Home Politics Geopolitics Stallo Iran-USA: Teheran sfida il piano di Washington con 5 condizioni per la pace

Stallo Iran-USA: Teheran sfida il piano di Washington con 5 condizioni per la pace

Stallo Iran-USA: Teheran sfida il piano di Washington con 5 condizioni per la pace

La crisi tra Iran e Stati Uniti resta lontana da una soluzione, nonostante i tentativi di mediazione e le proposte presentate nei giorni scorsi. Teheran ha respinto il piano in quindici punti predisposto dall’amministrazione Trump, ritenendo “eccessive” le richieste americane per la cessazione del conflitto. Il documento, elaborato da Washington e trasmesso tramite il Pakistan, prevede in cambio dello smantellamento del programma nucleare iraniano la rimozione delle sanzioni e il sostegno a progetti per il nucleare civile. Gli USA puntano inoltre alla ripresa del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, cruciale per il 20% del petrolio mondiale.

Il muro di Teheran: le cinque clausole per fermare la guerra

Secondo fonti governative iraniane, Teheran ribalta le condizioni, avanzando cinque richieste specifiche per giungere alla pace: la “fine degli attacchi e degli omicidi”, garanzie concrete contro una ripresa della guerra, cessazione delle ostilità su tutti i fronti – compresi gli attacchi ai “gruppi della resistenza” –, risarcimenti per i danni di guerra e il riconoscimento del diritto dell’Iran a esercitare la propria autorità sullo Stretto di Hormuz. Le fonti precisano che “la Repubblica islamica metterà fine alla guerra nel momento in cui lo riterrà opportuno”, rifiutando così che sia Washington a dettare i tempi.

Escalation militare: l’ombra delle bombe a grappolo sui missili balistici

Il conflitto prosegue anche sul piano militare, portando all’impiego di armi controverse. Negli ultimi mesi, Teheran ha fatto crescente ricorso alle bombe a grappolo contro obiettivi israeliani, talvolta montate sui missili balistici Emad, Ghadr e Khorramshahr. Queste armi, che rilasciano fino a 80 submunizioni su ampie aree, sono vietate dalla Convenzione di Oslo del 2008 ma non dagli Stati coinvolti nel conflitto. Il rischio che le submunizioni non esplodano e rimangano sul terreno ha costretto ad operazioni lente e costose di rimozione. Secondo dati israeliani, almeno due morti confermati e decine di feriti sono attribuiti a queste azioni.

Hormuz nel mirino: la battaglia strategica per il controllo del greggio

Al momento, Teheran rafforza le postazioni difensive sullo Stretto di Hormuz, mentre Washington incrementa la presenza militare nella regione, ritenendo “vitale” il ripristino della libertà di navigazione. L’Iran, da parte sua, insiste sul mantenimento del controllo del braccio di mare, considerato centrale sia per la sua sicurezza sia come leva negoziale sul mercato energetico internazionale.

Diplomazia al bivio: il ruolo di Pakistan e Turchia tra dubbi e veti

Sul fronte diplomatico, nonostante contatti continui, mangano segnali di apertura reciproca. Il coinvolgimento del Pakistan e, in subordine, della Turchia quale potenziale sede di un incontro tra le parti, resta subordinato a “garanzie” che Teheran considera non ancora soddisfatte. “In assenza di alcune garanzie – a cominciare dall’esclusione categorica di operazioni militari future contro l’Iran e il suo programma missilistico – Teheran è ancora riluttante”, riportano fonti ufficiali. La situazione evolve di ora in ora e il quadro resta fluido, con la data e la location dei possibili negoziati ancora da confermare.

La linea dura di Ghalibaf: “Non sfidate la nostra determinazione”

In questo clima, le dichiarazioni dei vertici iraniani mantengono un tono di fermezza. Il presidente del Parlamento Mohammed Bagher Ghalibaf ha affermato: “Stiamo monitorando attentamente tutti i movimenti degli Stati Uniti nella regione, in particolare il dispiegamento di truppe. Ciò che i generali hanno rotto, i soldati non possono aggiustare: rischiano invece di diventare vittime delle illusioni di Netanyahu. Non mettete alla prova la nostra determinazione a difendere la nostra terra”.

Lo stallo negoziale e la prosecuzione delle ostilità delineano un quadro ancora denso di incertezze e rischi per l’intera area mediorientale.