Live

Inchiesta Dhl. I manager in fuga da pm e prefetto Saccone. Le mail dei fornitori: “Così non ce la facciamo”

Sfuggire ai magistrati e al prefetto Renato Saccone. É la sintesi di una serie di documenti interni a Dhl Supply Chain Italy trovati dai pm

Sfuggire ai magistrati e al prefetto Renato Saccone. Ecco la sintesi di una serie di documenti interni a Dhl Supply Chain Italy. A trovarli il 9 marzo 2021 nello stabilimento della multinazionale di Settala sono i pm Paolo Storari e Giovanna Cavalleri che indagano sulla maxi evasione fiscale e contributiva che ha coinvolto i fornitori del ramo italiano controllato dalle poste tedesche.

Inchiesta Dhl: il lavoro dei magistrati meneghini

A cosa servono le cooperative di manodopera alla controllata del gruppo Deutsche Post? “Minore costo del lavoro dovuto a minori benefit e applicazione dei livelli” contrattuali si legge testuale dentro la presentazione che i magistrati meneghini che indagano sul numero uno del gruppo, Antonio Lombardo, e sull’ex Presidente “Eddy” De Vita, definiscono il “piano B”.

Quali sono invece i punti di debolezza del modello subappalti? “Difficoltà nella gestione organizzativa delle coop” scrivono i manager dimostrando come ci sia un collegamento diretto nell’organizzazione del lavoro fra il committente e l’appaltatore.

Minacce? Secondo Dhl il costo del lavoro in crescita progressiva da anni, grazie agli allineamenti normativi e alle battaglie sindacali che hanno portato i minimi tabellari a salire dell’8% e i lavoratori delle coop a vedersi riconosciuti assicurazione sanitaria, ticket restaurant e una serie di benefit. Ma anche il rischio della “responsabilità solidale” sulla filiera e cioè di dover rispondere per conto degli appaltatori dei loro comportamenti illeciti.

Dhl e l’ombra del “rischio Ceva”

Infine il “rischio Ceva”. Fanno riferimento a Ceva Logistics, leader mondiale nel settore delle spedizioni e della logistica, che a maggio 2019 è stata commissariata (fino a febbraio 2020) dal Tribunale di Milano per lo sfruttamento dei lavoratori a cui era dedito il consorzio Premium Net da 10mila dipendenti in Italia (dissequestrato nelle scorse settimane) nel sito “Città del Libro” di Stradella. Intercettazioni telefoniche e 306 testimonianze hanno dimostrato che il ramo italiano di Ceva Logistics, che serve clienti come Lavazza, Tim, J&J, Daikin, Rcs e Sole24Ore e dopo l’inchiesta azzerà il management con la nuova proprietà francese, sapeva e ha agevolato i reati anche attraverso società cooperative che sfruttavano i lavoratori, italiani e dell’Europa dell’Est.

La notizia manda nel panico i manager delle altre multinazionali, inclusa Dhl. In quelle settimane del 2019 si scambiano mail con il dispositivo firmato dal Presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Milano, Fabio Roia, e commenti allegati. Dhl commissiona alla società di consulenza MA.CE.AS un’analisi della rischiosità in relazione alla responsabilità solidale del committente dopo che il Decreto Dignità è stato convertito in legge.

Ceva Logistics e il primo commissariamento di una “big”

L’atteggiamento è scomposto. È la prima volta che il commissariamento colpisce una big. In seguito al “caso Ceva” il prefetto di Milano, Renato Saccone, si muove. Convoca un tavolo in corso Monforte a Milano con tutte le principali aziende. Il commissariamento ha dimostrato che serve aumentare le tariffe almeno del 20% per garantire le tutele di base dei lavoratori. Il 14 ottobre Saccone vuole far siglare un patto che tuteli diritti dei lavoratori e concorrenza leale. Lo fa prevedendo un livello minimo di costo orario e il rafforzamento della “reponsabilità solidale” su tutta la filiera dell’appalto, lungo l’asse committente-cliente.

La logica? Basta con il risparmio in termini economici grazie a sfruttamento, mancato riconoscimento di benefit e all’utilizzo di differenti forme di inquadramento contrattuale degli operai impiegati nell’attività di handling. Dhl si siede fra i principali attori del tavolo. Terrorizzata dalla possibilità che l’amministrazione giudiziaria, misura che serve a sradicare infiltrazioni e comportamenti criminali nel minor tempo possibile per restituire l’azienda “ripulita” al mercato spesso con il management azzerato, colpisca anche loro. Ci sono solo tre possibili esiti: i giudici prorogano il commissariamento; revocano la misura; oppure confiscano i beni frutto delle attività illecite per reimpiegarli. Bisogna evitare questo scenario.

I buoni propositi? Solo sulla carta

I buoni propositi però rimangono solo sulla carta. Le mail allegate nelle carte dei pm parlano chiaro e mostrano in maniera plastica il potere di ricatto delle multinazionali sulla manovalanza: “Cosa altro dovranno fare le società consorziate per assicurare a Dhl Supply Chain un utile sprofondando a loro volta in una perdita insostenibile?” scrive il 3 marzo 2021 – sei giorni prima gli inquirenti e la Guardia di Finanza si presentino negli uffici – il responsabile del Consorzio Ids, Claudio Rizzelli, al dirigente Dhl Alberto Pizzi. L’oggetto del contendere? L’ennesimo taglio delle tariffe da parte della multinazionale. Il “bluff” di Dhl non è bastato. Ora le carte sono sul tavolo.