Home Politics Niscemi, cronaca di una catastrofe annunciata: la Procura indaga per disastro colposo

Niscemi, cronaca di una catastrofe annunciata: la Procura indaga per disastro colposo

Niscemi, cronaca di una catastrofe annunciata: la Procura indaga per disastro colposo

Niscemi, cuore della Sicilia scivolato nell’angoscia, è oggi spettatore impotente di una lenta quanto imponente catastrofe. Un lenzuolo bianco domina la piazza principale, con la scritta «Niscemi rialzati», quasi una preghiera per un paese ferito da una frana che ha inghiottito la collina su cui sorge. “Abbiamo perso tutto”, raccontano gli abitanti, mentre nel Comune si susseguono vertici e la chiesa vicina si riempie di fedeli: la Madonna del Bosco è diventata ora il simbolo della speranza, portata in processione come un baluardo contro l’incubo collettivo.

Così Niscemi è diventata un paese fantasma

Niscemi è diventata un paese fantasma, i suoi quartieri transennati, le case svuotate di memoria e futuro. “Non mi è rimasto più niente -ha raccontato un cittadino ai cronisti – dormo al centro di accoglienza, non so dove andare. Ho perso la mia serenità. Per dormire ho bisogno delle gocce. Sono anche senza macchina perché è rimasta intrappolata nel garage della mia abitazione che sta per crollare”. Le storie degli sfollati si intrecciano in una spirale difficile da spezzare: oltre 1.500 persone evacuate, bambini, anziani, giovani coppie con i sogni a pezzi. Il palazzetto “Pio La Torre” si è trasformato in centro di accoglienza, brandine e cucine allestite in fretta e furia, e una settantina di volontari spalleggia un paese che vive con le valigie pronte. “Spero – afferma tra le lacrime una donna – che non ci lascino soli, che le istituzioni facciano qualcosa subito”.

L’origine del disastro: una fragilità nota e l’irresponsabilità diffusa

Questa non è una slavina improvvisa. Come annota il presidente dei geologi siciliani Paolo Mozzicato, “non può essere letta come evento improvviso o eccezionale, ma va inquadrata all’interno di un contesto geologico ben noto e storicamente documentato”. Niscemi è infatti ciclicamente funestata da questi fenomeni, come nel 1790 e nel 1997, per via delle caratteristiche “sabbioso-argilloso-marnose” dei terreni, dell’assetto stratigrafico e di una dinamica idrogeologica complessa. I processi smottano “lenti ma persistenti”, pronti a risvegliarsi quando le condizioni peggiorano: “prolungati periodi di pioggia, alterazioni del deflusso delle acque, urbanizzazioni non compatibili e scarsissima manutenzione” sono il cocktail esplosivo. Una bomba che esplode tra le mani di una comunità che si sente tradita anche dall’immobilismo di chi avrebbe dovuto prevenire.

La Procura in campo, la frana diventa un caso giudiziario

E torniamo così alla cronaca più stretta: la Procura di Gela ha aperto un’indagine per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana. Il procuratore Salvatore Vella ha varcato la zona rossa per un sopralluogo dettagliato, mentre ora il fascicolo – ancora a carico di ignoti – muove i primi passi in una vicenda giudiziaria destinata a far rumore. L’obiettivo: far luce sulle responsabilità amministrative, tecniche e istituzionali. Intanto, a garantire un presidio efficace su un territorio sempre più fragile veglia un impianto di controllo avanzato, anche grazie all’opera incessante della Protezione civile e delle forze dell’ordine.

L’impatto sistemico su famiglie, scuole ed economia locale

Questa frana non conosce requie. Due arterie vitali, la provinciale 12 per Gela e un’altra strada strategica, sono chiuse; l’unica via d’uscita è a ovest, proseguendo sulla statale tra Gela e Vittoria. I braccianti non possono raggiungere le campagne, le aziende sono isolate, il dolore tocca anche il tessuto produttivo. E ancora: “centinaia di bambini sono costretti a stare a casa perché le scuole che frequentano sono state chiuse per la frana” – ben cinque istituti, tra cui Belvedere, Don Bosco, San Giuseppe, Collodi e Pirandello, tutti in zona rossa.

Giorgia Meloni ha sorvolato le zone devastate: “Il Governo agirà celermente”

Giorgia Meloni – che pochi minuti dopo le 11 è arrivata in municipio, preceduta da un sorvolo sulle zone devastate – cerca di rassicurare: «Quanto accaduto per la frana del 1997 non si ripeterà, il governo agirà in maniera celere». Chiede ai tecnici “il punto della situazione, la descrizione puntuale dell’evento e la necessità di lavorare a una risposta concreta per questa nostra comunità”, come riferisce il sindaco Massimiliano Conti. Sta prendendo forma “un crono programma, un timing preciso di questi interventi”, e tra le ipotesi c’è anche un “piano casa” per i senza tetto.

 

 

 

 

 

Il presidente della Regione Renato Schifani ricorda: “L’entità dei danni del ciclone Harry… ammonta a circa due miliardi. E’ una situazione che si evolve sempre con maggiore gravità”. Rivendica la tempestività delle istituzioni – “abbiamo stanziato subito 90 milioni di euro… per un decreto che consente l’erogazione quasi immediata di 5000 euro a famiglia e altre somme per le attività commerciali” – e non si lascia trascinare nella bufera politica: “Ognuno fa la propria parte, possiamo contare su fondi nazionali e regionali”.