Feltrin-Orsini, quella battaglia sotterranea in Federlegno con vista Confindustria

Federlegno, organizzatrice del Salone del Mobile di Milano, contro Emanuele Orsini, suo ex presidente e candidato alla guida di Confindustria

Perché leggere questo articolo? Federlegno, organizzatrice del Salone del Mobile di Milano, si scaglia contro Emanuele Orsini, suo ex presidente e candidato alla guida di Confindustria. Cosa è successo?

Non so come sarà la terza guerra mondiale ma la quarta sarà combattuta con pietre e bastoni“: la frase pacifista di Albert Einstein si può applicare, oggi, alla battaglia tra Claudio Feltrin e Emanuele Orsini sull’asse tra Federlegnoarredo e Confindustria. La guerra mondiale in cui i due leader hanno usato “l’atomica” è stata quella per la conquista dell’associazione di categoria. E ora con pietre e bastoni (di legno) si combatte lo spin-off di questa partita. Il primo round è andato a Feltrin, che nel 2023 si è riconfermato presidente di Federlegno col 95% dei voti superando il veto del predecessore Orsini. Il secondo è invece in corso ora: Orsini sfida Antonio Gozzi e Edoardo Garrone, il duo di big liguri dell’industria candidati, per conquistare la guida di Viale dell’Astronomia.

Orsini-Feltrin, braccio di ferro tra legno e industria

Il 26 gennaio ha iniziato a circolare una lettera di Federlegno a Orsini siglata dal direttore finanziario Gabriele Fraschini. La lettera è una missiva dura che accusa Orsini per la sua gestione da presidente dal 2017 al 2020. In particolare, Orsini è accusato dalla sua associazione per il leasing di una Porsche Panamera e la presenza di una fattura da 10mila euro mai pagata che l’attuale vice di Carlo Bonomi a Viale dell’Astronomia si era impegnato a saldare al posto di un’azienda ai tempi in cui ricopriva la carica di ad di FederlegnoarredoEventi, la società in-house dell’associazione che si occupa di gestire i suoi grandi eventi. Tra cui spiccano le biennali Euroluce e SaloneUfficio (anni dispari), Eurocucina e il Salone Internazionale del Bagno (anni pari) e, ovviamente, il Salone Internazionale del Mobile di Milano.

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Orsini, vicepresidente di Confindustria con Bonomi, rappresenta la Sistem Costruzioni Spa, che l’imprenditore modenese guida e che si occupa di costruire grandi strutture in legno: il target sono i cantieri per scuole, fabbriche, ponti, palestre, stadi, abitazioni civili. Orsini scala la parete di Viale dell’Astronomia con Federlegno che gli fa…fuoco amico! Feltrin, nel 2023, era stato fatto espellere da Orsini dal Consiglio nazionale di Confindustria dopo che aveva deciso di cambiare i presidenti di Assolegno e Assoimballaggi scelti dal suo predecessore. Una mossa, scrisse all’epoca Nord Est Economia, a cui seguì “una reazione – uguale e contraria, direbbe la fisica – da parte dei probiviri di Confindustria nazionale che avrebbero contestato quella mossa all’associazione federata attribuendole comportamenti «non adeguati» e contrari alla logica confindustriale”. Da cui la scelta dei probiviri di sfiduciare Feltrin.

L’asse Milano-Venezia per Orsini

Decisione, questa, bocciata fragorosamente dagli associati di Federlegno che, a marzo dell’anno scorso, hanno riconfermato con forza Feltrin. Per Orsini l’ora della rivincita sull’associazione che gli fa la guerra è giunta con la corsa a Confindustria. L’imprenditore modenese è emerso come candidato forte delle aziende del Nord e Nord-Est in alternativa alla corsa dei liguri Gozzi e Garrone. Orsini ha corso d’anticipo perché capace di ottenere prima di tutti le firme necessarie a candidarsi.

La sua via è quella della Confindustria politica prima ancora che polmone produttivo. La sua estrazione regionale, emiliano di Modena, e la natura ambivalente dei rivali liguri, provenienti l’uno dall’industria energetica (Garrone) e l’altro dal mondo dell’acciaio (Gozzi) hanno spinto però a una convergenza di interessi a favore della sua corsa.

Orsini si trova oggi in campo con dalla sua Assolombarda e la Confindustria di Lecco, Como, Sondrio. Inoltre, dopo la poco chiara vicenda del tramonto della candidatura di Enrico Carraro, presidente di Confindustria Veneto, Orsini ha beneficiato anche dell’appoggio degli imprenditori “serenissimi”. Una convergenza di forze sull’asse Milano-Venezia che ai ben informati lascia presagire uno scenario in cui, in caso di vittoria di Orsini, per un altro veneto, il trevigiano Feltrin, le porte di Viale dell’Astronomia sarebbero sbarrate. Forse definitivamente. Impedendo ogni possibilità di riconferma di una figura che risulterebbe delegittimata.

Federlegno, un fallo di reazione?

Il fallo di reazione di Federlegno, che nel 2023 ha scelto il campo di Feltrin, nasce da questo timore. Osvaldo De Paolini, vicedirettore de Il Giornale, ha sul tema preso le distanze dagli attacchi a Orsini: “lo si accusa di una gestione discutibile nel periodo che fu presidente della società Federlegno Eventi. Accusa curiosa, visto che sotto la sua guida Federlegno Eventi ha visto crescere la cassa da 27,4 a 31,7 milioni di euro e il patrimonio da 45,4 a 69,1 milioni di euro”, ha scritto il giornalista di Via dell’Aprica. Il vicepresidente in carica di Confindustria ha attivato i suoi legali mirando a isolare Feltrin, che ha scelto dunque nettamente l’idea di giocare a viso aperto contro il suo predecessore a Federlegno.

La partita è però complessa, perché certamente anche in caso di sconfitta di Orsini nella corsa a Confindustria contro big come Garrone o Gozzi difficilmente la guerra aperta mossa da un esponente dell’apparato delle associazioni che i probiviri hanno di fatto dichiarato decaduto a chi è, piaccia o meno, un esponente dello stato maggiore di Viale dell’Astronomia può passare inosservato. Nei momenti difficili, Confindustria resta un’istituzione e si anima una corsa a saldare i ranghi a favore delle scelte dell’apparato di vertice. La volontà di Orsini di prendersi la rivincita su Feltrin ha scatenato un fallo di reazione da parte di Federlegno, la cui leadership ha però tutto da perdere di fronte al futuro successore di Bonomi. Chiunque egli sia. Il gioco di ostacolare la corsa di Orsini alla presidenza varrà davvero la candela?