di Fabio Massa
E’ uscita la nuova puntata di “Frontale”, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.com
Ha fatto bene Giorgia Meloni a venire a Milano per parlare di sì al referendum. E ha fatto bene ad andare al Teatro Franco Parenti di Andreè Ruth Shammah. Per molti motivi. Il primo è che a Milano c’è il più alto tasso di riformisti di centrosinistra che voterà convintamente sì. Tra di loro, tanto per dirne una, l’ex segretario metropolitano del Pd Pietro Bussolati, quello che ha vinto, insieme a Beppe Sala, la difficilissima battaglia contro Stefano Parisi – l’ultima volta che il centrodestra in città è stato davvero in partita. Il secondo motivo è che a Milano l’aggressività dell’accoppiata procura-stampa contro la politica, di qualunque colore, è sempre stata molto pervasiva, da Mani Pulite in poi. Decine e decine di inchieste, di cui pochissime sono finite in condanne. E ancora altre sono incardinate, e chissà come finiranno.
Non c’è stata giunta regionale negli ultimi vent’anni che non sia stata funestata dalla malagiustizia, e non c’è stata sindacatura nella quale non ci sia stato qualche scandalo (dalla piastra di Expo alle indagini sulla vendita di Sea ad altre mille scandali e scandaletti dissolti nel nulla). Pure la Provincia è stata colpita, con Filippo Penati, morto di malagiustizia ancor prima che di tumore.
E ancora, Giorgia Meloni fa bene ad andare al Franco Parenti perché il Franco Parenti è il luogo simbolo proprio di quel riformismo renziano ma non solo, che ha capito da sempre che uno dei temi principali da riformare è la giustizia. Così facendo manda in cortocircuito proprio buona parte della sinistra, e pure dei centristi. Che infatti sono caduti nella trappola di attaccare Andreè Ruth Shammah con la più infamante delle accuse, seppur non esplicitata: ti sei venduta a Giorgia, ospitandone il convegno, perché vuoi andare in Triennale.
Senza capire che in fondo, la premier, che poteva scegliere qualunque altro teatro in città, qualunque altro luogo, anche più grande e anche più centrale, voleva proprio questo: mettere in mostra le contraddizioni nella città simbolo della malagiustizia italiana. Una malagiustizia non giocata sull’incompetenza, o sulla corruzione dei magistrati, ma una malagiustizia giocata sulla faziosità, sull’intreccio incestuoso con i media, sulla diffusione di notizie riservate che non si è fermata neppure con la Cartabia. Ecco perché Meloni viene proprio a Milano proprio adesso e proprio in quel teatro.
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