Due giorni di guerriglia urbana nel cuore di Milano, centinaia di giovanissimi coinvolti, negozi saccheggiati, vetrine distrutte e un bilancio pesantissimo per le forze dell’ordine. Dopo le violenze di sabato 17 e domenica 18 ottobre, la questione della sicurezza nel capoluogo lombardo arriva direttamente sul tavolo del Governo. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato per lunedì 19 ottobre un vertice a Palazzo Chigi per valutare nuovi strumenti di contrasto alle violenze di piazza. Intanto l’attenzione si concentra anche su “Italia in Piazza”, il movimento nato sui social appena tredici giorni prima degli scontri, mentre dal mondo del commercio arriva un invito a riflettere sulle cause più profonde del disagio giovanile.
Milano, il bilancio dei disordini: oltre 270 accompagnati in Questura in due giorni
Le dimensioni di quanto accaduto emergono innanzitutto dai numeri. Nella sola giornata di domenica sono stati oltre 271 i giovani accompagnati in Questura per essere identificati, quasi l’80% dei quali minorenni. A questi si aggiungono le 72 persone accompagnate negli uffici della polizia nella giornata di sabato.
Per gli scontri del primo giorno sono stati eseguiti 16 arresti, che hanno riguardato undici minorenni e cinque maggiorenni, tra cui una ragazza. Altre 22 persone sono state denunciate, undici delle quali minorenni. Le contestazioni comprendono, a vario titolo, devastazione, lesioni aggravate e resistenza aggravata. Per 19 giovani è stato inoltre notificato l’avvio del procedimento per l’applicazione del Daspo urbano.
Sono 104 gli operatori delle forze dell’ordine risultati feriti nel bilancio delle violenze.
Il centro cittadino è stato attraversato per due pomeriggi consecutivi da gruppi di ragazzi, molti con il volto coperto, che hanno preso di mira attività commerciali e infrastrutture urbane. Da piazza Duomo a Cordusio, da via Torino fino a largo Cairoli, corso Garibaldi e largo La Foppa, si sono susseguiti assalti ai negozi, lanci di bombe carta, pietre e bottiglie contro gli agenti, danneggiamenti a pensiline, arredi urbani e locali.
La seconda giornata era stata annunciata sui social con un messaggio accompagnato dalla fotografia di un’automobile dei carabinieri devastata il sabato precedente: “Oggi parte 2. Ritrovo in Duomo ore 15”. All’appuntamento di domenica si sono presentati almeno duemila giovanissimi, prima che la situazione degenerasse nuovamente.
Meloni rende omaggio al poliziotto ferito: “A volto scoperto, senza arretrare”
Tra le immagini simbolo della guerriglia c’è quella di Angelo De Simone, primo dirigente della Polizia di Stato e capo del commissariato Garibaldi-Venezia, ferito alla testa da un sampietrino durante gli scontri di domenica in piazza Duomo. Nonostante la ferita, il funzionario ha continuato a presidiare la piazza. La sua fotografia è stata pubblicata su Instagram dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accompagnata da un messaggio di solidarietà alle forze dell’ordine.
“A volto scoperto, ferito, senza arretrare. Davanti a lui, chi si nasconde dietro un cappuccio per colpire e distruggere”, ha scritto la premier. “Lo Stato non è un concetto astratto. È fatto di persone che, con coraggio e senso del dovere, restano al proprio posto quando altri scelgono la violenza”.
Meloni ha quindi annunciato la convocazione di una riunione a Palazzo Chigi sull’ordine pubblico, con l’obiettivo di fare il punto sulla situazione e valutare “ulteriori strumenti contro chi sfrutta manifestazioni legittime per seminare violenza e caos”. “Difendere i cittadini, chi vive onestamente e chi garantisce la sicurezza di tutti viene prima di ogni indulgenza verso i violenti”, ha concluso.
Già domenica il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva riunito i vertici della Polizia e del Viminale, con il questore di Milano Bruno Megale collegato da remoto. Il ministro aveva espresso gratitudine agli agenti per aver affrontato gruppi di giovani, in maggioranza minorenni, convocatisi attraverso i social e capaci di muoversi rapidamente in diverse zone della città.
Chi c’è dietro “Italia in Piazza”: il movimento nato sui social il 4 ottobre
Uno degli interrogativi emersi dopo gli scontri riguarda il ruolo di “Italia in Piazza“, la sigla alla quale è stata associata la mobilitazione del 17 ottobre. Secondo una ricostruzione pubblicata da Il Giornale, il movimento sarebbe comparso su Instagram il 4 ottobre, appena tredici giorni prima della prima giornata di violenze, sviluppando rapidamente una rete di profili nazionali e territoriali, attivi anche a Roma, Torino e Brescia.
La mobilitazione si richiama alle proteste che hanno attraversato diversi Paesi europei, dalla Francia alla Germania, passando per Spagna e Belgio. “Il 17 ottobre non restiamo a guardare. È il momento di farci sentire”, recitava uno dei messaggi diffusi alla vigilia della manifestazione.
Il quotidiano segnala inoltre collegamenti nella diffusione dei contenuti con Erick Jara, Capodittaglia e Nuovi Italiani, movimento riconducibile allo stesso Jara, già candidato nella lista civica Milano Libera. Vengono citate anche iniziative condivise con il Fronte rivoluzionario italiano. Il movimento rivendica tuttavia un’identità estranea alle organizzazioni tradizionali, sintetizzata nello slogan “No a partiti, no a sindacati”. Resta da chiarire quale rapporto esista tra la rete che ha promosso le manifestazioni e i gruppi responsabili materialmente delle devastazioni. Gli stessi scontri hanno mostrato una mobilitazione frammentata, con gruppi che si spostavano rapidamente da una strada all’altra, senza una regia unica immediatamente riconoscibile.
Nelle chat Telegram la condanna dei saccheggi: “Chi spacca le vetrine è un povero scemo”
A complicare ulteriormente il quadro è quanto emerge dalle conversazioni Telegram di “Italia in Piazza”, analizzate dall’AGI. Tra gli oltre 14mila messaggi del gruppo, la maggior parte degli interventi esaminati dall’agenzia prende infatti le distanze dalle violenze. “Se vai alle manifestazioni per andare a spaccare in piazza non ci andare proprio”, scrive un partecipante. “Chi spacca le vetrine è un povero scemo senza possibilità di replica”, commenta un altro. Le discussioni affrontano soprattutto il caro vita, le difficoltà economiche e i problemi delle regioni meridionali, compresi quelli del settore agricolo. Non mancano tuttavia posizioni più radicali, con una minoranza di utenti che giustifica gli attacchi contro le grandi multinazionali e si richiama alle rivolte francesi.
“Sono tutti ragazzini arrabbiati guidati dal riscatto sociale. Ben venga il caos, l’ordine sociale non ha funzionato”, sostiene uno degli utenti. La chat restituisce dunque l’immagine di un movimento eterogeneo, nel quale convivono istanze sociali, condanne delle devastazioni e posizioni apertamente favorevoli alla violenza. Un quadro che rende difficile sovrapporre automaticamente l’intera mobilitazione ai responsabili degli assalti.
