Decoupling, ecco quanto costerebbe all’Italia e all’Europa staccarsi dalla Cina

Che cosa succederebbe se l'Europa dovesse smarcarsi economicamente dalla Cina, proprio come successo col decoupling con la Russia?

Perché questo articolo potrebbe interessarti? Le tensioni internazionali stanno scavando un fossato sempre più profondo tra il blocco occidentale e le autocrazie. L’economia dell’Europa si è ormai sganciata quasi del tutto dalla Russia. Ma che cosa succederebbe nel caso in cui il Vecchio Continente dovesse smarcarsi economicamente anche dalla Cina? In caso di decoupling, ci sarebbe da gestire la scomparsa di un flusso commerciale molto più consistente. Con tanti soldi in più.

E con probabili effetti indesiderati amplificati.

Nel periodo compreso tra il 2015 e il 2019 il commercio tra Unione europea e Russia ha toccato quota 240miliardi di euro. Nello stesso lasso di tempo, e secondo i dati raccolti da UN Comtrade, Ue e Cina hanno raggiunto un interscambio pari a 645 miliardi. Calcolatrice alla mano, quasi il triplo. Tra Mosca e Pechino, dunque, c’è una notevole differenza.

Il report Decoupling Europe, realizzato dal Kiel Institute for the World Economy, sottolinea come l’ipotetico disaccoppiamento unilaterale dell’Unione europea dalla Cina ridurrebbe il reddito reale nella stessa Ue in media dello 0,8%.

In termini di PIL, nel 2019 equivarrebbe ad una perdita permanente del reddito reale di 131,4 miliardi di euro. Se la Cina dovesse reagire, il reddito reale diminuirebbe dell’1,0 % (170,3 miliardi di euro). Con la sua economia estremamente interconnessa a quella cinese, il reddito reale in Germania diminuirebbe addirittura dell’1,4 % (48,4 miliardi di euro). Anche la Cina perderebbe da una simile guerra commerciale, con un reddito reale in calo dell’1,3%.

Un decoupling carissimo

La Cina è troppo grande e potente perché l’Europa possa imitare gli Stati Uniti per ridurre la dipendenza economica da essa. Tutti i governi europei sono cauti nell’interrompere i loro legami commerciali con la Cina per paura di ripercussioni economiche. Nel 2019, il commercio dell’Ue con la Cina è stato di 199 miliardi di euro, in crescita del 6% dal 2017. Nel 2020, invece, il Vecchio Continente ha importato prodotti made in China per un valore di 383 miliardi di euro, primo Paese dopo gli Usa, ed esportato per 203 miliardi.

Per la Cina, dal 2015 l’Ue è il primo partner commerciale, con disavanzo strutturale che oscilla da anni tra i 150 e i 200 miliardi di euro.

La Cina è invece il secondo partner commerciale europeo alle spalle degli Usa. Per fare un confronto, gli investimenti cinesi in Europa sono il 5% di quello statunitensi, 200miliardi contro i 1800miliardi Usa.

Nel marzo 2019, un anno prima della pandemia, la Commissione europea aveva declassato la Cina da “partner strategico” a “partner negoziale”, fino a usare termini come “concorrente economico” e “rivale sistemico”.

Il Covid-19 ha inoltre messo in luce l’eccessiva dipendenza economica dell’Europa dalla Cina. L’interruzione delle catene di approvvigionamento globali, dovuta a lockdown e quarantene, non ha colpito solo il settore sanitario, ma anche l’industria automobilistica e i produttori di elettronica.

I rapporti economici tra Europa e Cina

Il Dragone è rimasto il principale partner commerciale dell’Ue nel settore delle merci. Le due parti ora scambiano in media oltre 2 miliardi di euro al giorno.

Nel 2021, il 38% delle importazioni high-tech dell’Ue proveniva da oltre la Muraglia, compresi prodotti di elettronica, aerospaziali, di farmacia e altri strumenti scientifici. A settembre anche gli investimenti bilaterali risultavano in aumento. Secondo il ministero del Commercio cinese, i primi otto mesi dell’anno in corso hanno visto uno straordinario incremento pari al 123,7% su base annua degli investimenti europei in Cina.

Un eventuale decoupling dell’Ue rispetto alla Cina significherebbe un totale scollamento economico del Vecchio Continente nei confronti del Dragone.

Farlo vorrebbe tuttavia dire sacrificare l’enorme mercato interno cinese, un vero e proprio El Dorado per le aziende occidentali, e pure salutare gli investimenti cinesi in Europa. Perfino Valdis Dombrovskis, commissario Ue al Commercio, ha spiegato che il disaccoppiamento dalla Cina non è un’opzione per le aziende dell’Unione europea. “L’Ue dovrebbe continuare a impegnarsi con la Cina con pragmatismo e senza ingenuità. Le nostre relazioni commerciali hanno bisogno di più equilibrio e reciprocità”, ha recentemente dichiarato. Insomma, per l’Europa smarcarsi dalla Cina sarà ancora più complicato di allontanarsi dalla Russia.

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