Covid, variante Eris in Italia: i sintomi e i contagi

Covid, variante Eris sta aumentando il numero di contagi in Italia con le mascherine che non sono più obbligatorie.

Covid, variante Eris aumenta la sua presenza in Italia così come negli altri Paesi. Il numero di contagi sono in rialzo e ci sono sintomi particolare che mettono in allarme. La mascherina non è più obbligatoria e dunque è più facile il contagio.

Covid, variante Eris in Italia: i sintomi

Una nuova variante del Covid sta mettendo in allarme tanti Paesi compresa l’Italia. Il suo nome è  EG.5 Eris e nelle ultime settimane è diventata prevalente in molte Regioni della Penisola. Tra i sintomi principali ci sono in particolare disturbi delle vie respiratorie superiori, come mal di gola, tosse secca, congestione e naso che cola, mal di testa, voce rauca, dolori muscolari e articolari.

I contagi

I contagi della variante Eris in Italia aumentano di giorno in giorno. Secondo quanto emerge dal bollettino settimanale del Ministero della Salute e dell’ISS dove si legge che “l’infezione si mantiene bassa seppur in aumento da tre settimane”. Sale anche l’incidenza a 31 casi per 100 mila abitanti rispetto ai 24 della scorsa settimana. Lieve crescita dei ricoveri in Area medica al 3% rispetto al 2,7% della scorsa settimana con un totale di 1.872 posti letto occupati. Cresce lievemente l’occupazione delle terapie intensive (0,6% rispetto allo 0,4% della precedente rilevazione) dove sono ricoverate 49 persone.

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Per l’Iss, la variante “è caratterizzata da un notevole incremento, rappresentando la cosiddetta variante di interesse (VOI) maggiormente rilevata in Europa, Stati Uniti e Asia. Ma niente allarmismi. Ad oggi, infatti, non si evidenziano rischi addizionali per la salute pubblica rispetto alle varianti già in circolazione. Ecco i sintomi più comuni”.

“Gli studi effettuati – comunica l’Iss – evidenziano che EG.5 è caratterizzata da un elevato tasso di crescita, il quale, insieme ad una diminuita capacità di neutralizzazione da parte di anticorpi verso altre varianti, giustificherebbe la sua prevalenza in diversi Paesi”.

 

 

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