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Inchiesta DHL, ecco i manager della multinazionale nel mirino del fisco

Inchiesta DHL, l'indagine di Fiamme Gialle e Procura di Milano arriva fino all'ex presidente e al numero uno della big tedesca della logistica

Oltre 1500 lavoratori assunti dalle “finte” cooperative. Ecco il “sistema” di cui parla la Procura di Milano nell’inchiesta su DHL Supply Chain Italy, il colosso della logistica appartenente al Gruppo Deutsche Post (le Poste tedesche), per una presunta maxi frode sull’Iva e sui contributi dei lavoratori. 

Condotte che agevolano “lo sfruttamento dei lavoratori” e che determinano pratiche di “concorrenza sleale” con anche l’emissione e l’utilizzo di fatture “per operazioni soggettivamente inesistenti”. L’indagine condotta dal Nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza, coordinata dai pm Paolo Storari e Giovanna Cavalleri, ha portato il 7 giugno al sequestro preventivo di oltre 20 milioni di euro per la presunta maxi frode sull’Iva.

Nelle carte dei pm oltre alla big della logistica ci sono finiti come indagati Fedele De Vita, presidente della società fino al 2018, e l’attuale numero uno Antonio Lombardo che guida il consiglio di amministrazione formato anche da Arturo Giovanni Paoletti e Peter Maria De Bock.

Un’informativa dell’Agenzia delle Entrate alla base dell’inchiesta DHL

L’indagine nasce da un’informativa che l’Agenzia delle Entrate ha inviato a febbraio 2020 ai magistrati milanesi durante le indagini sul caporalato fra i rider di Ubereats, mostrando plasticamente una volta di più come sia l’intero mondo della logistica milanese e lombarda ad essere attenzionata della procura meneghina.

Dentro il documento dell’Agenzia fiscale italiana ci sono gli attuali indagati ma viene descritto anche il meccanismo dell’intero “sistema”, nel biennio 2018-2019, dagli stabilimenti DHL attenzionati in Lombardia fino ai manager della multinazionale che avrebbero un ruolo nella filiera oggetto di indagine anche senza responsabilità individuali o penali.

La Sezione Contrasto Illeciti dell’Agenzia delle Entrate, guidata dal dottor Andrea Caruso, scrive ai pm di Milano di prestare attenzione a decine di cooperative di lavoro, al 90% domiciliate agli stessi indirizzi di Milano (viale Brianza, via Roncaglia) negli studi di due dipendenti del Consorzio Industria dei Servizi che poi vinceva gli appalti con la multinazionale e di andare a reperire informazioni rispetto alla somministrazione di manodopera nei siti DHL Supply Chain Italy di Settala in viale delle Industrie (sede legale) e nel deposito amministrativo di Liscate lungo la strada provinciale della Cerca.

Inchiesta DHL, numerosi manager e dirigenti sotto la lente dell’Agenzia delle Entrate

Ma il lavoro degli 007 fiscali dell’Agenzia non finisce qui. Nell’informativa finiscono nel mirino numerosi manager e dirigenti di DHL. Il tema giudiziario (e anche politico) da anni è infatti quello di comprendere quanto la società committente “guadagni” dai comportamenti fraudolenti degli anelli bassi della catena (per esempio coop e consorzi che omettono pagamenti Iva e contributi dei lavoratori) e se nel caso orchestri da dietro le quinte quegli stessi comportamenti.

Stando a quanto riporta l’Agenzia delle Entrate i dirigenti del colosso della logistica tedesco, almeno all’epoca degli accertamenti fiscali 2018-2019, importanti sotto questo profilo sono il General Manager Business Unit Guglielmo Piroddi, già dirigente della società Ceva Logistcs Italia, procuratore di DHL Supply Chain e nominato nel 2019 a capo della Divisione “Consumer&Retailcon il potere di stipulare, attuare, risolvere o modificare i contratti relativi all’attività logistica di spedizione e trasporto come quelli di facchinaggio e di appalto nei magazzini o quelli per la sicurezza e la gestione qualità.

Era suo il compito sia di assumere il personale ma anche di adottare misure di prevenzione dei rischi nello svolgimento delle attività come garantire il presidio dall’interferenza negli appalti, assicurare il rispetto delle normative e rappresentare la società nei confronti degli organi di controllo.

Non è l’unico manager a finire nelle carte del fisco: c’è anche l’HR Manager Luigi Longaretti, il funzionario a capo della Business Unit “E&M Automotive e SL Paolo Camusso, il “Site Manager” presso l’unità locale di Lacchiarella Marco Mazzucchi e infine l’Head of Trasporto di DHL Supply Chain Italy, Andrea Cotecchia.