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Gianluca Vialli e Roberto Mancini, “Conti offshore nei paradisi fiscali”

Mancini e Vialli: conti offshore che riguardano alcuni movimenti finanziare e patrimoniali li inseriscono nell'inchiesta giornalistica.

Gianluca Vialli e Roberto Mancini e i conti offshore: l’attuale ct della Nazionale Italiana e il suo collaboratore-amico Vialli sono inseriti nell’inchiesta giornalistica “Pandora Papers”. Al centro dell’inchiesta ci sono i paradisi off-shore di statisti, politici e vip. Addirittura nei giorni scorsi erano spuntati tra gli altri i nomi di Tony Blair o Abdullah di Giordania, e per il calcio di Carlo Ancelotti e Pep Guardiola.

Vialli e Mancini e i conti offshore: coinvolti in un’inchiesta giornalistica

L’inchiesta  del Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi (ICIJ, International Consortium of Investigative Journalists), a cui partecipa anche L’Espresso per l’Italia, fa luce su presunte attività offshore che riguardano il Ct dell’Italia e il capo delegazione degli azzurri Vialli. “Mancini – fa sapere il settimanale in un’anticipazione – viene indicato nei documenti come l’azionista di Bastian Asset Holdings, società con sede nel paradiso fiscale delle British Virgin Islands. Vialli è invece qualificato come titolare di un’altra società, la Crewborn Holdings, anche questa registrata alle British Virgin Islands”.

“Dai Pandora Paperssi legge ancora emergono numerosi dettagli sulle attività dei due ex campioni. Si scopre così che nel 2009 l’attuale Ct aveva segnalato a una fiduciaria italiana di voler chiedere lo scudo fiscale per regolarizzare la sua posizione col Fisco. Secondo i documenti consultati da L’Espresso, la società caraibica di Mancini era proprietaria di un aereo. Lo schermo offshore di Vialli, è invece servito a gestire una serie di finanziamenti ad attività italiane”. 

Pandora Papers”: la grande inchiesta giornalistica

Il 3 ottobre il consorzio di giornalismo investigativo internazionale Icij ha pubblicato i Pandora Papers, una grande inchiesta giornalistica basata su 11,9 milioni di documenti su beni registrati offshore, cioè in territori dove vigono legislazioni particolarmente permissive per quanto riguarda il fisco, di alcune delle persone più ricche e potenti del pianeta.

Tanti personaggi coinvolti, importanti e pubblici. Si parla di 35 leader mondiali e centinaia di personalità, imprenditori, politici e funzionari statali. L’inchiesta coinvolge oltre 90 paesi, su un arco temporale di 25 anni, dal 1996 al 2020.

L’Icij, che ha già pubblicato i Panama Papers nel 2016 e i Paradise Papers nel 2017, ha definito i Pandora Papers “la più grande inchiesta nella storia del giornalismo”. Più di 600 giornalisti hanno lavorato due anni per analizzare il contenuto di 2,9 terabyte di dati contenuti in migliaia di documenti, immagini, email e fogli di calcolo.

I dati sono stati fatti trapelare da 14 aziende di servizi finanziari basate nei cosiddetti paradisi fiscali: luoghi come Isole Vergini britanniche, Monaco, Panama, Singapore e Svizzera, con imposte sulle aziende basse o inesistenti, che rendono facile aprire ditte di comodo, create con finalità di evasione o elusione fiscale.