Vigilanza Rai e Copasir, nomine bloccate dai reciproci sospetti nell’opposizione

L'assegnazione delle presidenze degli organismi di garanzia, Copasir e Rai è tuttora ferma per i soliti sospetti tra Pd, M5s e Terzo Polo

Perché potrebbe interessarti l’articolo? L’assegnazione delle presidenze degli organismi di garanzia è tuttora ferma. Il Movimento 5 Stelle teme un agguato di Matteo Renzi e la perdita della Vigilanza Rai. Così procede a rilento l’elezione dei vertici del Copasir.

Uno scambio di accordi, per arrivare a sedere su poltrone prestigiose, che però resta fermo, paralizzato, a causa della diffidenza reciproca. In un clima di stallo che rallenta l’avvio dell’attività parlamentare degli organismi di controllo.  La vicenda del Copasir, il comitato parlamentare che controlla l’operato dei servizi segreti, e della commissione di Vigilanza Rai, segnala ancora una volta l’aria di tensione che si respira tra le opposizioni.

Anche perché da settimane si parla di un’accelerazione, che nei fatti non si vede.

Tutto fatto sulla carta

Sulla carta sarebbe pure tutto definito: il Copasir andrà al Partito democratico, con Lorenzo Guerini; che ha superato la concorrenza del compagno di partito, Enrico Borghi, non senza qualche ruggine nel partito di Enrico Letta. Sul nome dell’ex ministro della Difesa c’è un’intesa di massima, anche perché è un profilo più gradito al leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che ha avuto la possibilità di lavorare con il deputato del Pd durante gli anni al governo.

Tra i due non è mai scoccata la scintilla, ma c’è un rispetto reciproco.

Si potrebbe procedere, già nelle prossime, ore a eleggere il nuovo vertice dell’organismo. Alle presidenze delle Camere sono pervenuti i nominativi scelti da ogni gruppo come prescritto dalla legge. «La chiusura dell’iter sarebbe auspicabile, dato che al momento manca un Copasir operativo», spiegano fonti parlamentari. Il comitato indicato provvisoriamente è decaduto e il vuoto rischia di rappresentare un problema, specie se dovesse prolungarsi in una fase così delicata dal punto di vista geopolitico.

Dalla guerra in Russia alle proteste in Iran.

L’intoppo per le nomine Rai e Copasir

Ma cosa blocca l’elezione del presidente? Il nodo è politico e tecnico allo stesso tempo. Per la Vigilanza Rai i tempi sono lunghi: per costituire la commissione, di natura bicamerale, serve la selezione dei 40 componenti, 20 della Camera e 20 del Senato; quindi si dovrà provvedere all’elezione del presidente. Dunque prima l’indicazione da parte dei gruppi e quindi l’insediamento.

Secondo l’accordo tra Pd e Movimento 5 Stelle, l’incarico dovrebbe finire a Riccardo Ricciardi, deputato e uno dei cinque vicepresidenti del M5S. Solo che per fare in modo che regga il compromesso, ci siano anche i voti del centrodestra.

E qui crescono i sospetti di Giuseppe Conte e dei suoi fedelissimi; che annusano l’aria di un possibile agguato da parte di Matteo Renzi, in asse con i partiti della maggioranza.

L’obiettivo è quello di garantire la presidenza della commissione a Maria Elena Boschi, sicuramente meno barricadera rispetto all’esponente del M5S. Non un fatto secondario visto che l’organismo è chiamato a monitorare l’operato del servizio pubblico. Le manovre di Italia viva mettono tutto in stand-by. Anche perché i terzopolisti rivendicano un incarico di rilievo dopo aver denunciato l’estromissione dalle vicepresidenza di Camera e Senato. Difficile, così, che se ne possa uscire in tempi brevi, perché i 5 Stelle vogliono uno scambio alla pari: un do ut des in piena regola con il Copasir ai dem e la Vigilanza ai pentastellati, quasi in contemporanea, insomma.

Sulla Rai problemi di tempistiche

«Il punto», spiegano a True-news.it fonti qualificate che stanno seguendo da vicino i dossier, «è che sarà difficile far collimare le tempistiche». Sotto il profilo tecnico, infatti, l’elezione del presidente della Vigilanza Rai richiede qualche passaggio in più, visto che inizialmente è fissata una maggioranza qualificata. Il rischio è quello di un rallentamento non proprio naturale, visto che gli organismi di controllo sono propedeutici al corretto funzionamento dei lavori parlamentari.

E, soprattutto, questi dispetti denotano il clima di sospetti reciproci tra le forze di opposizione. In pratica la migliore polizza vita per il governo di Giorgia Meloni.