In difesa di Giuseppe Conte sul caso Russia

Pensare a Conte che favorisce Putin è come credere che Gianluca Savoini stesse davvero trattando il petrolio russo al Metropolitan

Non mi si può accusare di essere un sostenitore di Giuseppe Conte. Ho scritto e detto e registrato che il governo Conte, durante la pandemia, è stata la più grande sciagura capitata all’Italia. Un governo che faceva operazioni politiche, che non prendeva decisioni, che studiava come mettere in difficoltà Matteo Salvini ostacolando Regione Lombardia invece di pensare al bene dei cittadini.
Questo si è tradotto in morti, che poi sono state addebitate al governo regionale, anche dalle procure, salvo poi rendersi conto, pezzo per pezzo, che le responsabilità statali erano enormi.

Non sono un estimatore di Conte e ritengo che la sua irrilevanza odierna possa solo essere un giusto contrappasso per quello che ha fatto nel 2020 e nel 2021.

Dopodiché?

Dopodiché pensare che nel bel mezzo della pandemia, con le notizie dei morti, le bare sui camion, Arcuri sciagurato che accentrava tutto, i rapporti continui con tutto il mondo che guardava all’Italia, i virologi che impestavano la televisione, la necessità di comunicare al Paese le decisioni, difficilissime, di privazione della libertà personale.

Ecco, pensare che durante tutto quel periodo di enorme stress, di enorme fatica, con un governo popolato da personaggi di serie B in molti ministeri (compreso quello più determinante in quel momento, ovvero quello alla Salute), Giuseppe Conte abbia detto sì a un piano di spionaggio internazionale da parte della Russia di Putin, mi sembra davvero troppo.
Essere garantisti ed essere logici dovrebbe voler dire giudicare con equanimità anche i propri avversari politici.

Pensare a Conte che favorisce Putin è come credere che Gianluca Savoini stesse davvero trattando il petrolio russo al Metropolitan (a proposito, qualcuno sa come è finita quell’inchiesta? In fondo sono solo due anni che non ne sentiamo più parlare…).

Ci sono le cose possibili, le cose impossibili, e le cose fantasiose. Ecco, nella nomenklatura della politica italiana direi che sono cose fantasiose, anche se la realtà, a volte, supera la fantasia.