Home Politics Vannacci e Salvini, una separazione che non converrebbe a nessuno dei due

Vannacci e Salvini, una separazione che non converrebbe a nessuno dei due

Roberto Vannacci

Ferri cortissimi tra Roberto Vannacci e il leader della Lega Matteo Salvini. Il logo “Futuro Nazionale”, depositato il 24 gennaio presso l’European Union Intellectual Property Office, raffigura un’ala tricolore su fondo blu, sormontata dalla scritta bianca “Futuro Nazionale” e quella gialla “Vannacci”: nulla di improvvisato, secondo molti osservatori. “È solo un simbolo”, si è affrettato a spiegare il generale, provando a smorzare la bufera di ipotesi e sospetti.

La chiave grafica e il messaggio identitario

Non è una semplice formalità, sostiene Gabriele Maestri, esperto di contrassegni elettorali: “Il simbolo di Futuro Nazionale, per vari suoi elementi, sembra rivolgersi a un potenziale elettorato di destra.” La scelta dei colori nazionali e del blu, unita a un carattere “spigoloso e affilato” in stile littorio, richiama il gusto di una certa destra sociale. Nella torta simbolica compaiono anche rimandi storici e codici estetici ben noti all’elettorato conservatore. Il giallo selezionato, aggiunge Maestri, “ricorda quello usato dalla Lega per indicare il cognome del leader (proprio su fondo blu)”. Nulla sfugge alla logica dei segni: più che somigliare a una fiamma tricolore, l’emblema ricorda una fiaccola o il fregio di movimenti come Azione popolare, con richiami anche ad “ali spiegate” care ad altri simboli del passato recente.

Le somiglianze non sono passate inosservate: il think tank conservatore ‘Nazione Futura’, guidato da Francesco Giubilei, ha lamentato la vicinanza dei due loghi, ventilando possibili azioni legali. Ma Maestri precisa: “La forma del tricolore è oggettivamente diversa nella sua foggia”, anche laddove la combinazione cromatica possa trarre in inganno. Ancora una volta, la storia dei simboli politici si arricchisce di un nuovo capitolo eclatante.

Un confronto fragile al vertice

Ma torniamo al nodo vero: per la Lega, non è il logo, ma il rischio sempre più concreto di una scissione. Salvini cavalca la linea della minimizzazione, almeno pubblicamente: “Vannacci è una grande risorsa per la Lega e la Lega è una grande risorsa per Vannacci“, scandisce Claudio Durigon, uno dei ‘big’ più vicini al segretario. L’incontro chiarificatore è atteso tra la fine della settimana e l’inizio della prossima: la parola d’ordine è frenare, “contenere le distanze” ed evitare lo strappo.

Non mancano, però, le schermaglie interne. Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato, pur riconoscendo che il nuovo simbolo possa destare polemiche, ribadisce: “Io sto a quanto ha detto lui, che non ha nessuna intenzione di fondare un partito.” Dal suo canto, Salvini non lascia spiragli sul rischio emorragia: “Chi lascia la Lega finisce nel nulla”, aveva sentenziato appena pochi giorni fa.

Il generale tra frenate e rilanci

La realtà, però, è più complicata. Vannacci, giocando la partita a modo suo, tiene tutti sulla corda. “Mai dire mai”, ha dichiarato in un’intervista recente, lasciando intendere che nulla è scritto ma tutto può cambiare, con la pragmatica ironia di chi conosce le regole della guerra di informazioni. Ai cronisti intercettati a Mendrisio ha ribadito la sua volontà di “restare nel partito” e proseguire come eurodeputato, almeno per ora.

Ma occhio: nel borsone del generale ci sono dati e proiezioni che fanno gola, secondo voci interne la possibilità di un nuovo partito “a destra della Lega” potrebbe pescare dal 2,6 al 5,8% tra gli astenuti e nei delusi dell’attuale scenario. Un volatone che potrebbe ridare slancio ai temi cari a via Bellerio e scompaginare le file della destra italiana.

L’ombra lunga del dissenso

Dietro la schermaglia simbolica, cova una questione ancora più incisiva: il dissenso di alcune frange ritenute “vannacciane” su temi strategici, come il supporto militare a Kiev e la “remigrazione”. Due deputati a lui vicini hanno votato contro la risoluzione di maggioranza sull’Ucraina e si preparano a dare battaglia in Aula con emendamenti specifici.

La tensione cresce, la posta politica si fa più alta. “Se due o tre si sfilano, non vuol dire che c’è uno strappo nel gruppo”, prova a raffreddare le acque un big del partito, ma la spirale degli scontenti è difficile da frenare. E su temi cari all’elettorato leghista, come la sicurezza e la lotta al degrado urbano, la retorica di Vannacci – sempre più tagliente – sovrasta il rumore di fondo: “Codice Sergio Leone. Quando un uomo con la pistola… Quel magrebino pregiudicato e con precedenti, se fosse stata applicata la remigrazione, sarebbe ancora vivo e felice. La remigrazione salva le vite”, ha scritto il generale dopo l’uccisione di un ventottenne a Milano. Una bufera non solo retorica, ma anche di scelte politiche.

Un’anomalia che fa riflettere

Dal presidente della Lombardia Fontana arriva la definizione: “Il mio primo pensiero è anomalia. È un anomalo all’interno del nostro movimento. Creare circoli, depositare un nuovo logo, fare un nuovo sito è un’anomalia.” Ancora una volta, la palla passa ai vertici: “Sono valutazioni che farà il segretario”, aggiunge Fontana.

Ma una separazione a giudizio di molti non converrebbe a nessuno dei due. Vannacci è troppo prezioso per la Lega quanto la Lega lo è per lui. Come si risolve tutto questo? Forse solo la chimica di un confronto a porte chiuse potrà, almeno temporaneamente, far rientrare l’emergenza.