Home Politics “Vannacci traditore come me? Paragone assurdo”: Fini risponde a Salvini

“Vannacci traditore come me? Paragone assurdo”: Fini risponde a Salvini

“Vannacci traditore come me? Paragone assurdo”: Fini risponde a Salvini


Alcune recenti dichiarazioni di Matteo Salvini, leader della Lega, hanno suscitato una significativa risposta politica. Salvini, in seguito alla frattura con Roberto Vannacci, eurodeputato recentemente fuoriuscito dal partito, ha accostato quest’ultimo alla figura di Gianfranco Fini, ex presidente della Camera e storico esponente della destra italiana. Secondo Salvini, si tratterebbe di “un traditore, è la storia che si ripete e il suo partito farà la fine di Fli”. Questa analogia ha immediatamente ricevuto una replica diretta da parte di Fini, che ne contesta la fondatezza.

La replica di Fini: “Il paragone non sta in piedi”


Gianfranco Fini, intervistato in merito alla questione, chiarisce la sua posizione con una serie di precisazioni. Secondo le sue parole, “il paragone tra me e Vannacci non sta minimamente in piedi. Io non me ne sono andato dal Pdl che avevo contribuito a fondare, sono stato dichiarato ‘incompatibile’ da Berlusconi, che in diretta tv mi disse che se volevo ‘far politica’, cioè esprimere le mie opinioni non sempre collimanti con le sue, dovevo dimettermi da presidente della Camera”. Fini sottolinea quindi che “non ci furono né traditi né traditori, fu l’epilogo di una frattura politica”. Queste affermazioni fanno riferimento a fatti accaduti durante la sua lunga carriera, in particolare al confronto interno al Popolo della Libertà e alla successiva fondazione del movimento Futuro e Libertà.


Nelle sue dichiarazioni, Fini offre anche una valutazione sul metodo comunicativo scelto da Salvini: “La cifra della comunicazione di Salvini è sempre stata la superficialità, l’approssimazione. Parla di tanti argomenti senza quasi mai approfondire”. Questa opinione rafforza la distanza che Fini intende marcare tra la propria esperienza e quella attribuita da Salvini a lui e a Vannacci.

Le differenze tra il caso Vannacci ed il caso Fini


Relativamente alla vicenda che ha coinvolto Salvini e Vannacci, Fini illustra alcune distinzioni: “Nulla di minimamente comparabile alla mia storia. La loro è stata una brevissima e spregiudicata convergenza di interessi, senza alcun retroterra e strategia politica. Salvini candidò Vannacci nella furbesca convinzione che gli fosse tatticamente utile e non potesse essere un problema”. In quest’ambito, Fini attribuisce la decisione di candidare Vannacci a mere valutazioni di utilità immediata, prive di visione a lungo termine. Sottolinea inoltre come, a suo giudizio, Vannacci abbia visto nella candidatura europea “un’occasione imperdibile per la sua carriera politica” e come il generale abbia agito con “spregiudicato tatticismo” scegliendo il “comodo taxi targato Lega a costo zero”.


Per quanto concerne i temi della lealtà politica e delle rotture interne ai partiti, Fini ribadisce che, nel suo caso personale, non vi furono “né traditi né traditori”. Spiega che il suo percorso si concluse con “l’epilogo di una frattura politica”, conseguenza delle sue posizioni che non coincidevano più con quelle della maggioranza del partito di provenienza. Una dinamica che, a detta di Fini, differisce sia nei presupposti che nelle modalità da quanto avvenuto tra Salvini e Vannacci.


Quando gli viene chiesto se Vannacci dovrebbe dimettersi da europarlamentare a seguito della rottura, Fini risponde: “Il suo cinismo lo esclude a priori”. E aggiunge: “I prossimi mesi ci diranno se quel cinismo con cui Vannacci ha rinnegato la fedeltà alla parola data gli porterà i voti che sogna, personalmente ho molti dubbi”. Secondo Fini, quindi, la scelta di Vannacci di abbandonare la Lega per percorrere una propria strada risponde più a opportunismi personali che a convinzioni politiche solide o a dissidi ideali.