La recente decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti ha segnato un punto di svolta nella politica commerciale di Donald Trump. La sentenza, che ha messo in discussione la legalità di molte delle tariffe imposte dalla sua amministrazione, ha spinto Trump ad adottare nuovi dazi globali al 15% sulle importazioni negli Stati Uniti. Questo provvedimento arriva in un clima di crescente incertezza sia interna che internazionale, soprattutto per quanto riguarda i rapporti commerciali con l’Unione Europea.
La risposta europea: “Chiarezza e rispetto degli impegni”
La Commissione Europea ha espresso preoccupazione sulle ultime mosse americane. In una dichiarazione ufficiale si legge che “l’Unione Europea si aspetta che gli Usa onorino gli impegni assunti con la Dichiarazione congiunta, come la Ue mantiene i propri impegni”. La richiesta di chiarezza arriva in vista del voto in commissione Commercio dell’Europarlamento, previsto per martedì prossimo, volto ad approvare un nuovo accordo Usa-Ue sui dazi. La Commissione ribadisce che “quando applicati in modo imprevedibile, i dazi sono intrinsecamente destabilizzanti, minando la fiducia e la stabilità nei mercati globali e creando ulteriore incertezza nelle catene di approvvigionamento internazionali”.
Intanto, il presidente della commissione Commercio dell’Europarlamento ha annunciato di voler “mettere in pausa il lavoro legislativo fino a quando non avremo una valutazione legale adeguata e chiari impegni da parte Usa”. La situazione viene definita come “caos puro sui dazi da parte dell’amministrazione Usa”, con domande senza risposta e crescente preoccupazione per i partner commerciali globali.
Le rassicurazioni dagli Stati Uniti
Dal fronte americano non tardano ad arrivare delle rassicurazioni. Jamieson Greer, rappresentante Usa per il Commercio, ha dichiarato che “gli accordi rimarranno validi nonostante la sentenza” e che “stiamo avendo con loro conversazioni attive, vogliamo che capiscano che questi accordi continueranno ad essere validi”. Greer precisa anche che “noi ci aspettiamo che loro li rispettino, ci aspettiamo che i nostri partner li rispettino”. L’atteso incontro previsto tra Trump e Xi Jinping ad aprile a Pechino dovrebbe “mantenere la stabilità, assicurare che i cinesi mantengano i loro impegni per l’acquisto di prodotti agricoli americani, Boeing e altri e assicurare che ci inviano le terre rare di cui abbiamo bisogno”.
Sondaggi in calo per Trump: disapprovazione ai massimi dal 2021
Nonostante le dichiarazioni rassicuranti dell’amministrazione statunitense, la popolarità di Trump subisce un duro colpo. Secondo un sondaggio pubblicato da Washington Post-Abcnews-Ispos Poll, il livello di disapprovazione nei confronti del presidente è ora al 60%, con il 47% che esprime un’opinione fortemente critica. Solo il 39% degli intervistati approva l’operato di Trump. Questi dati rappresentano il livello più basso dall’inizio del suo secondo mandato, paragonabile a quello registrato dopo gli eventi del 6 gennaio 2021.
Tra le cause principali della disapprovazione ci sono i risultati economici: il 65% degli americani boccia le misure per contenere l’inflazione, il 64% la politica dei dazi e il 57% l’azione economica generale. Le critiche riguardano anche altri ambiti: il 58% disapprova la gestione dell’immigrazione e il 62% la politica estera. Sul tema della trasparenza, una maggioranza del 65% ritiene che Trump abbia ecceduto nell’esercitare i poteri presidenziali, percentuale in crescita rispetto ai mesi precedenti.
Conseguenze politiche e prospettive future
I nodi aperti riguardano sia il contesto internazionale che la tenuta interna della presidenza. Il clima di incertezza viene avvertito anche tra gli alleati storici degli Stati Uniti che, come evidenzia la Commissione Europea, chiedono “certezze legali” prima di proseguire nei negoziati. In attesa del voto in commissione Commercio dell’Europarlamento, resta difficile prevedere quali saranno le mosse decisive dell’amministrazione e l’effettivo impatto delle nuove tariffe sulle relazioni economiche mondiali.
Il dibattito resta quindi aperto e si scontrano, come spesso accade, esigenze interne di consenso e pressioni internazionali per maggiore stabilità e prevedibilità nelle scelte politiche e economiche. Nel frattempo, i risultati dei sondaggi rappresentano per Trump un segnale di allarme da non sottovalutare, mentre l’Europa e altri partner commerciali osservano con attenzione e preoccupazione l’evolversi della situazione.
