Sette di gennaio, l’alba dell’anno scorso. In una casa qualunque di Bovisio Masciago va in scena una delle tragedie più crude dell’attualità. Stella Boggio, 34 anni, e Marco Magagna, suo compagno, danno l’ultimo atto di una relazione definita “profondamente disfunzionale”. Il colpo di scena? Una coltellata secca e letale dritta al cuore di lui. Cala il sipario: oggi Stella è stata condannata dalla Corte d’Assise di Monza a 21 anni di reclusione. Una pena decisamente più severa dei 14 anni chiesti dal pm Alessio Rinaldi.
Oltre alla reclusione, il tribunale ha disposto per Stella Boggio tre anni di libertà vigilata una volta espiata la pena. C’è una figlia di 9 anni. La potestà genitoriale alla Boggio non è stata tolta: la donna manterrà il diritto di essere madre, nonostante tutto. Per i familiari di Marco Magagna scatta invece un risarcimento di 596mila euro
La dinamica: c’era legittima difesa?
Lungo il dibattimento è emerso un quadro denso di “maltrattamenti” ai danni della Boggio. Raccontano i testimoni – vicini, parenti, amici – di urla furibonde tra quei due, grida che ben conoscevano i muri di quell’appartamento. Ogni tanto, spiegano, scendeva in campo l’alcol, e la partita tra i due non si giocava mai all’insegna delle buone maniere: volavano parole grosse, e non solo. Si racconta di ferite, schiaffi, minacce, di reciprocità nella violenza. Circostanze che la difesa ha tentato di incorniciare nella legittima difesa. “Dopo essere stata aggredita non avrebbe avuto modo di allontanarsi da casa”, ha sostenuto la difesa, sottolineando la situazione di pericolo vissuta dalla donna.
Presieduta dalla giudice Stefania Donadeo, la Corte d’Assise ha riconosciuto alla 34enne bovisiana le attenuanti generiche. Il pubblico ministero la vedeva diversamente: per l’accusa la donna avrebbe potuto aprire la porta e chiedere aiuto, “come aveva fatto altre volte”. Di nuovo, la differenza sottile tra “difesa eccessiva” e omicidio vero e propri
Pochi giorni prima della tragedia, Marco Magagna avrebbe rimediato una ferita alla mano. Mentre sul corpo della donna sono stati osservati segni di percosse, testimoni a favore, testimoni contro, e una catasta di accuse a doppio senso: lui violento, lei violenta; lui la aggredisce, lei reagisce; lui la offende, lei non si tira indietro.
