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Crans-Montana, i proprietari de Le Constellation in Procura a Sion

Crans-Montana, i proprietari de Le Constellation in Procura a Sion

Pioggia battente e facce tese all’alba stamattina sulle scale della procura di Sion, in Vallese, Svizzera. Erano queste le condizioni al varco quando Jacques e Jessica Moretti, i proprietari del bar Le Constellation – epicentro della tragica notte di Capodanno che ha scosso l’Europa intera – hanno fatto il loro ingresso in Procura. Nessuna dichiarazione, sguardi bassi, occhi che evitano i flash dei circa cinquanta giornalisti assiepati all’ingresso. «Né gli imputati, né i loro avvocati hanno risposto alle domande dei presenti», annotano cronisti testimoni della scena. Davanti a loro, l’interrogatorio come imputati per omicidio colposo, incendio doloso colposoe lesioni personali colpose.

La bufera giudiziaria internazionale

La vicenda, come una slavina difficile da fermare, ha ormai valicato ogni confine: partenndo da Parigi, ha visto aprirsi fascicoli anche a Roma e in Belgio. La procura di Roma – competente per i reati che coinvolgono cittadini italiani all’estero – ha avviato un’indagine per omicidio e incendio colposi, a seguito della morte di quaranta persone (tra queste sei ragazzi italiani) e del ferimento di centosedici avventori. Il Belgio, da parte sua, «ha annunciato di essere pronta a fornire il proprio supporto», con l’obiettivo dichiarato di «garantire un seguito giudiziario accurato e il massimo sostegno alle vittime». Una macchina investigativa internazionale che promette, almeno sulla carta, di assicurare chiarezza e giustizia. Eppure, in questa guerra di informazioni e responsabilità, restano zone d’ombra e molte domande aperte.

Accuse e interrogativi: il caso patrimoniale

I procuratori vallesani non hanno solo intavolato la discussione sulle responsabilità penali dei Moretti, ma hanno anche acceso i riflettori sulla loro situazione economica e patrimoniale. Secondo fonti vicine al caso, il focus odierno ruota intorno a «una conoscenza più chiara del loro patrimonio immobiliare»: risalire ai beni dei proprietari è considerato un passaggio essenziale per permettere eventuali risarcimenti. Cosa singolare, fin qui i Moretti non sono stati sottoposti né a custodia cautelare, né al sequestro dei beni – una circostanza che qualcuno reputa già «sconvolgente» alla luce del bilancio del rogo.

Omicidio colposo e incendio: i capi d’accusa

L’indagine svizzera, formalmente aperta il 3 gennaio, incrimina la coppia per “omicidio colposo, lesioni e incendio doloso colposo”. Le fiamme che hanno trasformato il locale in una trappola mortale non solo hanno mietuto vittime, ma hanno lasciato dietro di sé una spirale difficile da spezzare: tra i feriti, le storie più gravi riguardano giovani rimasti gravemente ustionati, come la diciassettenne Victoria dal Brabante Vallone. Gli inquirenti indagano ora anche sulle presunte carenze nella sicurezza del locale. Un ulteriore “colpo di scena” viene dalle accuse di aver «cancellato dai social i video del locale poco dopo la strage», elemento che, secondo alcuni legali delle vittime, «dimostravano carenze sulla sicurezza».

L’iniziativa delle famiglie delle vittime: risarcimenti e cause civili

Nel frattempo si muove la macchina delle famiglie delle vittime e dei loro legali: l’avvocato Romain Jordan, che assiste «oltre venti famiglie», ha annunciato l’avvio di una richiesta di risarcimento danni anche contro lo Stato e, soprattutto, il Comune di Crans-Montana. «Abbiamo già iniziato a lavorare su una domanda di risarcimento – ha spiegato Jordan – presenteremo una causa civile e quantificheremo i danni nel momento opportuno». Secondo il legale, parte consistente dei costi potrebbe ricadere sul Comune se verrà provata una responsabilità legata alla sicurezza – una bomba pronta a esplodere tra i banchi degli enti locali, qualora venisse accertata una sottovalutazione del rischio.

Cerimonie e cordoglio europeo: un lutto che non si spegne

Oggi la Svizzera si ferma. Il 9 gennaio è stato dichiarato giorno di lutto nazionale: «Alla cerimonia ufficiale in Vallese sono attesi oltre mille ospiti, svizzeri e stranieri». Tra questi, il primo ministro belga Bart De Wevere la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. Nel liceo belga frequentato da Victoria, la cellula di supporto psicologico – attivata subito dopo la tragedia – si prende cura degli studenti rientrati dopo le vacanze di Natale. Scene che danno la misura di una ferita ancora aperta e che proiettano la vicenda ben oltre i cieli di Crans-Montana.

Le prossime mosse: tra udienze e inchieste

Nei giorni a venire, il quadro promette altre scosse. L’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, ha annunciato: «Sarò a Sion per avere incontri con tutte le autorità locali, da quelle governative a quelle di polizia e quelle giudiziarie, per acquisire informazioni sulle indagini». Il procedimento appena avviato a Roma si somma alle inchieste svizzere e a quelle belghe, in una matassa giudiziaria che si sta facendo sempre più fitta. Intanto resta in piedi la domanda fatidica, croce di ogni grande indagine europea: come si risolve tutto questo? Chi la spunterà tra il peso delle responsabilità e la necessità, umanissima, di risarcire un dolore così profondo?

Insomma, la giornata a Sion, tra cronisti all’erta e silenzi pesanti, è solo il primo passo di una guerra giudiziaria e civile appena iniziata.