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C’erano una volta le Frattocchie: le scuole di formazione politica oggi

Anche i Cinque Stelle si dotano di scuole di formazione politica. Ogni partito ha la sua struttura, ma sono lontani i tempi delle Frattocchie

“Io devo studiare sodo e preparare me stesso perché prima o poi verrà il mio momento”: sembra che la frase sia da attribuire al presidente statunitense Abramo Lincoln. Che non poteva sapere che oltre cent’anni dopo, dall’altra parte dell’Oceano, in un paese chiamato Italia, sarebbe arrivato un momento in cui non lo studio sarebbe stato premiato, ma la semplice fortuna, quella di trovarsi candidati al momento giusto nella lista giusta.

I Cinque Stelle ed i mozzi al comando della nave

E’ stato così che nel 2018 l’ondata populista ha gonfiato le vele della nave dei Cinque stelle, con un equipaggio costituito per lo più da mozzi – che con i voti ricevuti avrebbero in un altro momento storico potuto amministrare al massimo un condominio – che il potere, al quale si sono abbarbicati, ha trasformato in ufficiali saldamente al comando (leggasi attaccati alla poltrona) di una imbarcazione nella quale, tuttavia, si sono aperte numerose falle.

Sicuramente in questi tre e passa anni, i parlamentari grillini avranno studiato, ma, attenzione, il riferimento non è ai congiuntivi sbagliati del ministro Gigi Di Maio, o alla sola licenza di scuola media di cui è in possesso l’onorevole Sergio Battelli, presidente della Commissione Politiche dell’Unione europea alla Camera dei Deputati. No, il riferimento è alla formazione, quella che un tempo i partiti (comunista in testa, ma anche Democrazia cristiana e altri) si preoccupavano di fornire a quanti avrebbero dovuto gestire la cosa pubblica a qualsiasi livello, dai consigli comunali al Parlamento.

Chi fa formazione politica oggi?

Chi si preoccupa di fare formazione politica oggi? Esistono ancora le scuole di partito? La risposta è sì, esistono. Anche se in forma diversa dal passato e ogni forza politica sta riscoprendo l’importanza delle scuole di formazione, tanto che Giuseppe Conte ha voluta prevederla anche nel nuovo statuto del Movimento Cinque Stelle, all’articolo 15: “Con Regolamento del Comitato per la formazione e l’aggiornamento è istituita la Scuola di Formazione.

La Scuola di Formazione si prefigge la formazione continua e l’aggiornamento permanente specialistico di coloro che si impegnano e che intendono impegnarsi in politica, con particolare attenzione ai giovani”.

Lega, i corsi coordinati da Armando Siri

Chi ha puntato da anni ormai su una scuola di formazione politica, aperta a quadri, militanti e simpatizzanti, è la Lega. A metà gennaio ripartiranno i corsi organizzati dalla struttura coordinata dall’ex sottosegretario Armando Siri e a fare da testimonial in un video per le lezioni che riprendono per la settima edizione è Matteo Salvini in persona.

La scuola di formazione politica della Lega (alla quale la trasmissione “Report” dedicò una puntata nel 2019) è gestita dall’associazione Pin, che altro non è che l’acronimo di Partito Italia Nuova (fondato nel 2001 dallo stesso Siri) e le lezioni si svolgono nello Spazio Pin di viale Montesanto a Milano. La scuola è strutturata sulla falsariga di un corso universitario, con un primo anno propedeutico che bisogna aver frequentato prima dell’accesso ai due anni successivi.

Il terzo anno di corsi, si legge , è riservato “non solo agli studenti che hanno frequentato come iter propedeutico il corso di formazione del primo anno, ma anche agli amministratori locali e a tutti coloro che intendono candidarsi nei propri territori”.

La mission è spiegata da Siri sul sito: “Conoscere quali siano le funzioni delle Istituzioni e come la politica possa effettivamente incidere su di esse è necessario per decidere se vogliamo dare più forza alla politica – cioè a noi stessi – o affidare invece le nostre sorti alla burocrazia e all’apparato (…) È anche per queste ragioni e motivazioni che abbiamo pensato fosse necessario e utile concederci l’occasione di riappropriarci del nostro destino attraverso la conoscenza della politica”.

Per essere ammessi bisogna compilare un questionario e, nel caso di superamento del test, la cifra da versare per l’intero corso è di 590 euro + Iva, anche a rate. Motto della scuola? “Penso, conosco, creo”. Lo stesso slogan dell’associazione Pin che l’ideologo leghista della flat tax ha fondato, secondo l’inchiesta di “Report”, per la diffusione delle discipline olistiche insieme a una massaggiatrice shiatsu e nelle cui casse finirebbero i soldi delle iscrizioni.

L’Accademia di Forza Italia: prolusioni affidate a Berlusconi

Anche l’Accademia di Forza Italia, che vuole “formare i militanti attraverso una nuova consapevolezza del sacrificio politico, affinché il patto con i cittadini venga rispettato”, organizzata in due semestri di studio, prevede un costo di 650 euro. L’accademia forzista, sede in un palazzo di piazza san Lorenzo in Lucina a Roma, lo stesso dove aveva il suo studio Giulio Andreotti, offre solo corsi in modalità on line. Ai più meritevoli vengono riconosciuti 60 crediti formativi “oggetto di valutazione ai fini del proseguimento del percorso di studio”.

Le materie di insegnamento spaziano dalle lezioni di geopolitica tenute dall’ex ambasciatore Umberto Vattani a quelle sull’utilizzo dei nuovi media svolte dall’ex direttore di Panorama, attuale parlamentare forzista, Giorgio Mulè. Docente di “attori e strumenti della comunicazione politica” è Deborah Bergamini. Ovviamente le prolusioni ai corsi dei due semestri sono di Silvio Berlusconi.

Pd, la scuola di politiche creata da Letta

Volgendo lo sguardo a sinistra, nessun costo è previsto per la frequenza delle lezioni della Scuola di politiche creata dal segretario del Pd Enrico Letta nel 2015, che ha lasciato la guida della sua creatura appena ha ricevuto l’investitura a guida dei Dem. La scuola è aperta a 100 studenti, prevede oltre 200 ore di lezioni tenute da ottobre a giugno da esperti non solo italiani e organizza due “summer school”, una nazionale a Cesenatico, l’altra internazionale a Budapest. I corsi sono riservati a giovani dai 18 ai 26 anni. I costi sono coperti da donazioni. Nel corso della formazione vengono organizzati conferenze, seminari, visite alle istituzioni a Roma, Milano e Bruxelles. La Scuola di politiche organizza anche dei corsi “Impact” su argomenti monotematici in alcune regioni italiane. Tra i docenti, Anna Ascani, Lucio Caracciolo, Lia Quartapelle, il ministro Enrico Giovannini, che fanno parte anche del nutrito board scientifico.

La breve stagione della scuola dem “Pier Paolo Pasolini”

La struttura di Letta, volutamente declinata al plurale, non può annoverarsi tra le scuole di partito. Nel Pd un tentativo di averne una propria si è registrato nel 2017, quando fu creata la scuola di formazione “Pier Paolo Pasolini”, la cui direzione fu affidata allo psicanalista Massimo Recalcati, che spiegava: “Il suo destinatario privilegiato sono le nuove generazioni perché il compito di ogni Scuola degna di questo nome è innanzitutto quello di far esistere un futuro più giusto, e questo non è possibile senza la forza creativa della giovinezza”. La Scuola prevedeva come criteri di selezione “età, partecipazione dimostrata alla vita del Partito, in base agli incarichi ricoperti nei circoli e nelle federazioni, e impegno civico nelle amministrazioni locali”. Non ha avuto grande fortuna.

Italia Viva, i seminari di Matteo Renzi

Anche l’ex segretario Pd Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha voluto una scuola di formazione politica per il suo nuovo partito, ma si dovrebbe parlare, più che di scuola, di seminari di formazione, gli ultimi tenutisi dal 1° al 3 settembre scorso a Ponte di Legno, in provincia di Brescia, dopo le prime due edizioni al Ciocco e a Castrocaro. Argomenti affrontati, i temi dell’attualità: dall’Afghanistan alla transizione ecologica, dalla politica estera ed europea alle questioni legate al governo nazionale, dalla giustizia al reddito di cittadinanza, sino ai temi della sanità, dai vaccini al green pass, alla viglia della ripartenza delle scuole.Tra gli ospiti la viceministra Teresa Bellanova, i ministri Elena Bonetti, Roberto Cingolani e Lorenzo Guerini. il virologo Matteo Bassetti, il presidente del Coni Giovanni Malagò, l’astrofisico Luca Parmitano, il direttore de “la Repubblica“, Maurizio Molinari.

Fratelli d’Italia e la scuola di formazione politica di Fitto

Ultima scuola di formazione politica nata è quella di Fratelli d’Italia in Puglia, mentore l’eurodeputato Raffaele Fitto, che presentandola, ha spiegato: “L’iniziativa, dal titolo “Europa e territori: conoscere per costruire il futuro”, è dedicata ai giovani e agli amministratori ed è organizzata da ECR-Fratelli d’Italia insieme a Gioventù nazionale e Fondazione Tatarella. Il programma prevede lezioni tenute da esperti del settore, che impartiranno nozioni di diritto europeo e spiegheranno come muoversi all’ interno del meccanismo burocratico”.

“Una Scuola”, ha spiegato l’europarlamentare dell’Ecr, “che nasce dalla sua esperienza pluriennale di politico europeo, e che ha toccato con mano le difficoltà che si ha nell’accedere ai finanziamenti europei perché si ha poca dimestichezza con le difficoltà burocratiche che comporta la preparazione di bandi per accedere ai finanziamenti. Ma è anche un corso per formare giovani che potrebbero in futuro ricoprire cariche all’interno delle stesse istituzioni a Bruxelles”.

Frattocchie 2.0? Il contesto è cambiato

La politica, a destra e a sinistra, sembra aver riscoperto l’importanza della preparazione e della competenza. C’è chi parla di Frattocchie 2.0, con riferimento a quella che è stata la scuola di formazione politica per eccellenza, quella dell’istituto di studi comunisti creata dal Partito comunista nel 1944 ed evaporata dopo la svolta della Bolognina quasi cinquant’anni più tardi. Quella struttura che premiava i più meritevoli con soggiorni di studio del marxismo-leninismo nell’Urss e alla quale Amintore Fanfani rispose creando la scuola della Camilluccia per i quadri della Democrazia cristiana.

Il contesto storico è cambiato, l’importanza dello studio no. Adesso tocca spiegarlo anche all’onorevole Tripiedi del Movimento Cinque Stelle, che in un intervento alla Camera annunciò di voler essere breve e circonciso.