Ciro Grillo, sbuca il precedente: le chat del caso in Nuova Zelanda

Processo a Ciro Grillo, spunta un precedente di minacce in Nuova Zelanda. Le chat con la madre: "Gravissimo, datti una raddrizzata".

Il precedente di Ciro Grillo, il caso durante la vacanza studio in Nuova Zelanda. Continua il processo al figlio di Beppe Grillo per violenza sessuale. Sbuca fuori una sua espulsione da una scuola di Auckland durante una vacanza studio del 2017: “Prenderei a schiaffi il vicepreside e mi farei le sue figlie”.

Ciro Grillo, il precedente in Nuova Zelanda e le chat: “Mi farei le figlie del vicepreside”

Sbucano nuovi dettagli potenzialmente compromettenti durante il processo a Ciro Grillo, accusato di aver violentato una ragazza italo-norvegese in Sardegna insieme a tre suoi amici nel 2019.

Nel corso dell’udienza sono spuntate fuori alcune chat risalenti al 2017, che riguardano un incidente in Nuova Zelanda. Il figlio di Beppe Grillo, all’epoca, frequentava una scuola di Auckland durante una vacanza studio all’estero al Macleans College. Ciro venne espulso dall’istituto in seguito ad una serie di affermazioni infelici e volgari dirette al vicepreside e alla sua famiglia: “Io a quello lo prenderei a schiaffi. E mi sc… le due figlie”. Le autorità neozelandesi non hanno preso alla leggera le minacce, a quanto traspare dalle chat tra Ciro e sua madre, Parvin Tadjik“Ca…i durissimi in Nuova Zelanda”.

“In Nuova Zelanda minacciare qualcuno è gravissimo.” –afferma senza mezzi termini Tadjik in chat- “Soprattutto dire che tutti ce l’hanno con te, è la scusa dei c…Ti vogliono espellere con foglio di via, forse anche con la polizia. Non capisco perché ti fa piacere restare in un ambiente così ostile. Ma credo che se non ti dai una raddrizzata ora, subito, il tuo futuro di m… sia già segnato”. La difesa nega la rilevanza dell’episodio nel caso, riferendosi alla frase pronunciata in Nuova Zelanda come “un’espressione felice e certo maleducata”.

La chat è stata messa di fronte proprio a Parvin Tadjik durante la sua testimonianza. La donna aveva negato l’esistenza di precedenti di molestie nel passato di suo figlio. “Vedo già la faccia di mio figlio che la pronuncia” –ha affermato Tadjik sulla frase incriminata- “Ma l’ho sentita dire tante volte da voi uomini”.

Le testimonianze al processo, l’amica della madre: “L’ho vista tranquilla, in accappatoio”

Nel corso della terza udienza, il giudice ha ascoltato diverse testimonianze oltre a quelle della Tadjik.

Tra queste c’è quella di Cristina Stasia, sua amica e ospite nella sua villa a Porto Cervo il giorno del presunto stupro. Stasia sostiene di aver visto la vittima la mattina dopo: “Nel patio ho visto una ragazza in accappatoio e asciugamano come turbante in testa, coi piedi sul tavolo, fumava una sigaretta. Tranquilla, non ha chiesto aiuto”. 

La colf di casa, Rosa Avila Imenez, afferma di non aver visto nulla di strano: “Non ho notato nulla di anomalo.

Ho visto le due ragazze andare via con Ciro e Corsiglia alle 2,30 del pomeriggio”. Anche Parvin Tadjik ha dichiarato di non aver sentito nulla mentre dormiva nell’appartamento di fianco alla villa. L’avvocato della ragazza scandinava ha trovato irrilevanti le testimonianze: “Il fatto che i testimoni non abbiano sentito nulla non ha alcuna rilevanza. Non stiamo parlando di uno stupro avvenuto per strada, ma di una persona che non poteva chiedere aiuto, perché non era in uno stato di piena coscienza e capacità”.