l rosso a Bastoni e l’illusione firmata Kean
Il sogno azzurro si infrange contro il muro della Bosnia e la maledizione del dischetto, sancendo un’eliminazione senza precedenti. In una Zenica ribollente di tifo, l’Italia accarezza l’impresa grazie alla zampata di Kean al 15’, lesto a sfruttare un errore del portiere Vasilj su pressione di Barella. La gara cambia però volto al 41’: Bastoni ferma Memic lanciato a rete e rimedia un rosso diretto, costringendo i compagni a una trincea di oltre ottanta minuti. Nonostante l’inferiorità numerica, la squadra resiste fino all’80’, quando Tabakovic ribadisce in rete una respinta di Donnarumma su Dzeko, siglando l’1-1 che trascina la sfida ai supplementari.
La battaglia dei supplementari: incubo dei rigori
Nei trenta minuti di extratime la contesa diventa una battaglia fisica, segnata dalle proteste azzurre per un contatto tra Muharemovic e Palestra al 102’, giudicato solo da giallo senza l’intervento del VAR. L’Italia, stremata dai chilometri e dai cambi — con gli ingressi di Pio Esposito, Cristante e Frattesi per contenere l’urto bosniaco — approda alla lotteria dei rigori. Dal dischetto il dramma si materializza: gli errori di Pio Esposito (alto) e Cristante (traversa) risultano fatali, mentre la Bosnia è infallibile e chiude i conti sul 5-2 con la rete definitiva di Bajraktarevic.
Lacrime azzurre, un futuro tutto da ricostruire?
Le parole di Spinazzola a fine gara fotografano il dolore di un gruppo arrivato all’ultima chance: «Siamo usciti dopo novanta minuti giocati in dieci, è un dispiacere enorme per i bambini italiani che vedranno un altro Mondiale senza Italia». Il dato storico è impietoso e richiama il vuoto tra il 1938 e il 1950, aggravato dal fatto che l’eliminazione arrivi in un torneo allargato a più squadre. Ora si apre il tempo dei processi tecnici e dei bilanci per capire cosa cambierà nelle prossime settimane; l’urgenza è ricostruire immediatamente un percorso competitivo per evitare che l’esclusione dai massimi livelli diventi una condizione strutturale.