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Perchè i magistrati sono così interessati al cellulare del dg di Milano

Perchè i magistrati sono così interessati al cellulare del dg di Milano

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Perché è stata aperta un’inchiesta assurda come quella sulla vendita del Meazza? Sicuramente ci sono più motivazioni. Ma la prima fra tutte è il fatto che la Procura su tutta una serie di partite continua a sollevare dubbi su come vengono interpretate le leggi. L’ha fatto infatti sull’urbanistica, con i procedimenti delle autorizzazioni. L’ha fatto poi sulla Fondazione Milano Cortina, dicendo che è di natura pubblica anche se c’è una “interpretazione autentica” che dice che è privata. L’ha fatto anche sulla legge Stadi, che è stata usata dal Comune di Milano sulla vendita del Meazza, per dire che non sostituisce la gara.

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Fuori dai tecnicismi: è chiaro a tutti che il Meazza se lo potevano comprare solo Milan e Inter.

E’ chiaro a tutti che dall’istante zero l’unico interesse del Comune era fare in modo che le squadre non solo restassero a Milano, ma che rimanessero a San Siro. In caso contrario il prezzo da pagare sarebbe stato pesantissimo: uno stadio obsoleto, da ristrutturare, che non sarebbe stato usato dalle squadre che di fatto ne garantiscono la sopravvivenza. Insomma, di poco chiaro sulla vicenda del Meazza c’è poco o nulla. Eppure, nei corridoi di Palazzo di Giustizia, si mormora che c’è un risvolto non da poco nell’inchiesta sullo Stadio. Perché fino ad oggi non era mai stato sequestrato il dispositivo mobile del direttore generale, Christian Malangone. Non ne erano mai state copiate le chat di Whatsapp. Non erano mai state fatte ricerche in base a parole chiave. Tutto quello che è uscito sui giornali, specialmente la scorsa estate, era frutto dei messaggi registrati dai cellulari di persone terze. Adesso, invece, la Procura ha il dispositivo. Le cronache dei giornali ci hanno informato del diniego di Malangone – consigliato dall’avvocato Domenico Aiello – a sbloccare il cellulare. Ma è chiaro che gli esperti informatici riusciranno sicuramente a penetrare nell’apparecchio. La domanda è: che cosa ci troveranno? Quante e quali chat con tutto il mondo di Milano che conta saranno rinvenute? I più complottisti arrivano a dire che sarebbe stata questa la vera motivazione del sequestro, e che si prepara una nuova bufera. Altri, più laconicamente (e forse più realisticamente), dicono che nulla c’è da nascondere e nulla quindi sarà trovato, di compromettente. Ad ogni modo, è una storia che sta molto facendo discutere i salotti buoni (e cattivi).

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