Nelle ultime ore, la tensione internazionale tra Stati Uniti e Spagna ha raggiunto livelli molto elevati dopo che il governo spagnolo guidato da Pedro Sanchez ha rifiutato ufficialmente di concedere l’uso delle basi militari di Moron e Rota, in Andalusia, agli aerei statunitensi destinati all’offensiva contro l’Iran. La decisione, presa all’indomani degli attacchi coordinati da Donald Trump insieme a Israele contro il regime degli Ayatollah, è stata accompagnata da dichiarazioni fortemente critiche verso Madrid.
Le accuse di Trump alla Spagna
Durante un punto stampa con il Cancelliere tedesco Merz, Trump ha incluso la Spagna tra i paesi europei che, secondo lui, “si sono comportati in modo terribile“. “La Germania è stata ottima. Altri sono stati molti bravi. Il capo della Nato, Mark Rutte, penso sia fantastico” ma “altri europei sono stati terribili…”, ha affermato l’ex presidente americano. In particolare, Trump ha annunciato la sospensione degli scambi commerciali con la Spagna, affermando: “La Spagna si è comportata in modo terribile. Ho detto a Bessent di interrompere il commercio con la Spagna. Non vogliamo avere nulla a che fare con loro“.
La replica di Sanchez: “No alla guerra e no all’obbedienza cieca”
Dal Palazzo della Moncloa, Pedro Sanchez ha tenuto una dichiarazione istituzionale in cui ha chiarito la posizione del suo governo: “Non saremo complici di qualcosa che è dannoso per il mondo e che è anche contrario ai nostri valori e interessi, semplicemente per paura delle ritorsioni di qualcuno, perchè abbiamo assoluta fiducia nella forza economica, istituzionale e, direi anche, morale del nostro Paese”. Sanchez ha sottolineato come “la voce dell’Europa deve essere in questo momento una voce di equilibrio e moderazione, lavorare per la de-escalation e perchè si torni al tavolo negoziale”.
Nel suo intervento, il premier spagnolo ha ricordato il precedente della guerra in Iraq: “Il mondo, l’Europa e la Spagna ci sono già passati 23 anni fa, quando un’altra amministrazione statunitense ci trascinò in una guerra in Medio Oriente… ma che in realtà ha prodotto l’effetto contrario, scatenando la più grande ondata di insicurezza che il nostro continente abbia subito dalla caduta del muro di Berlino”. Pur condannando il regime iraniano “che reprime e uccide i propri cittadini, in particolare le donne”, Sanchez ha ribadito il rifiuto del conflitto: “Rifiutiamo questo conflitto e chiediamo una azione diplomatica e politica”.
Le possibili conseguenze del rifiuto spagnolo
Dopo il netto no spagnolo, il Pentagono ha ritirato una decina di aerei cisterna KC-135 dalle basi in territorio spagnolo. La ministra della Difesa Margarita Robles ha confermato che gli accordi di cooperazione con gli Stati Uniti prescrivono che le basi possano essere utilizzate solo “nell’ambito della legalità internazionale”. Per la Spagna, infatti, “le basi non daranno appoggio, a meno che non sia necessario dal punto di vista umanitario”.
Sanchez ha concluso: “Siamo consapevoli delle difficoltà, ma sappiamo anche che il futuro non è scritto, che la spirale di violenza che molti danno già per scontata è assolutamente evitabile. Non saremo complici per paura di rappresaglie”. Secondo il premier, la posizione della Spagna è condivisa da “molti altri governi” e “milioni di cittadini in tutta Europa, Nord America e Medio Oriente” che auspicano la pace. Anche se rimane da vedere quali saranno le effettive ricadute economiche e diplomatiche, la questione segna un nuovo capitolo negli equilibri geopolitici euro-atlantici.
