorato per anni per demolire la mafia dalle fondamenta, creando un metodo rivoluzionario per metterla alle strette.

“Fu in grado di ottenere il massimo dalle norme in vigore all’epoca arrivando alle storiche condanne del Maxiprocesso di Palermo.” -spiega il criminologo Vincenzo Musacchio in un’intervista a Rai News“Fu precursore degli accertamenti bancari come strumento d’indagine“. 

Falcone mise in chiaro l’importanza dell’indagine patrimoniale come tecnica investigativa contro la criminalità organizzata. Secondo il magistrato, seguire il flusso di denaro è il modo migliore con cui raccogliere prove incontrovertibili delle attività illecite delle associazioni mafiose.

A ormai trent’anni dalla sua scomparsa, il metodo ideato dal giudice è tuttora utilizzato in tutto il mondo per contrastare il crimine di stampo mafioso.

Il metodo nel dettaglio: la relazione del 1982

Per anni in Sicilia tantissimi processi contro mafiosi erano finiti in un nulla di fatto, chiusi con assoluzioni per insufficienza di prove. Poi nel 1982 il giudice e il suo collega Giuliano Turone presentarono alla Commissione per la riforma giudiziaria e l’amministrazione della giustizia una relazione intitolata Tecniche di indagine in materia di mafia.

Nel rapporto era descritto il cosiddetto “metodo Falcone”, riassunto semplicemente con l’iconico motto: Segui i soldi e troverai la mafia.

“È il vero «tallone d’Achille» delle organizzazioni mafiose.” -spiegava il giudice nella relazione- “È costituito dalle tracce che lasciano dietro di sé i grandi movimenti di denaro connessi alle attività criminali più lucrose. Lo sviluppo di queste tracce, attraverso un’indagine patrimoniale che segua il flusso di denaro proveniente dai traffici illeciti, è quindi la strada maestra.

È l’aspetto decisamente da privilegiare nelle investigazioni in materia di mafia. Perché è quello che maggiormente consente agli inquirenti di costruire un reticolo di prove obiettive, documentali, univoche, insuscettibili di distorsioni, e foriere di conferme e riscontri ai dati emergenti dall’attività probatoria di tipo tradizionale diretta all’immediato accertamento della consumazione dei delitti”.