Home Facts “La Terra chiamò”, Marevivo in piazza a Roma per dare voce al mare

“La Terra chiamò”, Marevivo in piazza a Roma per dare voce al mare

“La Terra chiamò”, Marevivo in piazza a Roma per dare voce al mare

Dopo l’estate più calda mai registrata in Europa, Marevivo scende in piazza insieme a una larga alleanza di associazioni, fondazioni e reti della società civile per chiedere che il clima torni nell’agenda politica e nell’informazione, da cui negli ultimi mesi è progressivamente scomparso. “La Terra chiamò”, manifestazione aperta a tutte e tutti di cui Marevivo è tra gli organizzatori, si terrà a Roma in Piazza del Popolo sabato 5 dicembre, dalle 12:30 fino al tramonto.

«Marevivo ha scelto di esserci perché siamo convinti che non ci sia più tempo da perdere», dichiara Raffaella Giugni, segretario generale di Marevivo. «La crisi climatica è una delle sfide più grandi che dobbiamo affrontare e il mare è al centro di questa emergenza. Vediamo bruciare i boschi, ma il mare che brucia non lo vediamo: il mare assorbe il calore in eccesso prodotto dal riscaldamento globale e sta pagando un prezzo altissimo, con temperature sempre più elevate, perdita di biodiversità, ecosistemi sempre più fragili».

È il mare il protagonista che Marevivo porterà sul palco di Piazza del Popolo, con un ruolo doppio che raramente entra nel racconto pubblico della crisi climatica.

Gli oceani hanno assorbito finora oltre il 90 per cento del calore intrappolato dai gas serra e circa un quarto dell’anidride carbonica emessa dalle attività umane, facendo da spugna e da scudo per l’intero pianeta; quello stesso lavoro, però, lo sta trasformando in un ambiente più caldo e più acido, dove le praterie di posidonia arretrano, le specie tropicali risalgono verso nord e le ondate di calore marine si fanno più frequenti, soprattutto in un bacino chiuso e fragile come il Mediterraneo.

Il mare che brucia è già sulle nostre tavole

«Il mare è il nostro più grande alleato contro la crisi climatica ed è anche la sua prima vittima», prosegue Giugni. «Dalla salute del mare dipende la vita dell’uomo sul pianeta. Per questo vogliamo ricordare alle istituzioni che la tutela dell’ambiente non è una battaglia ideologica e non appartiene a nessuna parte politica. È una responsabilità di tutti. Servono decisioni, investimenti, azioni politiche concrete e coraggiose. Il 5 dicembre porteremo in piazza la voce del mare, perché il futuro del pianeta dipende dalle decisioni che prendiamo oggi».

Il mare che brucia ce lo ritroviamo già nel piatto. Quest’estate le lagune del Delta del Po hanno raggiunto i 32 gradi, l’acqua è rimasta senza ossigeno e le cozze sono morte soffocate: nella Sacca di Goro ne è sparito il 90 per cento, fino a 25 mila tonnellate, abbastanza per cinquanta milioni di piatti.

In quelle stesse acque roventi è esploso il granchio blu, un predatore arrivato dall’Atlantico che nel caldo e nell’acqua salata ha trovato casa e in tre anni ha divorato le vongole del Delta, dove si allevava più della metà di quelle italiane. Intanto il mare sale e, insieme al cemento, si mangia le coste. Secondo la Società Geografica Italiana entro il 2050 potrebbe scomparire una spiaggia italiana su cinque, ed entro la fine del secolo due su cinque.

La manifestazione ideata da Riccardo Luna è promossa da ASviS, Fondazione Symbola, Future Food Institute, Greenpeace Italia, Kyoto Club con i suoi Green Heroes, Legambiente, Marevivo, Venice Climate Week e WWF Italia. Sul palco si alterneranno scienziati, agricoltori, personale sanitario, amministratori locali, volontarie, giovani, imprese impegnate nelle soluzioni e artiste e artisti, per raccontare da prospettive diverse come la crisi climatica stia già cambiando il lavoro, la salute e i territori del Paese, e quali risposte siano già a portata di mano.