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Il futuro dei viaggi di lavoro, dopo Zoom e le videocall

“Questo viaggio di lavoro potrebbe essere una call su Zoom”: lo sentiremo sempre su spesso, anche alla fine dell'emergeza Covid.

Prima o poi, e speriamo più prima che poi, torneremo a viaggiare. Forti dei nostri vaccini, torneremo su treni, aerei, autobus, magari in tempo per le vacanze estive. Quello degli spostamenti aerei è stato uno dei settori più devastati dalla pandemia, che in Italia ha registrato un -60% (dati: gennaio 2021), facendo tornare il settore al indietro di quasi vent’anni, al 2003.

Risultato, una catastrofe per tutto l’indotto aeroportuale e un’enorme speranza per il futuro. Speranza che, però, potrebbe doversela vedere con i cambiamenti delle abitudini di molti nel corso dell’ultimo anno. Le videoconferenze esistevano da tempo, ad esempio, ma solo dall’aprile 2020 sono diventate essenziali per tutti. Nonostante gli impacci e lo stress che spesso provocano, tutte cose di cui True Working si è occupata spesso, le comodità di Zoom, Microsoft Teams, Google Meet e compagnia sono innegabili. E saranno difficili da dimenticare.

Quanto sarà probabile tornare a salire su aereo o un treno ad alta velocità per un incontro di lavoro, quando l’alternativa è ormai nota a tutti? Economica e semplice, la videoconferenza rischia di intaccare sensibilmente un business che, secondo cifre riportate dal New York Times, avrebbe un giro d’affari da 1,4 trilioni di dollari.

Pensateci, quante volete siete andati a Roma o Milano per un incontro che “poteva essere una mail”, come si suol dire? E quanti di quelli, oggi, potrebbero essere fatte dal computer? Mentre le industrie legate al viaggio e al turismo aspettano con ansia un giorno migliore, vale la pena anche chiedersi cosa ci sarà dall’altra parte del tunnel, ora che la luce alla sua fine è così vicina a noi.