Figc, resa dei conti tra Gravina e la Serie A (E arriva la stretta sulle plusvalenze)

Il Consiglio federale di aprile è stato teatro di un duello intenso tra il presidente della Figc, Gabriele Gravina, e i club della Serie A

Il temporale era nell’aria e si è scatenato puntuale alla prima occasione utile. Il Consiglio federale di aprile è stato teatro di un duello intenso tra il presidente della Figc, Gabriele Gravina, e i club della Serie A capitanati dal neo-numero uno di via Rosellini, Lorenzo Casini. Non sono mancati momenti di tensione perché la posta in palio era alta e Gravina determinato a far valere tutto il peso politico di una maggioranza solida anche senza i voti delle società.

Così si è arrivati al compromesso sull’indice di liquidità allo 0,5 che è meno stringente rispetto all’ipotesi dello 0,7 da cui si era partiti, ma costringerà in ogni caso molti proprietari a mettere mani ai propri conti per garantire ai club il rispetto dei parametri per l’iscrizione al prossimo campionato.

La svolta della Figc potrebbe finire al Collegio di Garanzia del Coni

Una scelta che nessuno ha gradito, anche perché di fatto retroattiva (fotografa lo stato al 31 marzo) e con ricadute prima della finestra del calciomercato; per intenderci, chi è in difficoltà non può salvarsi nemmeno con una manovra lacrime e sangue di cessioni e tagli visto che le scadenze sono precedenti.

E’ possibile che la svolta varata dalla Figc finisca davanti al Collegio di Garanzia del Coni, oppure anche che la Serie A scelga di non andare allo scontro muro contro muro che si è sfiorato quando i consiglieri presenti a Roma in rappresentanza di tutti (Lotito, Marotta e lo stesso Casini) hanno votato contro l’attuazione del passaggio al professionismo per le calciatrici salvo poi fare un passo indietro, consapevoli della portata mediatica dello strappo.

Uno scenario destinato a riprodursi anche a maggio

Quando Gravina porterà in Consiglio federale quella che ha definito come “proposta politica” per sciogliere una volta per tutte il nodo delle plusvalenze. La durissima sconfitta della Procura Figc nel processo contro Juventus, Napoli e altre nove società non ha tolto dall’agenda del presidente il tema. Anzi. Mentre il capo dei procuratori ha deciso di fare ricorso sul proscioglimento di massa, anche se le chance di ribaltare il verdetto sono davvero minime, Gravina è pronto a proporre (imporre?) la sua ricetta.

Come reagiranno i club?

Di cosa si tratta? Semplice e di grande impatto allo stesso tempo: togliere ogni valore economico alle plusvalenze nel calcolo dei parametri per l’iscrizione ai campionati. Vietarle è impossibile e non ha senso, non reggerebbe davanti a nessun tribunale che si occupa di bilanci civilistici delle aziende calcistiche, ecco perché l’idea è sterilizzarle sul piano sportivo. Una stretta che andrebbe pure oltre rispetto alle nuove norme che la Uefa ha annunciato e che diventeranno operative con un periodo di transizione a partire dal 2023.

Come reagiranno i club? Che il fenomeno fosse sfuggito di mano rappresentando un pericolo per la stabilità del sistema lo avevano compreso tutti. Però così si rischia di togliere a presidenti e dirigenti una delle gambe su cui è costruita la struttura dei ricavi, già sofferenti perché l’ecosistema del calcio italiano è infrastrutturalmente arretrato rispetto ai competitors europei.

La ricetta di Gravina non piacerà alla Serie A

La previsione è, dunque, che la ricetta di Gravina non piacerà alla Serie A che già vede di cattivo occhio anche l’asse che si è creato tra i vertici della Figc e la maggioranza politica che sostiene il Governo Draghi e che ha messo nel mirino gli sgravi fiscali contenuti nel Decreto Crescita.

Gravina vorrebbe cancellare tutto così da togliere vantaggi nell’assunzione di calciatori dall’estero e cercare di riequilibrare il mercato a favore degli italiani. Un intento nobile che rischia, però, di aggravare ulteriormente i bilanci delle società le quali – e non smettono di ricordarlo allo stesso Gravina – dal Governo Draghi e da quelli precedenti hanno ricevuto solo tante belle promesse e zero euro per limitare i danni della pandemia. Unico settore dell’entertaiment, mentre altri hanno avuto finanziamenti a fondo perduto per centinaia di milioni di euro pur non producendo nulla.