E’ uscita la nuova puntata di “Frontale”, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.com
Mettiamoci d’accordo sul garantismo. Non può essere a fasi alterne. Non si può essere garantisti un secondo prima del referendum, ed essere giustizialisti un secondo dopo perché il referendum è stato perso. E questo vale per chiunque, sia esso Crosetto, Santanché o pure Delmastro, che oggettivamente mi è sempre stato antipatico proprio perché fortemente giustizialista. Vale per un santo o per Jack lo Squartatore: finché non si è colpevoli, si è innocenti. Rimuovere le persone perché potrebbero avere problemi è sbagliato nel merito e nel metodo.
Diverso è dire: ci sono problematiche politiche, di operatività di governo. E dunque sì: abbiamo fatto errori. Errori che gli italiani hanno rilevato e sanzionato con il referendum. Visto che siamo persone intelligenti – questo potrebbe dire il centrodestra – corriamo ai ripari per dare un segnale agli italiani: via a un bel rimpasto ampio di governo, fiducia, e nascita di un nuovo governo. Se poi questo vuol dire non battere qualche record di durata, sai chissenefrega. Non è che ti danno un premio se batti la longevità del governo più lungo. Sicuramente ti danno un calcio nel sedere se non capisci che la rotta è sbagliata e vieni punito o punita alle urne alle prossime elezioni.
Il referendum è passato, e manca un anno. Un anno durissimo, per cause oggettivamente non imputabili – una volta tanto – a dinamiche politiche italiane. Così come gli anni precedenti sono stati anni buoni per cause oggettivamente non ascrivibili a particolari meriti italiani. Abbiamo uno strano strabismo, governanti ed elettori, per il quale essendo il centro del mondo ogni cosa gira intorno alle nostre decisioni, siano esse buone o cattive. C’è anche uno strano strabismo, da parte dell’opposizione, nel ritenere che se l’Italia dice sì o no – non faccio casi particolari, ma in generale – alle grandi potenze (Stati Uniti, Cina, paesi arabi etc) questo possa avere un effetto sulle grandi potenze più che sulla piccola Italia.
La verità è che bisogna occuparsi delle piccole cose, al governo. Grandi sfide, ma piccole cose. Le tasse che stanno sempre là, inchiodate. Gli asili nidi che continuano a mancare. Il settore pubblico che rimane inefficiente (ma come è possibile tenere chiuse le scuole anche il giorno dopo un referendum che alle 17 hanno finito di spogliare? E come è possibile che da giovedì prima di Pasqua i ragazzi stiano a casa da scuola? Boh). I trasporti, la sanità, i problemi con i figli alle prese con i social, l’intelligenza artificiale che ci spaventa, i borghi che si spopolano, il fatto che non si riesca a votare fuori sede, che per fare un passaporto si aspettino settimane, che non ci sono i medici di base… (eccetera eccetera) Spoiler: alla fine si voterà su questo. Non sull’Ucraina, sull’Iran o sullo stretto di Hormuz (che la gente manco sa come si pronunci).
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