Un trionfo: la Ferrari in Barhain è una macchina che fa sognare

La Ferrari che lascia il circuito del Barhain per spostarsi in Arabia Saudita è una macchina che fa sognare quello che manca dal 2008 (14 anni) cioè il Mondiale Piloti.

Un sogno, un trionfo. La Ferrari che lascia il circuito del Barhain per spostarsi in Arabia Saudita è una macchina che fa sognare quello che manca dal 2008 (14 anni) cioè il Mondiale Piloti. Perché se dopo i test di settimana scorsa durante i quali i tecnici (come abbiamo scritto) si erano lasciati andare ad un ottimismo cauto (“forse ci siamo…” dicevano) oggi le convinzioni e non le sensazioni sono che la Ferrari sia davvero la macchina da battere.

La Rossa senza punti deboli

D’altronde la gara ha detto che la Rossa non ha punti deboli, anzi. Forse il motore della Red Bull (gestito per la prima volta internamente e non dalla Honda) ha qualche cavallo in più ma vedere le due auto di Verstappen e Perez fermarsi in mezzo alla pista, lancia segnali preoccupanti per quanto riguarda l’affidabilità.

E partiamo proprio dal motore. Dei primi 10 in classifica ben 5 sono stati i motorizzati da Maranello. Quello che negli ultimi due anni era il punto più debole si è trasformato in un inverno di lavoro nel punto di forza. “Abbiamo guadagnato 25-30 cv rispetto ad un anno fa..” aveva confidato un tecnico dopo le prime prove al banco. Ma non si tratta solo di una questione di pura potenza; anche la guidabilità, la progressione del motore è allo stesso tempo docile ed efficace; lo si vedeva dopo le curve lente dove la Rossa guadagnata in accelerazione rispetto ai suoi avversari.

La sorpresa dalle gomme

Ma non è solo una questione di motore. La Ferrari è la squadra che meno di tutte ha sofferto di saltellamenti in rettilineo, il cosiddetto “porpoising”, vera piaga ad esempio per la Mercedes. La Ferrari è parsa a tutti la più stabile sia nei rettilinei che nelle frenate. Ma la vera sorpresa per i tecnici è stata la capacità di gestione delle gomme. Leclerc e Sainz sono quelli che hanno sofferto meno di tutti il degrado ed il consumo. Ad esempio senza la Safety Car il monegasco avrebbe chiuso il Gp con due sole soste mentre Verstappen ha effettuato tre cambi gomme.

Tutto bene, anzi benissimo, anche perché l’altra grande del Circus, la Mercedes, pare davvero nei guai. Le Frecce d’argento hanno preso in prova ed in gara un secondo dal duo Ferrari-Red Bull. Già di per se recuperare un distacco simile in un anno è di fatto un miracolo, se poi aggiungiamo che esiste il famoso tetto alle spese ecco che da miracolo siamo quasi all’impossibilità.

Attenzione però: i tedeschi hanno realizzato una macchina estrema, la più estrema tra tutte quelle viste in pista. Ora naviga in un mare di problemi ma tutti temono che prima o poi si trovi il modo di sistemare ogni cosa per sfruttare tutto il potenziale. Ed allora forse potremmo avere un mondiale davvero entusiasmante.

Ieri gli sconfitti, tutti, hanno fatto notare che la Ferrari ha avuto il vantaggio soprattutto nella stagione 2021 di potersi concentrare sulla macchina del 2022 mentre Horner e Wolff erano impegnati a sviluppare le loro auto fino alla fine del mondiale 2021 con la gara di Abu Dhabi. Vero. Ma questo non toglie la bontà del lavoro dei tecnici di Maranello, che anni fa invece avevano costruito macchine del tutto sbagliate.

La vittoria di Stefano Domenicali

Ultima notazione post Barhain. Se c’è un vincitore certo (Ferrari esclusa) è il signor Stefano Domenicali. La filosofia dietro la rivoluzione tecnica che ha portato alle nuove vetture era quella di avere più competizione, più sorpassi, più spettacolo. Esattamente quello che si è visto in pista, non solo in testa ma in ogni posizione. Lotte che hanno appassionato, auto che mettono in mostra il talento dei piloti, in una parola: spettacolo.

Bene, quindi, anzi benissimo. Se poi a vincere è la Rossa, sai che festa…