Così la Cina vuole oscurare la Silicon Valley americana

Pechino si scrolla di dosso l'etichetta di “fabbrica del mondo” per diventare incubatore hi-tech. E lanciare la sfida all'Occidente

Creare un centro globale all’interno del quale concentrare le più importanti aziende dedicate all’innovazione, all’alta tecnologia e al capitale di rischio. Utilizzare questo hub come volano di crescita qualitativa e sfruttarlo al meglio per affermarsi a livello internazionale. E ancora: investire ingenti risorse – tutto quello che serve, senza limiti – per creare il migliore spazio possibile, tanto per il presente che per il futuro, capace di attirare i più grandi talenti sulla piazza.

Cina, a Zhongguancun prende forma una nuova Silicon Valley

In Cina sta prendendo forma una nuova Silicon Valley, speculare a quella situata negli Stati Uniti, nella San Francisco Bay Area, California settentrionale. Si chiama Zhongguancun e, nonostante quest’area sia localizzata tra la terza e la quarta circonvallazione di Pechino, nella parte nordoccidentale della capitale cinese, non mancano altre zone della città (e, più in generale, del Paese) adibite allo sviluppo high tech.

Ma andiamo con ordine.

Zhongguancun nasce nella seconda metà degli anni ’80 sulla spinta delle riforme economiche che stanno cambiando volto al Paese. Ben presto, sotto la comune denominazione di Zhongguancun Science Park, in quel di Pechino vengono individuate cinque distinte zone di sviluppo. Se l’Haidian Science Park, attraversato dall’asse che collega le maggiori università e centri di ricerca della capitale, è il pilastro chiave dell’esperimento, troviamo altri centri ad arricchire l’offerta.

Cina, incubatore dell’innovazione

È il caso del Fengtai Park, a sud ovest, humus ideale per meccanica, ottica ed energia elettrica; il Changping Park, a nord, dedicato a medicina e bio ingegneria; la Beijing Economic and Technological Development Zone, a sud est, per le esportazioni; la Electronic Town, a nord est per l’informatica. Il cuore di Zhongguancun, come detto, risiede nel distretto di Haidian, dove nel 1988 prese vita la Beijing New Technology Industrial Development Experimentary Zone, ovvero la prima di una serie di zone speciali istituite dal Consiglio centrale di Stato.

Grazie a importanti agevolazioni, tra cui una pesante riduzione della pressione fiscale, oggi quella che è stata soprannominata Silicon Valley cinese si è trasformata in un polo innovativo, sede di aziende e start-up nazionali e di campioni occidentali, come le cinesi JD.com e DiDi ma anche i vari Sony, Google e Intel. Soldi, investitori e talento: per gli addetti ai lavori Zhongguancun è quanto di più simile possa esistere alla tradizionale Silicon Valley statunitense.

Tecnologia made in China: il programma della Greater Bay Area

La recente guerra commerciale con gli Stati Uniti, unita alla crescente diffidenza dell’Europa, ha spinto la Cina a investire sempre di più su tecnologia made in China. Detto del polo pechinese, la Repubblica Popolare può contare su molteplici bocche da fuoco pronte a sparare i loro colpi. A Shenzhen, nel sud del Paese, ha preso vita un’altra Silicon Valley cinese, sede di giganti tecnologici come Huawei e Tencent.

Negli ultimi anni, non a caso, tanto si è parlato di un particolare programma perseguito dal Partito Comunista Cinese: la Greater Bay Area. Attraverso la realizzazione di questo piano, il Dragone punta a unire le città di Macao e Hong Kong a nove città immerse nella provincia del Guandong, Shenzhen e Guangzhou comprese.

L’obiettivo è quello di creare un maxi centro commerciale ed economico integrato che, da qui al 2035, dovrebbe assumere le sembianze di un distretto tecnologico all’altezza della Silicon Valley californiana.

Tra le varie indiscrezioni filtrate, ad esempio, è previsto che la città di Foshan diventi un hub manifatturiero capace di implementare tecnologie all’avanguardia e intelligenza artificiale, mentre Dongguan un centro adibito allo studio della robotica.

Zhongguancun e Greater Bay Area per dare filo da torcere all’Occidente

Considerando che il modello di crescita cinese, basato su lauti investimenti governativi e manodopera a basso costo, ha dato vita alla spaventosa crescita economica della Cina, c’è da scommettere che i due esperimenti citati – Zhongguancun e Greater Bay Area – possano presto dare del filo da torcere all’Occidente. Anche perché Pechino, nel frattempo, si è scrollato di dosso la vecchia etichetta di “fabbrica del mondo” per diventare una sorta di incubatore dell’innovazione.

La Silicon Valley cinese potrebbe smuovere 1,39 trilioni di dollari

Se Stati Uniti ed Europa continueranno a guardare – senza intervenire per tutelare rafforzare i propri campioni tecnologici – la sfida per il controllo del futuro avrà un facile vincitore: la Cina. Basta fare un confronto tra il progetto relativo alla Silicon Valley cinese – almeno la sua forma iniziale – e l’effettiva Silicon Valley a stelle e strisce per rendersi conto di che cosa stiamo parlando. Il piano di Pechino coinvolgerebbe una popolazione di circa 68 milioni di individui, a fronte dei neanche 8 milioni di cittadini presenti nella Valle del Silicio Usa. Come se non bastasse, la superficie della Greater Bay Area si aggira intorno ai 56.000 chilometri quadrati contro i 17.900 della baia di San Francisco. Per quanto riguarda il Pil, la futura Silicon Valley Cinese potrebbe arrivare a smuovere 1,39 trilioni di dollari, contro gli attuali 0,78 trilioni provenienti dalla Silicon Valley di Washington. Se non è un avvertimento, poco ci manca.