E’ uscita la nuova puntata di “Frontale”, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.com
Il referendum del 22 e il 23 marzo rappresenta un’occasione per accendere un faro sullo stato della giustizia in Italia. In un’ottica di garantismo, la malagiustizia si manifesta non solo attraverso inchieste infondate, ma anche con la realtà degli innocenti in galera o esposti alla gogna mediatica. Anni fa, un caso emblematico ha riguardato Roberto, ex direttore generale di Lombardia Informatica (oggi Aria spa). Accusato di peculato, l’ex manager è stato condannato in primo grado a 3 anni e 8 mesi di reclusione con interdizione dai pubblici uffici.
A seguito della sentenza del 2020, si sono rese necessarie le dimissioni da tutti gli incarichi pubblici. Tuttavia, nel 2023, il processo si è concluso con l’assoluzione piena perché il fatto non sussiste.
Scrive l’ex manager sulla propria esperienza:
“La reputazione è un processo parallelo, e la sua sentenza arriva sempre prima. Non ti convoca, non ti ascolta, non ti concede repliche. Ti prende e ti riduce a una parola: indagato, condannato, manager. Nel mio caso, la demolizione mediatica ha avuto una frase-manifesto che sembrava già un verdetto morale. Quando una storia viene raccontata senza sfumature, chiunque vi finisca dentro perde automaticamente il diritto alla complessità.”
Nel luglio 2020, la parola condannato divenne l’etichetta definitiva sui principali quotidiani, portando alla rimozione forzata dalla vita pubblica. Anni dopo, l’assoluzione in appello ha ricevuto uno spazio decisamente meno rumoroso. La differenza tra un’aula di tribunale e il web è profonda: un giudice è obbligato a motivare, mentre la rete archivia in un titolo e prosegue, lasciando all’interessato il compito di ricostruire ciò che la stampa ha distrutto.
La vicenda è stata raccolta in un volume scritto : Roberto ha raccontato in un libretto molto agile la sua storia, cambiando tutti i nomi (lui è “Gino”) e ripercorrendo le tappe di questo errore giudiziario, disponibile in bozza per chi volesse approfondire i risvolti umani e legali di una sentenza arrivata dopo anni di calvario.

