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Blackstone-Reale, l’affare da 1 mld e quei mal di pancia fra soci e big del real estate

Vale un miliardo l'affare sul "mattone" della nobiltà, ed è cosa fatta. Nel mercato c'è chi non l'ha presa benissimo

Finirà così: l’amministratore delegato Giancarlo Scotti porterà a casa un bonus da 10 milioni di euro. O almeno questo si mormora in ambienti di mercato. Il banchiere d’affari Gerardo Braggiotti chiude uno dei “club deal” più imponenti della sua lunga vita in finanza, fra Mediobanca, Lazard e Goldman Sachs.

Blackstone-Reale, affare da 1 miliardo. Il capitalismo finanziario sul mattone della borghesia

Il “sangue blu” della Lombardia, decine delle famiglie nobili e borghesi, liquideranno dopo oltre un secolo e mezzo la loro cassaforte immobiliare: la Compagnia Reale Italiana, per certi versi anche una camera di compensazione dei cognomi che contano. Non lo faranno certo a gratis. L’affare Blackstone-Reale vale 1,1-1,2 miliardi di euro che incasseranno. Tutti i 331 azionisti trattati alla stessa maniera in base alle quote in loro possesso. Però stupisce. Il capitalismo delle grandi famiglie – da Luca Rinaldo Contardo Padullia quella del presidente  Achille Balossi Restelli, fino ai Borromeo, i Melzi d’Eril, gli Agazzi de Villeneuve, i Medici di Marignano come il vice presidente Gian Giacomo, i Brambilla di Civesio, i De Capitani d’Arzago – ecco loro in qualche modo si arrendono allo strapotere del capitalismo finanziario e manageriale dei maxi fondi.

Così il palazzo del Bar Magenta, i pregiati numeri civici di via Vincenzo Monti, il meglio degli edifici nel quadrilatero della moda di Milano cambieranno proprietario. Diventeranno americani. Con Blackstone, e a sua volta Kryalos, la società di gestione del risparmio guidata da Paolo Bottelli, che dopo lo shopping su Rcs e Cdp (la sede di via San Marco il cui affitto è sconosciuto) vogliono “valorizzare” il patrimonio. Farlo aumentare di valore. Ancora una volta e una volta di più. Come si valorizza qualcosa che è già oggi il “meglio” di una città in totale espansione immobiliare, qualcuno dice in “bolla”, che sembra non conoscere limiti? Chissà. Forse acquistando in blocco e poi rivendendo in piccoli lotti dopo un miglior analisi delle potenzialità del portfolio. Forse decidendo di cambiare la tradizionale linea di Reale Compagnia sui conduttori degli edifici. Forse con operazioni di efficientamento (energetico, edilizio, urbano) sfruttando anche gli ampi spazi fiscali e normativi che la legislazione italiana oggi offre su questo fronte, anche se pare l’opzione meno probabile: perché il “mattone della borghesia” è già oggi conservato in maniera ottimale. Cosa accadrà per davvero nessuno al momento lo sa. Contattati da True-News il duo Blackstone-Kryalos non hanno voluto “bruciare” la loro strategia rendendola pubblica da subito. Ed è legittimo. Come anche non parla lo studio legale che cura gli aspetti giuridici per conto di Blackstone: il celebre studio Gattai, Minoli & Partners che ha intavolato la trattativa con i legali di Reale Compagnia: l’avvocato Luca Fossati socio di Chiomenti e l’avvocato Franco Gianni per Gianni&Origoni.

Gli azionisti di Reale informati il 24 settembre

Fin qui quello che accadrà, salvo soprese dell’ultima ora. Il duo Scotti-Braggiotti, che ha messo in piedi l’operazione all’oscuro degli azionisti e dei soci che sono stati ufficialmente informati solo il 24 settembre con una lettera, ora ha la time line serrata. Serve chiudere il deal con Blackstone entro il 2 novembre per il primo ingresso con il 70% delle quote. Poi, a cascata, nei mesi successivi, gli americani saliranno fino al 100%. Per portare a casa il risultato una sola tappa è cruciale: l’assemblea plenaria del 25-26 ottobre. Due ordini del giorno fondamentali: cambiare lo statuto di Reale Compagnia per permettere l’ingresso nell’azionariato di persone giuridiche. Fino a oggi non è stato così.

Blackstone-Reale: l’assemblea del 25 ottobre. Bonus e statuto da modificare

Secondo? La “Proposta di attribuzione di un bonus straordinario a uno o più amministratori con espressa esclusione degli amministratori soci” recita la convocazione dell’assemblea pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Un bonus straordinario che fa chiacchierare il mercato da settimane: si dice che siano 10 milioni di euro per l’amministratore delegato. Nessuno conferma e nessuno smentisce e quindi la cifra, almeno fino alla sua ufficializzazione, corre di bocca in bocca.

La querelle sul bonus di Giancarlo Scotti

Fa anche discutere. “Una cifra spropositata” raccontano alcuni addetti ai lavori di real estate e finanza. “In linea con ciò che accade sui mercati internazionali” ribattono altri dicendo che “se chiudi un deal da un miliardo, 10 milioni di bonus te li sei proprio guadagnati”. E poi c’è una terza via, la più moderata ma forse quella più realistica: la cifra è in linea con gli standard internazionali. Ma se la dovrebbe prendere l’advisor dell’operazione, non l’amministratore delegato che rappresenta, almeno sulla carta, tutti gli azionisti. Chi è l’advisor? Gerardo Braggiotti e Goldman Sachs, anche se della partita è anche Colliers (che ha appena acquisito la maggioranza di Antirion sgr dell’israeliano Ofer Arbib). Il punto è che distinguere, anche umanamente, fra Braggiotti e Scotti è complicato. I due sono fratelli, non di sangue, ma fratelli. Uniti da un legame speciale, sin dai tempi di Lazard dove hanno convissuto.

Blackstone-Reale, i mal di pancia di piccoli azionisti e big del real estate

Terzo fronte. Lo scontento o, se vogliamo, gli “sconfitti” di questa partita. In teoria una partita di mercato ma che invece è stata trattata sin dalle prime battute come un affare fra gentiluomini con estrema riservatezza.

Sono scontenti alcuni piccoli azionisti di Compagnia Reale tagliati fuori sia dal patto di sindacato che dal lavoro di moral suasion messo in piedi dal management per convincerli a vendere a Blackstone. E hanno i loro motivi per essere scontenti. Non certo il pagamento che gli verrà corrisposto: una cifra ottima e che pare più che in linea con un’eventuale due diligence sul patrimonio. Però nessuno li ha resi edotti della volontà di vendere. La notizia di un interesse di Blackstone non è stata data né da Giancarlo Scotti né dal Presidente Balossi né da nessun altro membro del cda. L’ha data a luglio Andrea Montanari su Milano Finanza.

Il 21 luglio 2021 va inscena l’assemblea dei soci per l’approvazione del bilancio 2020. Modalità covid, da remoto. C’è chi chiede spiegazioni sul trapelare di questi rumors sulla stampa. Giancarlo Scotti, rassicura: si è trattato solo di un “market test”. Con un “numero limitato di primari operatori” per un “sondaggio in via riservata sul potenziale interesse ad un investimento nella società” si legge testualmente nei verbali. Certo una “manifestazione d’interesse” sulla totalità delle azioni in linea con il valore degli immobili riportato a bilancio è giunta (sarà quella di Blackstone si scoprirà due mesi dopo) ma “quanto alla preoccupazioni sugli articoli di stampa – dice Scotti – allo Stato non vi alcun processo di vendita concernenti le azioni della società o suoi Cespiti”. 21 luglio.

Il 24 settembre ai soci di Reale arriva una lettera dove si dice che c’è un’offerta per il 69,77% delle azioni da parte di una primaria società di investimento americana specializzata nei settori di private equity e investimenti immobiliari. Che una volta entrata con il 70% del capitale è pronta a comprare tutto. E che quindi bisogna cambiare lo statuto per rendere possibile l’operazione. In sostanza: fino a fine settembre nessuna azionista sapeva di un processo di vendita in corso, almeno ufficialmente. E anche sul “market test” in tanti si stanno ponendo più di un dubbio. È uno strumento con cui si tastano gli umori del mercato, molto utile per capire se vale la pena impegnarsi o meno su una partita. Il management di Reale sostiene che sia stato svolto alla perfezione, contattando la crème de la crème degli investitori internazionali e domestici che possono mettere un miliardo di euro per comprare stabili signorili, hotel o altro nel pieno centro di Milano.

Blackstone-Reale? “Operazione cotta e mangiata, si sapeva che avrebbero vinto gli americani”

Il problema è che secondo altri addetti ai lavori non è andata così. “È una sciocchezza – dice a True-News un alto manager del settore – l’operazione era cotta e mangiata e si sa da mesi che avrebbe vinto Blackstone”. “Vuole che le racconti come è stato fatto il market test? – continua con un’immagine comica ma esplicita –: provi a chiamare suo zio e chiedere un miliardo di euro. Non ce li ha. Poi chiami suo cugino e chieda un altro miliardo di euro. Non ce li ha. Poi chiami Blackstone. Ce li hanno. Ecco il suo market test”. Magari è un’esagerazione ma rende bene il clima.

Blackstone-Reale, lo scontento dei piccoli azionisti

Ciò che è certo e risulta a True-News da quattro diverse fonti è che alcuni dei “primari operatori” in Italia e in particolare su Milano non sono stati affatto convocati. Qualcuno si è indispettito e ne ha ben donde, non fosse altro per la cortesia d’obbligo che muove quei business. Morale? Difficile che questi mal di pancia possano ora inficiare in qualunque modo l’operazione. E anche le modifiche per lo statuto di Reale pare che siano già state firmate dalla maggioranza dei soci. Insomma il dato è tratto.

Rimane un solo nodo: alla minoranza dei soci “scontenti” della vicenda vanno date delle spiegazioni: è stato proposto di fare un incontro chiarificatore con il consiglio e i loro consulenti (Goldman) che in teoria dovrebbe tenersi martedì 19 ottobre. Una settimana fa invece è stato chiesto di avere il testo dell’Nda, l’accordo di non divulgazione. A quanto risulta a oggi a True-News l’incontro con il consiglio è subordinato alla ricezione di quel documento.