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Nella settimana delle proteste #IoApro, il dramma dei ristoratori in cifre

La crisi nera dei ristoranti e delle prenotazioni, vista dal sito The Fork. Le differenze tra regioni (e Paesi europei).

Abbiamo visto tutti le proteste, le grida, le occasionali pagliacciate più estremiste. La settimana scorsa è stata dominata dalle proteste di #IoApro, hashtag dietro al quale si nasconde la rabbia e frustrazione di lavoratori e imprenditori della ristorazione. Al di là delle tentate manipolazioni politiche, una protesta condivisibile e giustificata dalla giungla di divieti, chiusure e provvedimenti anti-Covid.

La situazione in Italia

A confermare l’impatto avuto dagli eventi dell’ultimo anno sul settore è arrivato anche il report di The Fork (pdf), leader nella prenotazione online di ristoranti presente in 22 paesi, proprietà di TripAdvisor. Grazie ai suoi 80 mila ristoranti affiliati, il portale ha potuto registrare la fluttuazione tra la prima ondata, il (parziale) recupero estivo e gli ultimi mesi. Tra le aree più colpite, quelle metropolitane, a cui è mancato il turismo ma soprattutto l’affluso di lavoratori e lavoratori a causa dello smart working. Meglio nelle aree più turisticizzate: “nelle province di Ancona, Livorno e Siracusa e nella città metropolitana di Napoli”, si legge nel report, “nei mesi estivi è riscontrabile una crescita percentuale dei coperti prenotati che risultano superiori a quelli del 2019.”

Grafico da The Fork

L’estate scorsa (e quella che si avvicina)

Un’estate salvata in corner dal turismo interno, come rischia di diventare anche la prossima, peraltro. Gli effetti sull’occupazione sono stati pesanti: in un sondaggio condotto per il rapporto, il 52% dei rispondenti ha detto di aver applicato “la disoccupazione temporanea per la totalità del suo personale, mentre quasi il 20% lo ha fatto per oltre la metà del suo staff”. Solo il 6% ha rinunciato a “tutto” il proprio personale mentre il 70% ha resistito indenne. (I dati sono aggiornati alle prime settimane del 2021.) E gli aiuti statali? Il 92% degli intervistati non li ritiene “sufficienti alla sopravvivenza”.

Unanimità, o quasi. Le categorie del settore puntano infine sulle riaperture e – soprattutto – sulla possibilità di sistemare tavoli all’aperto con la libertà già sperimentata la scorsa estate. Nel frattempo, come abbiamo visto altrove, in Spagna la situazione sembra essere migliorata da tempo.

Grafico da The Fork