Gino Paoli è morto nella sua casa di Genova all’età di 91 anni, dopo un breve ricovero in una clinica privata. La sua scomparsa segna la fine di un’epoca: Paoli era considerato uno degli ultimi grandi esponenti della “scuola genovese” e lascia un’eredità musicale fatta di canzoni che hanno segnato il costume, la poesia e la narrazione della società italiana.
Una vita tra successi e tormenti
La parabola biografica dell’artista è stata intensa: dai primi passi nel fermento musicale genovese degli anni ’50 (con Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Umberto Bindi e Fabrizio De André) fino alla consacrazione nazionale. Brani come Il cielo in una stanza, Senza fine, Che cosa c’è, Sapore di sale, La gatta e Una lunga storia d’amore sono entrati nel patrimonio collettivo. “Con le sue canzoni dipingeva. Con la sua arte ha costruito un immaginario che è dentro ciascuno di noi. Solo la forza della Poesia può tanto”, ha commentato Fabio Fazio.
La “scuola genovese” e l’impatto culturale
Secondo il cantautore Francesco Baccini, il valore di Paoli fu quello di aiutare un gruppo di amici, influenzati dalla musica americana di Bob Dylan e quella francese di Georges Brassens, a “creare un nuovo modo di scrivere canzoni”. Ai genovesi si aggiunsero vari artisti milanesi, ma “i genovesi furono i primi”, spiega Baccini, “hanno cambiato il modo di scrivere le canzoni, facendo capire che il testo è una parte fondamentale, cosa che all’epoca non si pensava”.
L’amore senza fine con Ornella Vanoni
La vita privata di Paoli si è intrecciata spesso con il suo percorso artistico. Celebrata è la storia d’amore con Ornella Vanoni, segnata da passione, turbamenti e, al contempo, da una proficua collaborazione musicale. La Vanoni ricordava: “Quando è scoppiato l’amore con Gino Paoli, lui era sposato e io mi sono sposata poco dopo. Una sofferenza tremenda, altro che scandalo”. La coppia pubblicò anche un libro autobiografico, Noi due, una lunga storia, e il sodalizio professionale proseguì negli anni, tra album live e duetti memorabili su brani come Senza fine e L’appuntamento. Nonostante la fine della relazione sentimentale, “il legame con Paoli non è mai davvero svanito”.
Il colpo al cuore e i tormenti personali
Nel 1963 Paoli fu protagonista di un grave gesto: tentò il suicidio, sparandosi un colpo di pistola al torace. L’ogiva rimase incapsulata nel suo corpo per oltre sessant’anni, fino alla fine: aveva sempre raccontato “di essere rimasto per 63 anni con una pallottola vicino al cuore”. Questo dramma personale segnò profondamente la sua vita e la sua opera, diventando anche una delle ragioni della sua fama di artista inquieto e malinconico. Paoli stesso aveva dichiarato: “Avevo tutto, successo, soldi, la casa più bella di Genova. Le due donne più belle d’Italia erano innamorate di me (…), troppo per un ragazzo di nemmeno 30 anni”, ma aggiungeva: “Non sentivo più niente”.
Dall’inquietudine artistica all’impegno pubblico
La sua carriera musicale non si è mai allontanata dalla tensione verso la ricerca poetica, allontanandolo dagli schemi ripetitivi della canzone commerciale. Alla produzione musicale Paoli affiancò anche l’impegno pubblico: fu deputato del Partito Comunista Italiano nelle legislature a partire dal 1987, ma “una volta in Parlamento aderì al gruppo della Sinistra indipendente, non essendosi mai iscritto formalmente ad alcun partito”.
Negli ultimi anni: successi e dolori
Il suo percorso fu segnato da numerose rinascite artistiche: negli anni Ottanta la popolarità tornò con Una lunga storia d’amore, brano arrangiato da Beppe Vessicchio e diventato una colonna sonora generazionale. Negli anni Duemila Paoli intensificò i contatti con il mondo del jazz, collaborando con nomi come Danilo Rea ed Enrico Rava. Ha attraversato anche vicissitudini giudiziarie: nel 2015 si dimise da presidente della SIAE in seguito a una vicenda di presunta evasione fiscale, dichiarando alla stampa: “Non ho commesso reati. Difenderò la mia dignità”. La Procura di Genova aveva contestato trasferimenti illeciti di denaro in Svizzera, ma il caso è stato poi archiviato a causa della prescrizione.
L’ultimo saluto della collettività
Messaggi di cordoglio sono arrivati da ogni ambito, dal musicista Mogol, che lo ricorda come “un autore e compositore di primo piano”, agli esponenti istituzionali, come il vicepremier Matteo Salvini che lo definisce “un pezzo enorme della nostra cultura popolare, capace di trasformare la vita quotidiana in poesia e melodia”. Anche il presidente della Toscana Giani lo ricorda come “autore di canzoni che hanno attraversato generazioni e raccontato emozioni senza tempo”.
Opere e ricordi destinati a durare
Le canzoni di Paoli continuano a vivere nella memoria collettiva. Ogni suo brano, “un piccolo capolavoro di poesia urbana”, ha saputo “raccontare storie con leggerezza e profondità insieme, toccando il cuore di generazioni intere”. E come scrive la sindaca di Genova Silvia Salis: “Il ricordo e la sua arte resteranno con noi per sempre, senza fine”.
Alcuni dettagli sulla vita di Gino Paoli restano ancora oggetto di discussione, come l’effetto profondo che la pallottola al cuore ebbe sulla sua ispirazione e sulle sue relazioni personali, così come alcune sfumature legate ai suoi ultimi anni che, secondo amici e colleghi, furono segnati da “un po’ di depressione” e dalla consapevolezza che “la fine era vicina”. Ma la sua arte, come dichiarato da Fabio Fazio, “rimane un patrimonio intramontabile della cultura italiana”.
