Ambasciatore, uomo dei servizi, manager: chi è Giampiero Massolo, presidente di Atlantia

Da aprile Giampiero Massolo, tra i diplomatici di punta del sistema-Paese, è il presidente di Atlantia, la holding della famiglia Benetton

Perchè questo articolo potrebbe interessarti? Dall’aprile scorso l’ambasciatore Giampiero Massolo, tra i diplomatici di punta del sistema-Paese, è il presidente di Atlantia. La holding della famiglia Benetton sta vivendo la sua fase di rilancio dopo la tragedia del Ponte Morandi del 2018 e l’uscita da Autostrade.

La nomina di Massolo indica la volontà dell’azienda di muoversi con maggior attenzione nei mondi romani e rappresenta l’ultima e più peculiare esperienza della carriera di un uomo capace per diversi anni di occupare rilevanti posizioni di potere a partire dall’ambito di provenienza, la diplomazia, per poi muoversi tra servizi segreti, think tank e, infine, imprese.

Massolo, la diplomazia come palestra

Giampiero Massolo è letteralmente nato e cresciuto nel mondo della diplomazia: infatti è nato a Varsavia il 5 ottobre 1954. Il padre, Carlo Massolo, è stato un diplomatico, e ha prestato servizio presso l’ambasciata italiana in Polonia. Il giovane Massolo, il cui padre aveva alla sua nascita superato i quarant’anni, ha vissuto tra la capitale polacca e Roma per i primi ventuno anni di vita, fino al pensionamento del genitore funzionario, conoscendo la realtà dei Paesi del mondo socialista e muovendosi nel tumultuoso ambiente della diplomazia della capitale polacca, ai tempi crocevia per diplomatici, agenti d’influenza, spie dell’Est e dell’Ovest.

Massolo compì i suoi studi all’Università Pro Deo di Roma (l’attuale Luiss Guido Carli), laureandosi nel 1976 in Scienze Politiche. Iniziò la sua carriera come dipendente della Fiat, ma ben presto il richiamo della diplomazia fu più forte. Massolo vinse nel 1978 il concorso alla Farnesina, a soli 23 anni, muovendo i primi passi nella carriera che fu del padre. I primi incarichi si legano, direttamente o meno, alla sua origine nel mondo polacco.

Una lunga rappresentanza internazionale

Dal 1980 al 1982 ha lavorato all’Ambasciata italiana presso la Santa Sede da poco guidata dal polacco Giovanni Paolo II, negli anni in cui la Santa Sede iniziava proprio da Varsavia la sua offensiva diplomatica per minare la stabilità dei regimi comunisti. In seguito, dal 1982 al 1985, Massolo è stato inviato all’ambasciata a Mosca come primo segretario, condividendo nella fase finale del suo mandato la legazione con l’ambasciatore Sergio Romano.

In seguito, Massolo ha lavorato dal 1985 al 1988 alla Rappresentanza permanente presso la Comunità economica europea a Bruxelles.

Nel primo caso, è stato presente mentre si preparavano i lavori diplomatici che avrebbero portato al nuovo Concordato del 1984; a Mosca, ha lavorato nel pieno dell’offensiva diplomatica di Bettino Craxi e Giulio Andreotti per ridurre le tensioni tra Occidente e Oriente nella fase finale della Guerra Fredda; nell’ultimo contesto, invece, è stato protagonista dei negoziati sull’Atto Unico Europeo, precursore di Maastricht, che proprio Craxi e Andreotti accelerarono dal 1987.

Formatosi come solido euroatlantista, Massolo è stato inizialmente vicino al sistema di potere del contesto democristiano, divenendo nel 1990 membro dell’ufficio diplomatico del Presidente del Consiglio dei ministri Giulio Andreotti, per poi divenire sempre più trasversale.

E il ritorno a Roma nell’ultimo governo del Divo sarà per Massolo l’inizio di una lunga carriera nelle istituzioni nazionali. Nel 1993 diviene Consigliere diplomatico aggiunto del presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi, nel 1994 dopo le elezioni politiche vinte dal centrodestra è nominato capo della segreteria particolare del Presidente del Consiglio dei ministri nel primo governo Berlusconi, conservando la carica anche con l’esecutivo di Lamberto Dini e nel 1996 è asceso al ruolo di capo dell’ufficio stampa del Ministero degli Affari Esteri.

Ai vertici delle istituzioni

Massolo fu nominato da Dini, Ministro degli Esteri nel governo di Romano Prodi nato dopo il voto del 1996, al rango di Ministro Plenipotenziario. Sarà nominato Ambasciatore di rango nel 2006, risultando uno dei pochi diplomatici (tra cui l’attuale direttrice del Dis Elisabetta Belloni) in attività a avere questo onore.

Dal 2000 al 2004 Massolo ha ricoperto l’incarico di vicesegretario generale del Ministero degli Affari Esteri, mantenendolo nonostante una nuova alternanza di governo e nel 2004 diviene capo di gabinetto del Ministro degli Affari Esteri Gianfranco Fini fino al 2006, quando assume l’incarico di direttore generale del personale.

In queste cariche ha seguito da vicino, spesso proprio con l’Unità di Crisi della Farnesina in cui la Belloni ascendeva a ruoli sempre di maggior responsabilità, alcuni dei dossier più critici per la diplomazia italiana: dalla guerra in Iraq alle frequenti crisi degli ostaggi in Medio Oriente, passando per le partite diplomatiche legate all’ampliamento dell’Unione Europea e alla mediazione tra Stati Uniti e Russia.

Nel 2007 ottiene la nomina di Segretario generale del Ministero degli affari esteri, funzionario più alto in grado nella struttura amministrativa ministeriale. A soli 53 anni Massolo è stato il più giovane diplomatico di rango a ottenere tale ruolo. Da Segretario generale ha lavorato come sherpa per il G8 de L’Aquila del 2009. Massolo ha mantenuto una linea fortemente favorevole all’atlantismo e all’europeismo negli anni difficili della crisi del Vecchio Continente. Infine, ha contribuito a fare della Farnesina una macchina rodata capace di supplire alla mutevole politica estera dei governi nazionali.

Le cariche politiche rifiutate da Massolo

Quando Berlusconi cadde nel novembre 2011, alla nascita del governo tecnico di Mario Monti Massolo fu ritenuto in grado di avere tutte le carte in regola per assumere il ruolo di Ministro degli Esteri andato poi a Giulio Terzi di Sant’Agata, titolare della legazione a Washington. Fu la prima volta in cui Massolo andò vicino alla conquista della Farnesina. La seconda sarebbe stata nel 2018. Quando la Lega e il Movimento Cinque Stelle gli proposero il ruolo di Ministro degli Esteri del governo Conte I. Ricevettero però un suo rifiuto e ripiegando su Enzo Moavero Milanesi. Massolo ottiene un ruolo di importanza paragonabile: il coordinamento dei servizi segreti.

L’11 maggio 2012 il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica lo nominò direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis); in sostituzione di Gianni De Gennaro, nominato a sua volta sottosegretario con delega alla Sicurezza della Repubblica. Mantenendo l’incarico durante i governi di Monti, Enrico Letta e Matteo Renzi. Massolo ha portato a una crescente proiezione internazionale degli apparati di informazione e sicurezza. Lavorando in tandem con Marco Minniti, autorità delegata di Letta e Renzi, ha promosso figure come Alberto Manenti, fine conoscitore della Libia, alla guida dell’Aise e contenuto le fumantine mire dell’ex sindaco di Firenze sull’intelligence.

Lo sbarco nell’impresa

Nel maggio 2016, finito il suo mandato al Dis, nella tornata delle nomine Massolo fu scelto come presidente di Fincantieri per affiancare l’amministratore delegato Giuseppe Bono e far valere il peso delle sue relazioni nel quadro del processo di espansione del gruppo navale triestino nel mercato della Difesa europea ed atlantica. “Pontiere” per una forte integrazione tra Europa e Usa. Massolo diventa poi presidente dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi); carica che detiene tuttora.

Nel gennaio 2022, dopo la candidatura della stessa Belloni, Massolo riceve un interessamento per il ruolo di candidato alla Presidenza della Repubblica. Lanciata da Giuseppe Conte, sostenuta dal Pd, nella giornata del 28 gennaio l’ipotesi della sua ascesa al Colle ha ricevuto un mezzo sostegno; anche da Fratelli d’Italia, prima che la Lega stoppasse tutto. Nell’aprile successivo, Massolo è nominato presidente di Atlantia. Il gruppo mira al rilancio e dovrà essere il garante istituzionale nella fase cruciale del de-listing e della normalizzazione dopo il caso del Ponte Morandi. Un ruolo di alta diplomazia d’impresa per un uomo passato al settore privato nella fase apicale della sua carriera; dopo molti incarichi di primo piano per lo Stato e i suoi apparati. E che dà l’idea della portata della sfida che attende il gruppo guidato da Alessandro Benetton.