Come una slavina che si ingrossa procedendo a valle, lo scandalo Epstein sta travolgendo istituzioni, politici e persino i simboli delle monarchie europee. Un’inchiesta che si allarga giorno dopo giorno, mutando forma e rivelando ramificazioni inaspettate ai margini del potere, là dove la giustizia incontra le zone grigie delle lobby internazionali. E dopo aver spezzato l’immobilismo di Westminster e fatto salire la tensione in Belgio e Slovacchia, la nuova bufera lambisce anche l’Italia.
Le opposizioni invocano chiarezza: Salvini citato 96 volte
Non bastano le consuete polemiche sui “ritardi dei treni” o sulle “procedure opache sul Ponte sullo Stretto”: ora a finire nel vortice è il nome di Matteo Salvini, presente in ben 96 occorrenze nei cosiddetti “Epstein files”. L’informativa urgente che Pd, M5s e Avs chiedono al vicepremier in Aula non è una manovra di teatrino politico, ma una richiesta precisa: fare luce sui possibili rapporti tra la Lega – nel periodo di massimo consenso e con la famigerata macchina social denominata “Bestia” – e Steve Bannon, ex stratega di Trump citato nei documenti.
Elisabetta Piccolotti (Avs) chiede direttamente a Salvini di spiegare se abbia mai “avuto Steve Bannon come consulente politico; se risponde al vero che Bannon abbia svolto attività di fundraising e ricerca di finanziatori, anche tramite servizi digitali, per la Lega; se sia a conoscenza di iniziative promosse da Bannon per condizionare l’opinione pubblica italiana o europea anche dopo lo scandalo Cambridge Analytica; se gli incontri nelle mail siano reali e se conosceva i legami tra Bannon ed Epstein”.
L’eco parlamentare e il “caso sovranisti”
M5s e Pd cavalcano la richiesta di trasparenza. Alfonso Colucci (M5s) ricorda che “nel 2018 Bannon aveva già previsto l’exploit di Salvini alle europee e che avrebbe portato alla crisi del governo, cosa poi puntualmente avvenuta”. Il sospetto che serpeggia in Parlamento è chiaro: “I sovranisti italiani a quali interessi rispondono? Quelli dell’Italia o di altri poteri in ombra?”. Il Pd, con Andrea Casu, allarga il raggio: “Noi non vogliamo attaccare la Lega, ma difendere le istituzioni. Chiediamo che il governo sia a conoscenza delle indiscrezioni e che attivi verifiche, per la massima trasparenza, anche difendendo le comunicazioni satellitari europee e considerando i rischi di progetti come Starlink”.
L’effetto a catena: dimissioni, imbarazzi e nuove inchieste
Se Roma è ad oggi appena sfiorata, a Londra la bomba Epstein è già esplosa. Peter Mandelson, ex ministro e già commissario europeo, lascia la Camera dei Lord dopo le pressioni di Downing Street e l’apertura di un fascicolo penale su presunte soffiate di informazioni sensibili a Epstein, proprio negli anni cruciali della crisi finanziaria globale. Scotland Yard indaga, mentre il premier Starmer parla di “una vicenda sconvolgente”, e di un’opinione pubblica che rischia di “perdere fiducia in tutti i politici”.
Nemmeno Bruxelles e le sue élite respirano aria serena. Nelle chat dei file compare Maros Sefcovic, che si affretta a smentire qualsiasi coinvolgimento: “Non ho mai avuto alcun contatto, comunicazione o incontro diretto o indiretto con Jeffrey Epstein. Non ho autorizzato, richiesto o acconsentito che qualcuno menzionasse il mio nome…”. E mentre la Commissione europea indaga anche su Mandelson, la macchia si stende verso la monarchia belga: “Aggiungi il Principe Laurent del Belgio ai miei contatti“, scriveva Epstein nel 2012. Il fratello del sovrano ammette due incontri – uno nei primi anni ’90, uno nei primi 2000 – ma nega connivenze o compromessi: niente, insomma, che richiami le pagine oscure della Royal Family britannica.
“Epstein gestiva parte del patrimonio di Putin”
Polonia e Russia sembrano ora ingaggiate in una sorta di guerra di informazioni. Secondo Donald Tusk, premier polacco, Epstein avrebbe “collaborato con il Cremlino per raccogliere materiale compromettente sulle élite occidentali”. Tusk dichiara che “tra i documenti pubblicati ce ne sono oltre mille che riguardano direttamente Vladimir Putin e 9 mila che riguardano la Russia”. L’FBI avrebbe fonti secondo cui “Epstein gestiva parte del patrimonio di Putin”. Si aggiunge così il sospetto che lo scandalo sia stato “co-organizzato dai servizi segreti russi (il KGB), usando la ‘trappola della seduzione’ come negli anni della Guerra fredda”. Tutta roba che, se confermata, sarebbe una bomba destinata a riscrivere la storia degli ultimi vent’anni di relazioni tra Est e Ovest.
Capitolo Stati Uniti: i Clinton all’angolo e i rischi per la reputazione
L’ultima partita vede Bill e Hillary Clinton sotto i riflettori di una commissione parlamentare che promette di non fare prigionieri. Le testimonianze pubbliche dei due – fissate per il 26 e 27 febbraio – saranno le prime di questo tenore dai tempi di Gerald Ford. La posta in gioco è altissima: il rischio di un’“enorme macchia su una reputazione già messa a dura prova”, non solo per la sfilza di foto imbarazzanti e i voli sul jet di Epstein – confermati dallo stesso Bill come attività legate alla fondazione – ma perché risulta che Epstein, quando Clinton era presidente, “ha visitato la Casa Bianca ben 17 volte”.
I repubblicani spingono per domande senza limiti di tempo, tutto in pubblico, tutto documentato. L’avvocato dei Clinton si difende: “Hanno negoziato in buona fede: voi no. Hanno detto sotto giuramento ciò che sanno”. Hillary stessa ha sempre negato di aver mai visto o conosciuto Epstein. Ma ora, alla luce delle “milioni di pagine di documenti e immagini” riversate dal Dipartimento di Giustizia americano, i repubblicani chiedono nuova chiarezza.
Il dato costante, in ogni apparato coinvolto – USA, Regno Unito, UE, Italia, Russia – è una ragnatela di potere e relazioni che non si arresta, anzi, inesorabile travolge chiunque ne venga anche solo sfiorato. La Commissione europea valuta possibili violazioni da parte degli ex commissari; la Polonia ipotizza che il materiale custodito da Epstein possa essere stato una leva nelle mani dei servizi russi. E ovunque, la domanda resta sospesa come una nube: chi sapeva? E chi, pur sapendo, ha taciuto?
