Nubi (economiche) sul futuro del Gran premio d’Italia a Monza

Inutile dire che l'Italia ha fatto e farà di tutto per salvare il suo Gran Premio, seppur tra mille difficoltà. Le prime politiche.

Ci sono nubi sul futuro del Gran premio d’Italia a Monza; non nubi sportive ma economiche. Quando gli emissari della Fia e di Formula 1 hanno lasciato l’autodromo lo scorso 10 settembre hanno lasciato dietro di se una serie di parole, sibilate, ma piuttosto chiare; su tutte un «così non va bene, non si può andare avanti…» che è davvero una minaccia molto ma molto pericolosa.

Il mondo del Circus infatti è cambiato

Il mondo del Circus infatti è cambiato, e non di poco. Il nuovo Presidente della Fia oggi è un arabo ed i nuovi proprietari della Formula 1 sono americani. Niente più Bernie Ecclestone, niente più Jean Todt; insomma, niente più persone legate sentimentalmente alle corse di altri tempi ed ai suoi circuiti storici. Oggi si guarda avanti, a nuove nazioni, ad un calendario sempre più ampio, a città e paesi pronti a mettere sul piatto decine, anzi centinaia di milioni di euro per creare qualcosa di molto più moderno rispetto agli anni ’80: eventi, concerti, hospitality di lusso etc etc etc.

Una mentalità quella americana che fa proprio della forza degli impianti sportivi un vero e proprio mantra. Ed è qui che avviene lo scontro con Monza. Tre quarti delle piste di oggi non hanno nemmeno la metà del fascino e della storia del circuito brianzolo ma su tutto il resto non c’è proprio partita.

L’ultima edizione del Gp ha mostrato tutti i limiti di una struttura vetusta

Anche l’ultima edizione del Gp appena conclusa ha mostrato a tutti i presenti i limiti di una struttura creata decenni fa e fuori rispetto ai nuovi criteri richiesti da Liberty.

Viabilità sia quella esterna che soprattutto interna del tutto deficitaria; strutture e servizi per i tifosi del tutto assenti; impianti vecchi. Il lavoro da fare è enorme. E se lo dice pure l’ad di Formula 1, Stefano Domenicali allora la cosa diventa grave. Domenicali infatti ha il cuore legato a doppio filo con Monza avendo lui casa proprio fuori dalle mura del Parco dove si trova l’autodromo. Un luogo quindi a cui e legato come nessun altro, dato che potrebbe venirci a piedi al lavoro in quella settimana ma nemmeno lui ed il suo affetto possono ormai coprire tutte le mancanze.

Che sono anche economiche. Ai piani alti della Fia si fa presente che i soldi che Monza versa per ospitare il Gp (20 milioni di euro l’anno, fino al 2025) siano inferiori, e non di poco, a quello che viene richiesto altrove. Insomma, un trattamento di favore che non può durare in eterno.

L’Italia ha fatto e farà di tutto per salvare il suo Gran Premio

Inutile dire che l’Italia ha fatto e farà di tutto per salvare il suo Gran Premio, seppur tra mille difficoltà.

Le prime politiche. Quando si parla dell’autodromo e della Formula 1 bisogna considerare diversi enti ed interessi: c’è il governo centrale, la Regione, due comuni (Monza e Milano che vigilano sul Parco) e l’Aci, a sua volta divisa in due tra Aci di Roma (la sede centrale) e Aci Milano, con rapporti di stima reciproca ridotti al lumicino. 

Poi ci sono gli immancabili ostacoli tutti italiani: ad esempio tra i lavori richiesti ed urgenti c’è il rifacimento con allargamento di tutti i sottopassi interni alla pista.

Lavori che già ora si trovano davanti il No degli ambientalisti molto attenti ad ogni singolo albero del Parco, compresi quelli interni all’autodromo. E così l’idea di tagliare almeno una decina di piante per sottopasso diventa per loro improponibile facendo così partire l’eterna sequela dei ricorsi al Tar etc etc etc.

Su tutto però non va dimenticato che tra introiti diretti ed indiretti quest’anno, da record, Monza ha portato ad un fatturato di 250 milioni di euro.

Tanti, tantissimi, per rischiare di perderli dal 2026.