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L’Europa ci darà il “diritto alla disconnessione”?

Essere costantemente connessi, insieme alle forti sollecitazioni sul lavoro e alla crescente aspettativa che i lavoratori siano raggiungibili in qualsiasi momento, può influire negativamente sui diritti fondamentali dei lavoratori nonché sulla loro salute fisica e mentale e sul loro benessere”. È piuttosto chiara la Proposta di Risoluzione (clicca qui per scaricarla in pdf) approvata dalla Commissione per l’occupazione e gli affari sociali dell’Unione Europea sul cosiddetto “diritto alla disconnessione”: un provvedimento che ha appena iniziato il suo iter legislativo e arriva in un momento propizio, in cui milioni di persone hanno toccato con mano il fragilissimo equilibrio tra “lavoro” e “vita personale”. Per “disconnessione” la proposta intende “il mancato esercizio di attività o comunicazioni lavorative per mezzo di strumenti digitali, direttamente o indirettamente, al di fuori dell’orario di lavoro”, ovvero la possibilità che un lavoratore smetta di lavorare, anche se in telelavoro, rispettando gli orari stabiliti con il datore di lavoro.  

Nel documento si “invita la Commissione a valutare e affrontare i rischi di una mancata tutela del diritto alla disconnessione” e “ad adoperarsi affinché gli Stati membri e i datori di lavoro garantiscano ai lavoratori la possibilità di esercitare il loro diritto alla disconnessione”. Inoltre, si legge nel testo che “i lavoratori – si legge nel testo dovrebbero disporre di un’adeguata protezione giudiziaria e amministrativa contro un trattamento sfavorevole in risposta all’esercizio dei diritti sanciti dalla presente direttiva o a un tentativo di esercitarli, compresi il diritto di ricorso e il diritto di avviare procedimenti amministrativi o giudiziari per garantire la conformità con la presente direttiva.” La risoluzione è passata con 31 votes favorevoli, 6 contrari and 18 astenuti e ha avuto il sostengo anche del Ministro per il Sud e la Coesione territoriale, Giuseppe Provenzano.